Pluto Progetto Fauna onlus

Pluto Progetto Fauna onlus, costituita nel 1991, è una onlus che si occupa di tutelare gli animali abbandonati e prevenire il randagismo. Responsabile della gestione del Rifugio Pluto House sino al marzo 2007, oltre ad aver provveduto all'intervento, cura, mantenimento e affidamento di oltre 6500 animali abbandonati, si occupa da sempre della promozione delle adozioni, della prevenzione degli abbandoni, dell'incentivazione delle sterilizzazioni, della salvaguardia delle colonie feline. Opera anche a livello preventivo, attuando campagne di sensibilizzazione e informazione nelle scuole di ogni ordine e grado e organizzando eventi formativi per i cittadini. PER INFORMAZIONI 347.8439127 plutohouse@hotmail.it
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martedì 17 maggio 2011

I nostri randagi all’estero: fenomeno anche marchigiano

Comunicato stampa : I nostri randagi all’estero: fenomeno anche marchigiano

“Felici adozioni all’estero” concentrati nella maggior parte in Germania ed a seguire Austria e Svizzera ove chi se ne appropria è tenuto a pagare una cifra attorno ai 250,00-300,00 € definita “nominale di pagamento”.

“Svuotare” i canili e trovare casa ai nostri randagi ad enormi distanze e la mancanza oltre Alpe di un’anagrafe canina, obbligatoria nel nostro Paese, possono far nascere seri dubbi sulla rintracciabilità degli stessi e dato che per la maggior parte si tratta di animali in età avanzata, sofferenti di patologie fisiche o psicologiche, recanti veri e propri handicap i dubbi si ampliano.

La realtà del randagismo in quelle Nazioni può essere paragonata ai nostri numeri e nota è la difficoltà in cui versano canili stranieri: stracolmi i rifugi presenti sempre più oberati dal drastico aumento di animali ceduti per motivi finanziari ed un netto calo delle adozioni.

Qualsiasi allevatore di animali europeo, persona od Ente che abbiano ricevuto autorizzazione, ha la possibilità di diventare fornitore di laboratori, prelevare animali dai canili o accettarli da privati (Gazzetta ufficiale federale I, pag 1950). La legge 116 sulla sperimentazione e l’attuale Direttiva Europea stilata dalla U.E. lo permettono. In Italia, prima della nuova Legge appena varata, non era possibile utilizzare per usi sperimentali cani e gatti provenienti dalle strutture pubbliche come decretato dalla legge 281/91 sul randagismo ma tale normativa nazionale inesistente in altri paesi fa sì che ogni volta che l`animale supera la frontiera non vi è alcuna possibilità di controllarne la destinazione: i nostri organismi ufficiali preposti al controllo non hanno ovviamente alcuna probabilità di operare in territorio straniero e facilmente può accadere quanto riscontrato nella città di Gunzwil (Svizzera) dove sono stati abbattuti 24 cani provenienti dall’Italia con la motivazione: capacità del canile superata e cani randagi italiani non “piazzati”.

Cani dunque che oltrepassano i confini della nostra penisola non per essere adottati da famiglie disposte a tenerli come è nostra abitudine bensì accolti nei così detti “stalli” in attesa di trovare adozioni, di finire soppressi se la richiesta non arriva, di finire i propri giorni a disposizione degli stabulari dato che non tutti sanno quanto la legge tedesca di tutela degli animali sia elastica in materia di sperimentazione. A noi basta sapere che, una volta divenuto merce, l'animale perde ogni diritto alla tutela, qualunque sia la sua destinazione. E che ci si fa beffe della Repubblica italiana e delle sue leggi.


Le pagine del web sono diventate un unico tam tam che ripete incessantemente l’imperativo :” svuotare i canili”, uno slogan che più che concentrare l’essenza sul benessere animale, porta a tradurre l’appello come” svuotate i magazzini con stoccaggi”. Un movimento che sembra sfuggire a qualsiasi controllo e che si sta attuando anche nella nostra zona dopo aver interessato altre province marchigiane ed è per questo che riteniamo giusto che si sappia che cani storici, di cui molti hanno ancora memoria, come Bianca, anni 7, Mercoledi anni 18, Wanda anni 7, Mirian anni 7, Beba anni 11, Sara anni 9, Karol anni 13, Marcus anni 11, Romeo anni 12 e molti altri ancora , proposti su siti stranieri con la stessa nominale di pagamento, non potranno mai essere seguiti nel loro affido ed essere controllati nella loro gestione, come d’obbligo dal nostro Regolamento Regionale: ogni traccia persa.

Giusto che gli Enti preposti localmente alla gestione del randagismo e responsabili del benessere animale, Sindaci ed Asl, sappiano che molti di quei musi che hanno fatto raccogliere dalla strada ed ospitato in un rifugio, che hanno curato e sfamato a spese dei residenti, hanno percorso in media 1.500 Km di sola andata anche se ai loro occhi l’uscita dalla recinzione di una struttura potrebbe apparire un semplice affido da una asl locale ad una asl limitrofa. Alcuno che si preoccupi di verificare il proseguo del viaggio.

Un ultimo appunto: tenete ben stretto il vostro animale, potrebbe trovarsi nel giro di pochi giorni in “terra straniera”.

giovedì 16 settembre 2010

esperimenti con aminali: risposta di Oreste Rossi

Direttiva sulla nuova legge esperimenti con aminali: risposta di
Oreste Rossi
Mi spiace essere stato oggetto di insulti gratuiti di
persone in cattiva fede, o disinformate relativamente al voto che ho
espresso su tale direttiva.
La legislazione esistente nella maggior
parte dei paesi europei era lacunosa e senza alcun rispetto riguardo
gli animali usati a fini scientifici. Tra le novità introdotte nel
testo approvato in via definitiva, vorrei sottolineare che si
promuovono metodi alternativi di ricerca e riduzione del dolore
inflitta alle cavie (90% sono topi), si riduce l'uso dei primati, che
possono essere testati solo quando é scientificamente provato
impossibile l'uso di tecniche alternative, si classificano le gravità
delle procedure e si assicurano ispezioni regolari senza preavviso in
almeno 1/3 dei laboratori ogni anno.
È evidente a chiunque si informi
che questa nuova legislazione individua un punto di equilibrio tra la
protezione degli animali e la necessità della ricerca scientifica.
È
chiaro che se si devono sperimentare nuovi farmaci o tecniche di cure
non si può di certo farlo usando gli esseri umani.
Quello che mi chiedo
e che chiedo a coloro che mi hanno coperto di insulti e minacce, come
mai non si siano fatti sentire con la stessa intensità e virulenza, ad
esempio sulla macellazione rituale, pratica questa si perfettamente
inutile, che comporta lo sgozzamento di animali vivi per motivi
religiosi. Forse i 30 minuti di agonia che patiscono gli animali
sgozzati con la macellazione rituale non pesano sulle coscienze dei
cosiddetti animalisti?
Analizzando inoltre il percorso legislativo
della direttiva, vorrei ricordare che il testo in prima lettura é stato
approvato nella precedente legislatura, quindi da deputati diversi da
quelli attuali, con un voto (31 marzo 2009) in Commissione Agricoltura,
a cui ha fatto seguito l’approvazione a larghissima maggioranza, in
seduta plenaria a Strasburgo, il 5 maggio 2009 con 540 voti a favore,
66 contrari e 34 astensioni.
Nel quadro della procedura di codecisione
il Consiglio ha poi approvato la posizione comune il 3 giugno 2010.
Tale testo é stato in seguito approvato in seconda lettura dalla
Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, senza nessuna modifica
a larghissima maggioranza da tutti i gruppi politici, il 12 luglio 2010
con 28 voti a favore, 4 astenuti e 0 contrari.
Ultimo passaggio, l’
approvazione definitiva lo scorso 8 settembre durante la sessione
plenaria a Strasburgo, anche in questo caso a larghissima maggioranza.
Per completezza d'informazione e di chiarezza, vi indico il link che vi
permetterà di avere l’intero ciclo di vita della proposta di direttiva,
i suoi contenuti, le sue novità e i cambiamenti intervenuti nel corso
del tempo, Così potrete verificare i miglioramenti (per gli animali)
apportati da questa nuova direttiva rispetto la precedente.
Oreste
Rossi

lunedì 13 settembre 2010

Vivisezione: la lista dei firmatari

L'UNITA'
13 SETTEMBRE 2010

Vivisezione | La lista dei firmatari
italiani
Ecco l'elenco dei deputati italiani che hanno votato la nuova
direttiva sulle sperimentazioni sugli animali.

1-Gabriele ALBERTINI
(PdL)
2-Roberta ANGELILLI (PdL)
3-Alfredo ANTONIOZZI (PdL)
4-
Raffaele BALDASSARRE (PdL)
5-Paolo BARTOLOZZI (PdL)
6-Sergio BERLATO
(PdL)
7-Vito BONSIGNORE (PdL)
8-Antonio CANCIAN (PdL)
9-Giovanni
COLLINO (PdL)
10-Lara COMI (PdL)
11-Carlo FIDANZA (PdL)
12-
Elisabetta GARDINI (PdL)
13-Salvatore IACOLINO (PdL)
14-Giovanni LA
VIA (PdL)
15-Barbara MATERA (PdL)
16-Mario MAURO (PdL)
17-Erminia
MAZZONI (PdL)
18-Alfredo PALLONE (PdL)
19-Aldo PATRICIELLO (PdL)
20-
Licia RONZULLI (PdL)
21-Potito SALATTO (PdL)
22-Amalia SARTORI (PdL)
23-Marco SCURRIA (PdL)
24-Sergio Paolo Francesco SILVESTRIS (PdL)
25-
Salvatore TATARELLA (PdL)
26-Iva ZANICCHI (PdL)?
27-Mara BIZZOTTO
(Lega Nord)
28-Mario BORGHEZIO (Lega Nord)
29-Lorenzo FONTANA (Lega
Nord)
30-Claudio MORGANTI (Lega Nord)
31-Fiorello PROVERA (Lega
Nord)
32-Oreste ROSSI (Lega Nord)
33-Matteo SALVINI (Lega Nord)
34-
Giancarlo SCOTTÀ (Lega Nord)
35-Francesco Enrico SPERONI (Lega Nord)
36-Sergio Gaetano COFFERATI (PD)
37-Luigi BERLINGUER (PD)
38-Paolo DE
CASTRO (PD)
39-Roberto GUALTIERI (PD)
40-Pier Antonio PANZERI (PD)
41-Mario PIRILLO (PD)
42-Gianni PITTELLA (PD)
43-Vittorio PRODI (PD)
44-David-Maria SASSOLI (PD)
45-Carlo CASINI (UDC)
46-Antonello
ANTINORO (UDC)
47-Luigi Ciriaco DE MITA (UDC)
48-Vincenzo IOVINE
(IdV)
49-Pino ARLACCHI (IdV)
50-Herbert DORFMANN (SVP)
51-Clemente
MASTELLA (UDE)
52-Magdi Cristiano ALLAM (Io Amo l’Italia)"


IL
GIORNALE
13 SETTEMBRE 2010

Sperimentazione sugli animali, infamie al
condizionale

Caro dottor Granzotto, rispondendo alla lettrice Isabella
D’Onofrio lei si impegnò a «spulciare» il sito Internet del Parlamento
europeo per stanare i «disonorevoli» che hanno votato la direttiva
sulla sperimentazione sugli animali, cani e gatti randagi in
particolare. Nel caso avesse avuto successo, fornirebbe a noi lettrici
e lettori amanti degli animali i risultati della sua ricerca?
e-mail
Sì, certo, gentile lettrice, anche se non sono molto soddisfatto dei
risultati. Resta confermato in base all’articolo 11 paragrafo 1 secondo
comma della risoluzione, che su rane, topi, porcellini d’India,
criceti, gerbilli della Mongolia, primati (ovviamente non umani), cani
e gatti è consentita la sperimentazione e «la ricerca di base e per la
cura di malattie, i test di efficacia dei farmaci, l’insegnamento
superiore e le indagini medico-legali». Si legge poi che «poiché gli
antecedenti di animali allo stato selvatico o divenuti randagi delle
specie domestiche non sono noti e la loro cattura e detenzione negli
stabilimenti ne accresce l’angoscia, essi non dovrebbero essere usati
nelle procedure». L’uso dell’ipocrita, mascalzonesco condizionale in
luogo del presente indicativo lascia ovviamente mano libera e pertanto
la vedo brutta per cani e gatti randagi. E a proposito di condizionali,
senta qua: «I metodi scelti dovrebbero, per quanto possibile, evitare
come punto finale la morte
dovuta alle gravi sofferenze causate».
Dando dunque per scontate le gravi sofferenze, la morte dovrebbe essere
evitata «per quanto possibile». Ma si può? Il suggello a una direttiva
alla carlona, tutto fumo di buone intenzioni e alcun arrosto che in
pratica lascia campo libero alla sperimentazione «dura» sugli animali è
la raccomandazione finale: «Per permettere alle autorità competenti di
monitorare il rispetto della presente direttiva, se possibile ogni
stabilimento dovrebbe registrare con cura il numero di animali, la loro
origine e la loro sorte». Se possibile. Dovrebbe. Ma a questo punto non
potevano, gli europarlamentari, sintetizzare la legge in un semplice
semplice: «Fate quello che vi pare»?
Comunque, è andata come è andata,
gentile amica: con soddisfazione degli onorevoli parlamentari europei,
la risoluzione è passata alla grande. Impossibile, nonostante i suoi
continui richiami alla trasparenza, trovare nel sito dell’Unione
europea il dettaglio del voto. A dire la verità, nemmeno il risultato
finale, quanti «sì», quanti «no» e quanti «astenuti» (e meno che mai il
numero dei presenti in aula, probabilmente perché, al solito,
semideserta). Dobbiamo quindi accontentarci delle dichiarazioni di voto
di cinque nostri europarlamentari. Votando «sì» l’onorevole Giancarlo
Scottà, della Lega, ha aggiunto che il testo della risoluzione «trova
un punto di equilibrio che permette di utilizzare metodi che provocano
il minor dolore possibile». Altro che ha votato «sì» è Paolo De Castro,
del Partito democratico, il quale ha anche sbarrato la strada ai
parlamentari che richiedevano un ulteriore riesame del testo.
Elisabetta Gardini, pidiellina, ha votato «sì» perché «purtroppo, la
rice
rca sugli animali resta fondamentale». Un «no» è venuto dalla
dipietrina Sonia Alfano che aveva chiesto, inascoltata, il rinvio del
testo («che permette l’esperimento per scopi didattici e il riutilizzo
degli animali anche con metodi che provocano dolore») in Commissione
parlamentare. Infine Cristiana Muscardini, pidiellina anch’essa, ha
espresso in aula la speranza che la risoluzione sia presto rivista per
«smettere di esercitare esperimenti inutili e ripetitivi». Sembrerebbe
un «no», ma potrebbe essere anche un «sì» con riserva.


GEA PRESS
13
SETTEMBRE 2010

Direttiva vivisezione. Il quasi mea culpa dell’
europarlamentare Pino Arlacchi.

GEAPRESS – Sommersi da migliaia di
messaggi mail, gli europarlamentari che hanno votato in favore della
Direttiva vivisezione lo scorso 8 settembre al Parlamento Europeo,
cercano di difendersi. Chi adduce colpe ad improbabili iter
parlamentari, come il caso dell’Onorevole Pittella, chi difendendone la
bontà addita la lobby animalista, fatto che purtroppo corrisponde al
vero, come ha fatto Paolo De Castro, chi invece chiama in ballo l’
ignoranza sull’argomento ed il voto favorevole degli stessi Verdi sul
testo finale (pensiamo che l’On.le Arlacchi si riferisca a quello
esentato dalla Commissione).Vi proponiamo sotto il testo di risposta
dell’On.le Arlacchi (PD). Una ulteriore conferma di quanto avvenuto in
Parlamento così come riferito nell’ intervista shock rilasciata a
GeaPress dall’On.le Sonia Alfano.
Roma, 10 set.2010
di Pino Arlacchi

Ho ricevuto alcuni messaggi di protesta sul mio voto in Parlamento
Europeo a proposito della mozione che regola la vivisezione. E dico
subito che ho un po’sottovalutato il tema, affidandomi alla valutazione
del mio gruppo (ALDE, i democratici e liberali europei), senza
approfondire l’ argomento con una indagine personale. Ma prima di
comunicare ai miei lettori ed elettori quale sarebbe stata la mia
posizione se fossi stato messo all’erta sull’imminenza di una votazione
così “sensitive” e, ancora più importante, quale sarà il mio
orientamento futuro sullo stesso tema, dato che la materia è appena
all’ inizio di un percorso, permettetemi di raccontarvi come sono
andate le cose in aula mercoledì scorso.Quando si è arrivati alla
questione vivisezione, un paio di parlamentari hanno chiesto la parola
per chiedere, a n orma di regolamento, non una votazione pro o contro
la vivisezione, ma il semplice rimando del testo alla Commissione che
lo aveva licenziato per il parere finale.
È fondamentale chiarire
questo punto, perché se si fosse trattato di esprimere un parere secco,
avrei sicuramente votato contro la vivisezione, perché la ritengo una
pratica inaccettabile, crudele, e non più indispensabile per l’
avanzamento della medicina.
Davanti a me avevo la lista di voto del mio
gruppo, che indicava un voto favorevole al provvedimento. Sono
contrario ai colpi di mano in seduta plenaria, perché sono una tecnica
che sfrutta gli aspetti più deteriori del sistema parlamentare, ed è
adottata in prevalenza dai demagoghi e dai furbetti che tentano di
rovesciare l’esito prevedibile di un provvedimento approfittando di
circostanze fortuite quali la distrazione o la disinformazione dei
deputati, le assenze momentanee dall’ aula, la confusione che si crea
in particolari momenti e che induce alcuni parlamentari perfino a
sbagliare pulsante (non meravigliatevi, ho verificato di persona che
ciò è successo anche a colleghi di primo piano in votazioni-chiave).
L’
intervento del Presidente della Commissione competente, De Castro,
inoltre, ha ridotto la mia incertezza: si era discusso del tema per
oltre un anno in Commissione, e il testo finale era stato approvato
anche dal gruppo dei Verdi, che adesso ne prendevano inspiegabilmente
le distanze. Non sarebbe stato serio da parte del Parlamento
disconoscere d’un colpo il lavoro condotto dai suoi membri.
Il testo è
stato infine approvato, ma la possibilità di ritornare sul tema con una
posizione più netta, di abolizione delle pratiche più degradanti e
dolorose di sperimentazione scientifica sugli animali, è aperta, anzi
apertissima. E il sottoscritto sarà in questo caso in prima fila n ella
battaglia per i diritti delle specie animali”.

domenica 12 settembre 2010

Tutto ciò che volevate sapere sulla «direttiva vivisezione» ma non avete osato chiedere

IL LEVANTE 12 SETTEMBRE 2010
Tutto ciò che volevate sapere sulla «direttiva vivisezione» ma non avete osato chiedere
di Chiara De Capitani

E' difficile scrivere e giudicare obbiettivamente un tema sensibile come i test
scientifici sugli animali. Ad alcune ore di distanza dall’approvazione
della direttiva 86/609[1] sull'utilizzazione degli animali per scopi
scientifici sono apparsi innumerevoli articoli indemoniati, su social
network, giornali di piccola e grande stampa, spesso con lo scopo
sfruttare la sensibilità dei lettori. L’articolo della Repubblica.it
intitolato “Vivisezione, direttiva Ue "Sì ai randagi come cavie"[2] »
dopo solo cinque ore dalla pubblicazione raccoglieva piu’ di 500
commenti indignati ( sul sito e sulla pagina facebook) dimenticando di
descrivere lo scopo della direttiva e i (seppure pochi) punti positivi
che essa introduce nelle ricerche sugli animali.
Sempre obbiettivamente, tale direttiva è una delusione per quelli che l’
aspettavano da due anni e speravano comportasse una quasi-
illegalizzazione dei test sugli animali ed un serio coinvolgimento
degli Stati Membri nella promozione di tecniche di ricerca alternative,
e la sua struttura corrisponde a una serie di limiti seguiti da
eccezioni, a volte ragionevoli, a volte no[3].
Il testo, sebbene nettamente meno proibitivo della versione proposta nel 2008 dalla
Commissione fa rientrare nel suo scopo quelle che chiama le tre “R” :
rimpiazzamento (dei test sugli animali con test scientifici
alternativi) riduzione (degli animali utilizzati), e raffinamento
(delle condizioni degli animali prima durante e dopo i test
scientifici.). Un altro punto positivo è il principio sancito all’
Articolo 2: "Gli Stati Membri possono, osservando le regole generali
presenti nei trattati, mantenere le proprie provisioni in vigore, se
hanno lo scopo di assicurare una protezione più estensiva degli
animali", permettendo all’Italia, paese all’avanguardia in materia di
protezione degli animali di non abbassare i propri standard e
promuovere ulteriormente la ricerca di metodologie alternative alla
sperimentazione sugli animali.
Ma analizziamo in dettaglio le
tematiche “calde” del testo

Qual'è il senso e direzione della direttiva di cui dovrebbero ispirarsi gli Stati Membri?
Prima di citare il contenuto stesso della direttiva, il parlamento europeo riconosce
(al punto 46) che la disponibilità di metodi alternativi di ricerca
sia “altamente dipendente dal progresso delle ricerche e nello sviluppo
di queste alternative in modo da incrementare la competitività
della ricerca e dell’industria nell’unione e di rimpiazzare, ridurre e
raffinare l’utilizzo di animali nelle procedure, la Commissione e gli
Stati Membri dovrebbero contribuire alla ricerca tramite mezzi propri
in vista dello sviluppo e validazione di approcci alternativi (alla
sperimentazione animale)”, tematiche poi riprese nell’Articolo Primo.
Ma è l’articolo 4 (“Principio di rimpiazzamento, riduzione e
raffinamento”) a dare il colore generale della direttiva:
Gli Stati Membri dovranno garantire che, ovunque sia possibile, vengano
utilizzati metodi scientifici soddisfacenti o test che non comportino l’
utilizzo di animali vivi.
Gli Stati membri dovranno garantire che il
numero di animali utilizzato in progetti è ridotto al minimo senza
compromettere gli obbiettivi del progetto.
Gli Stati membri dovranno
assicurarsi del raffinamento dell’allevamento, sistemazione, cure e,
quanto ai metodi utilizzati nelle procedure all’eliminazione o
riduzione al minimo possibile del dolore, sofferenza, angoscia o dolori
permanenti agli animali
Quali sono gli animali soggetti a test
scientifici ed in quali circostanze?
I paragrafi 2 e 3 dell’articolo 1
prevedono che la direttiva si applicherà ai vertebrati non umani
(inclusi certi tipi di larve e alcuni mammiferi) e cefalopodi.
L'Articolo 5 inquadra invece gli scopi delle procedure di test sugli
animali che sono: ricerca scientifica, ricerca con lo scopo di
prevenzione , diagnosi, condizioni fisiologiche o trattamenti di
malattie, malesseri o i loro effetti su uomini, animali o piante, il
benessere di animali e il miglioramento delle tecniche di produzioni
agricole che richiedono l’utilizzo di animali, nello sviluppo,
manutaffore o test di medicine, cibi, per la protezione dell'ambiente naturale negli interessi della salute e benessere dell'essere umano o animali, ricerca in vista della preservazione delle specie,
didattica (punto controverso citato anche dalla deputata Alfano in
plenaria), medicina legale.
Alcuni animali sono soggetti a tutele
particolari, in ragione soprattutto del fatto che non siano stati
allevati con lo scopo di test o della loro rarezza nel mondo naturale:
L’articolo 7 riguarda le specie in pericolo d’estinzione: tali specie
non possono essere utilizzate in procedure all’eccezione delle
procedure con uno scopo circoscritto (ricerca di prevenzione, diagnosi,
trattamenti di malattie o problemi di salute, condizioni fisiologiche,
benessere degli animali e miglioramento della situazione degli animali
utilizzati in processi agricoli, sviluppo e testing di medicine, cibi,
sostanze, ricerca in vista della preserva delle specie) e che l’
utilizzo sia scientificamente giustificato dal fatto che l’obbiettivo
della procedura non possa essere ottenuto da altre specie animali.
L'articolo 8 si focalizza sui primati non-umani che non possono essere
utilizzati in procedure all’eccezione di procedure con scopo
circoscritto (ricerca di prevenzione, diagnosi, trattamenti di malattie
o problemi di salute, condizioni fisiologiche, benessere degli animali
e miglioramento della situazione degli animali utilizzati in processi
agricoli, sviluppo e testing di medicine, cibi, sostanze
.. tutti
questi essendo validi solo se nell’interesse dell’evitare, prevenire,
diagnosticare o trattare debilitanti o potenzialmente mortali
condizioni cliniche negli essere umani ma anche per ricerca e
preservazione della specie) . Test su alcuni tipi di primati sono
soggetti ad ulteriori restrizioni.
L’articolo 9 riguarda gli animali
selvatici, anche loro non utilizzabili per test scientifici tranne per
alcune eccezioni (per le quali, comunque, le autorità competenti
debbono justificarne il progetto in quanto non realizzabile su animali
allevati per le procedure).
L’articolo 11 riguarda gli animali di razze
domestiche randagi, anche questi non utilizzabili in test a meno che
esista un bisogno essenziale di studi riguardo alla salute e benessere
degli animali o un serio pericolo per l’ambiente o la salute umana o
animale e che sia giusticato scientificamente dal fatto che tale studio
potrebbe concludersi solo con l’utilizzo di animali randagi.
Per quanto
riguarda il punto chiave della controversia, ovvero, la sofferenza
degli annimali e la loro possibile uccisione, la direttiva è molto
dettagliata:
L’articolo 13 descrive la “scelta dei mezzi”. Il secondo
paragrafo precisa che, nel scegliere fra procedimenti devono prevalere
quelli che utilizzano il numero inferiore di animali, che causano
minore pena, sofferenza, angoscia, e che includono animali con minore
capacità di risentire dolore, sofferenza, angoscia o dolori permanenti.
La morte dell’animale deve essere evitata al massimo delle possibilità,
se è inevitabile, la procedura dovrà risultare nella morte del minor
numero di animali possibili, ridurre la durata ed intensità della
sofferenza dell’animale al minimo possibile ed assicurargli – se
possibile – una morte indolore.
L’articolo 14 regola l’anestesia che
deve essere utilizzata – tranne se inadatta – nei casi di
lievi/moderate sofferenze. Nel caso gli esperimenti comportino serie
ferite o dolore è assolutamente obbligatoria. Agli animali che mostrano
sofferenza anche dopo i test devono essere forniti analgesici o
calmanti e l’animale, alla fine del procedimento, deve essere curato in
modo da rendere eventuali dolori minimi.
L’articolo 6, invece,
specifica i metodi di uccisione : gli Stati devono garantire la
sofferenza e disagio minimo per l’animale (segue un annesso di
sconcertante precisione).

[1] Disponibile in inglese a questo link:
http://register.consilium.europa.eu/pdf/en/10/st06/st06106.en10.pdf

[2] Fra l’altro, con tutto il rispetto per la repubblica, già il
titolo dell’articolo è errato: c’é una differenza sostanziale nella
definizione di « test scientifici » (che includono anche la
sottoministrazione di medicine) a « vivisezione » (dissezione ed
operazioni chirurgiche su un animale)

[3] La deputata Idv Sonia Alfano
ha fatto notare a più riprese che il testo prevede la possibilità di
riutilizzare un animale più volte per esperimenti e di utilizzare
animali in esperimenti a scopi didattici.

venerdì 10 settembre 2010

approvata la legge sulla vivisezione: l'Europa fa un passo indietro

Ammessa la sperimentazione sui randagi

VIRGILIO NOTIZIE 9 SETTEMBRE 2010
Approvata la nuova legge sulla vivisezione. Ammessa la
sperimentazione sui randagi
Tra proteste e polemiche, varata la nuova
direttiva Ue sulla sperimentazione animale. Ammessa, in casi
particolari, su cani e gatti randagi e scimpanzé. Ogni anno 12 milioni
di animali utilizzati per esperimenti scientifici

Il testo finale
approvato a Strasburgo ha sollevato numerose polemiche: quaranta
eurodeputati hanno abbandonato l'Aula e la reazione di protesta degli
animalisti è stata immediata.
Michela Kuan, responsabile nazionale Lav
sostiene che il testo approvato sia deludente, soprattutto con i
progressi scientifici e l'affermarsi dei metodi alternativi all'uso di
animali.
Ancora più dura la posizione della Lega AntiVivisezionista
(Leal), che denuncia: "è una legge a misura di vivisettore, che non
obbliga a utilizzare i metodi sostitutivi ai test con gli animali
neppure laddove esistono". L'associazione la segnala di tutte le
'concessioni' ai laboratori scientifici con riferimento agli articoli
del nuovo testo di legge, elencando pratiche degne della mente di
Hannibal Lecter.
Tra i punti più controversi del provvedimento, vi è
l'apertura alla sperimentazione su cani e gatti randagi, se lo scopo
scientifico non è raggiungibile altrimenti (art. 11); la deroga
nell'uso di primati non umani (scimmie antropomorfe, art. 55); la
sperimentazione senza anestesia o analgesici se i ricercatori lo
ritengono opportuno (art. 14).
Ciò che preoccupa maggiormente i
paladini dei diritti degli animali è il fatto che la nuova normativa,
rischia di essere ancora più violenta: la precisazione che gli
esperimenti coinvolgeranno un minor numero di animali non deve illudere
gli zoofili, poiché il testo specifica anche che l'esperimento sulla
stessa cavia si può ripetere più volte, se l'intensità è "moderata".
Ogni anno in Europa vengono utilizzati dodici milioni di animali per
finalità di ricerca. Una statistica che non tiene conto delle specie
invertebrate e degli animali uccisi per utilizzare tessuti e organi.
Nel nostro Paese, l'obbligo a recepire la norma europea potrebbe
peggiorare la situazione di numerosi mammiferi domestici, a meno che
non sia interpretata in forma più restrittiva mantenendo, i paletti
attualmente in vigore in Italia, dove la legge sulla vivisezione è più
rigida.
Tra le righe della nuova normativa c'è chi intravede
l'influenza della lobby delle multinazionali del farmaco, che avrebbero
esercitato pressioni per aprire delle scappatoie in un testo di legge
concepito con l'intenzione di ridurre la sofferenza delle cavie e di
rafforzare i controlli sui laboratori.

FAVOREVOLE O CONTRARIO ALLA VIVISEZIONE?
VOTA http://notizie.virgilio.it/community/dilatua/sondaggio.html?2316


LA LEGGE APPROVATA
http://www.europarl.europa.eu/meetdocs/2009_2014/documents/cls/cons_cons%
282010%2906106%28rev1%29_/cons_cons%282010%2906106%28rev1%29_it.pdf

venerdì 18 giugno 2010

ancora traffici tratto da bairo.info

La definiremo "una delle più grandi piaghe nel mondo degli animali". Stiamo parlando di traffici
sulla pelle di migliaia e migliaia di creature indifese, randagi soprattutto, ma anche animali di proprietà, ceduti dai privati o rubati o ritirati da canili e rifugi.
La sezione traffici del Segugio 281 del sito di Bairo è costantemente aggiornata sull'argomento, proprio per dare spazio in tempo reale a questo fenomeno spaventoso delle esportazioni di randagi da tutte le nazioni del sud Europa verso il nord. Un dramma dalle proporzioni inimmaginabili.
Creature di cui si perdono le tracce ogni giorno: rubati da giardini privati, dalle auto (pericolosa abitudine di molti proprietari incoscienti), tolti dai canili, dalle strade, ottenuti attraverso appelli di adozione che compaiono in internet, per essere deportati in luoghi da incubo, sfruttando spesso l'ingenuità vera o presunta di chi crede ancora che per questi viventi possa esistere un paradiso terreno.
Si denunciano spesso i traffici di cuccioli che dal'est arrivano nella nostra nazione, ma si dimenticano chi dalla nostra bella Italia, finisce oltre confine e di cui poi si perde ogni traccia. Ma ora qualcosa si sta muovendo anche per questi animali vittime di una umanità che predilige
sempre e solo il proprio interesse.
Partiamo dall'inizio, o almeno, da quando si è cominciato a parlare di questo fenomeno in modo ufficiale http://www.bairo.info/garavaglia_circ33_93.html
Nel 1993 venne emanata dall'Onorevole Maria Pia Garavaglia una circolare che denunciava le
esportazioni in massa di migliaia di randagi da ogni parte d'Italia verso il nord d'Europa.
http://www.bairo.info/articolo_indipendente12_08_93.html
Un allarme che rimbalzava da decenni e a cui non si era mai dato l'importanza che meritava. Da
allora, sporadicamente, sui quotidiani cominciarono ad apparire timidamente i primi articoli che riguardavano i fermi di camion carichi di cani con destinazione Germania, Austria, Svizzera, Belgio. I furgoni, una volta aperti, mostravano scenari allucinanti: cani di ogni età, malati, cuccioli, adulti, ma sempre per la maggior parte meticci, erano stipati al loro interno in modo spaventoso. Senza cibo, acqua, rinchiusi in gabbie in cui neppure potevano muoversi. Coperti di vomito ed escrementi, spaventati, sofferenti, spesse volte sedati e ammucchiati come fascine di legna. Avevano percorso centinaia di chilometri e a volte non erano neppure a metà del tragitto.

Nel lontano 1996 una scoperta agghiacciante: 54 cani sequestrati all'ospedale Erasme
http://www.bairo.info/Erasme.html
Leggete come furono trovati i superstiti mentre attendevano di passare sul tavolo di
laboratorio. Fra i paesi coinvolti naturalmente, anche l'Italia.

I meticci che varcano i confini nazionali sono tanti...tantissimi. Un numero enorme se si aggiungono anche i cani che arrivano da altre nazioni del sud Europa
http://www.bairo.info/giornaledelpopolo2004.html

Intanto una marea di cani spariscono nel nulla...
http://www.bairo.info/cronacatraffici0609.html

Mentre le vagonate di animali continuano ad aumentare
http://www.bairo.info/fontivarie0209.html
http://www.bairo.info/metropolis0507.html

E il nostro Bel Paese è fra quelli che più ne esporta
http://www.bairo.info/metropolis0507.html

Forse qualcuno ancora si domanderà come mai così tanti cani sempre negli stessi Paesi.
Una possibile risposta potete trovarla a questo link
http://www.bairo.info/cronaca_vivisez_alto_adige.html
Un drastico aumento negli ultimi anni degli esperimenti sugli animali......ciò sta a significare che "le cavie" non bastano mai e ci vuole sempre un ricambio immediato.

E' di questi giorni la notizia di un presunto traffico di cani che dall'Italia si dirama verso la Germania.
http://www.bairo.info/ladige110610a.html

Pare anche che fra i coinvolti ci siano delle associazioni animaliste
http://www.bairo.info/city100610.html
http://www.bairo.info/ladige110610b.html

Gli articoli parlano di un ostello provvisorio in una stalla nel trentino in cui i randagi venivano
ospitati per poche ore. I più malati e debilitati sarebbero stati soppressi, mentre gli altri proseguivano il viaggio oltre confine
http://www.bairo.info/ladige100610a.html

Federfauna denuncia un business di 40 milioni di euro
http://www.bairo.info/federfauna100610.html

E punta il dito anche sugli animalisti
http://www.bairo.info/federfauna110610a.html

L'on. Berlato pare non avere dubbi: chi dovrebbe difendere gli animali è messo sotto accusa con denunce pesanti
http://www.bairo.info/federfauna090610.html

Sarà la giustizia a fare il suo corso, per portare alla luce verità scomode che, se avranno un seguito, saranno davvero impressionanti...

Nel frattempo è bene ricordare ciò che accade attorno a noi, soprattutto sui portali di internet e facebook dove incalzano senza sosta appelli di adozione per decine e decine di cani con richieste di staffette e di stalli, o messaggi d'aiuto strappalacrime.
L'informazione comunque è una buona arma che spesso apre la testa della gente, invitandola a riflettere su ciò che tutto questo marasma comporta.
Leggete le testimonianze che trovate a questo link
http://www.bairo.info/mailinglist0610traffici1.html
Qualcuno finalmente ha deciso di aprire uno spiraglio fra le corse in autostrada e le tastiere....persone che hanno toccato con mano una realtà terribile dove non tutto è oro ciò che luccica, ma esistono punti d'ombra che rasentano una drammaticità angosciante
In particolare la testimonianza di Marzia prende vigore per la crudezza delle parole che
vengono riportate. Il mondo lucente delle staffette dunque, comincia a vacillare e dietro il paravento del buon samaritano si nasconde il dolore e la superficialità che porta a morte certa cerature inermi, completamente in balia di personaggi irresponsabili e inutili.

Anche la vicenda della piccola Stella lascia inorriditi
http://www.bairo.info/mailinglist0610traffici1.html
Per lei la sua buona stella le è stata accanto, ma per un solo cane che riesce a salvarsi altre decine
spariscono semplicemente nel nulla.

Questo dunque il vero mondo dei randagi: creature senza nome, trattati alla stregua di cose. oggetti con cui riempirsi la bocca di belle parole che però celano terribili realtà
Internet ormai rappresenta il "male oscuro" dei randagi e non solo: una maglia fitta e appiccicosa si è estesa su tutta l'Italia: i finti animalisti si confondono con le persone che hanno ancora il credo antico di salvaguardare gli esseri viventi non umani. Si stava meglio quando si stava peggio...almeno per gli animali è certamente così.Forse una volta c'era meno sensibilità, ma la compassione aveva ancora valore. Un cane randagio viveva una vita dura e faticosa, ma moriva a casa sua, con una ciotola dell'acqua dimenticata vicino alla porta e un tozzo di pane gettato da mani pietose. Ora invece tutto questo è sparito, lasciando spazio a sofisticati "cuori generosi" che con la scusa di salvare animali in pericolo, creano un giro strano e poco
rassicurante...

Non bisogna mai abbassare il livello di guardia poichè l'infamia è in ogni dove: sugli esseri indifesi è più facile far breccia nel cuore della gente che in buona fede cede alla lusinghe di
dubbi personaggi pronti a promettere la salvezza di migliaia di bestiole senza per altro riuscire mai a capire come. Per questo motivo la sola buona fede non serve a nulla, anzi, spesse volte fa solo danni poichè non mostra mai la realtà e non aiuta a comprendere il problema.
E a pagarne le spese alla fine, sono solo gli animali.

ti deporto a fare un giro

COMUNICATO ENPA 15 GIUGNO 2010

DEPORTAZIONI DI ANIMALI ALL'ESTERO. L'ENPA CONSEGNA 10MILA FIRME AL SOTTOSEGRETARIO MARTINI

Sono circa 10mila gli italiani che hanno firmato la petizione "Ti deporto a fare un giro", promossa dall'Enpa contro il fenomeno delle finte adozioni e delle deportazioni all'estero di cani e gatti italiani. Le firme sono state consegnate questa mattina dal presidente nazionale
dell'Enpa, Carla Rocchi, al Sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. Sono infinitamente grata al sottosegretario Martini, ha dichiarato Carla Rocchi - per l'impegno che ha voluto assumere affinché sia posta fine a ogni forma di deportazione di massa di animali d'affezione. L'iniziativa dell'Enpa, oltre ad avere ottenuto una positiva risposta da parte delle istituzioni, ha avuto il merito di portare alla luce questo fenomeno, finora quasi sconosciuto al grande
pubblico. Ogni anno sono numerosi i furgoni, i camion e perfino gli aerei che partono da ogni regione d'Italia trasportando oltre confine animali d'affezione italiani - diretti principalmente in Germania, Svizzera e Austria, dei quali, una volta giunti a destinazione, si perdono le tracce. Animali privi di documenti, dunque, presi in carico da semplici prestanome che poi acconsentono a spedirli oltre confine con l'unico obiettivo di alimentare un lucroso commercio. Spesso si tratta di randagi raccolti per strada o di finte adozioni; merce gratuita all'origine che acquista valore non appena arriva a destinazione. Il loro prezzo, eufemisticamente definito rimborso spese può arrivare anche a 350-400 euro. Questo traffico non riguarda soltanto i trovatelli, ma anche gli animali di proprietà: alcuni sottratti durante la consueta passeggiata, altri invece ceduti dai loro stessi proprietari, per i quali sono ormai diventati un peso.
Cuccioli o adulti, sani o malati; non fa differenza. Molti di loro, purtroppo, non giungeranno mai a destinazione: sfiniti dal viaggio, moriranno nel chiuso di un portabagagli o nella stiva di un aereo. Ad alimentare il lucroso commercio di esseri viventi, a volte, rischiano di contribuire le
stesse autorità comunali, per le quali le deportazioni all'estero rappresentano talvolta un vero e proprio surrogato delle politiche di contenimento del randagismo. (15 giugno)

traffici e vivisezione

L'ADIGE 10 GIUGNO 2010
Segnalazione di un europarlamentare Pdl: in una stalla canile abusivo
Traffico di randagi, trentino sotto accusa
Esposto in Procura: - Cani venduti all'estero.-
Marica Viganò

Una vecchia stalla nelle campagne fra Trento e Rovereto utilizzata periodicamente per rinchiudere cani randagi destinati alla Germania. Lì arrivava un camion con le bestiole e le scaricava per una sosta di massimo 24 ore. Per alcuni "bastardini" raccolti soprattutto nel sud
d'Italia, per quelli più deboli, vecchi o sofferenti per il lungo viaggio, quella stalla era anche l'ultima tappa del viaggio verso il nord: fra oggi e domani le ruspe inizieranno a scavare nei campi per verificare se vi siano carcasse di animali sotto terra, se qualcuno - un nome che è già nelle mani degli inquirenti - abbia ucciso gli animali malati o "difficili" e, a scopo di lucro, e non per un semplice favore, abbia tenuto per qualche ora le bestiole destinate ai canili della Germania. Le accuse - pesantissime - nei confronti di un uomo di origine straniera e residente in Trentino sono contenute nell'esposto depositato alla procura di Rovereto e di Bologna dall'europarlamentare del Pdl Sergio Berlato, che si è avvalso della consulenza
dell'avvocato Massimiliano Bacillieri, dell'ononimo studio legale bolognese specializzato nel diritto degli animali. Una documentazione corposa è stata consegnata nei giorni scorsi ai carabinieri di Rovereto. Secondo quanto ricostruito dall'europarlamentare, in Italia
ci sarebbe una tratta clandestina e illecita di randagi raccolti soprattutto nel sud Italia e destinati all'estero, un traffico di cani gestito anche da associazioni animaliste che propongono, spesso
attraverso siti internet, le adozioni a distanza. Tutto sarebbe partito dalla denuncia di una donna della provincia di Milano che per un anno ha sostenuto a distanza un cane che, in realtà, non era nel canile a cui mandava il denaro ma si trovava in Germania. Dunque un cane "fantasma" che comunque beneficiava delle sovvenzioni che i comuni italiani riservavano agli animali nei rifugi e anche delle sovvenzioni della Comunità Europea e che sarebbe stato venduto e portato all'estero secondo la documentazione raccolta. - In Germania un meticcio preso da
un canile ha un prezzo - spiega l'avvocato Bacillieri - viene acquistato a 50 euro dall'Italia o dalla Spagna e rivenduto.- Nell'esposto c'è il nome di un'associazione laziale che si occupa di
trovatelli.- Abbiamo trovato un contratto sottoscritto da un'associazione tedesca e dall'associazione del Lazio per la cessione ed il trasporto dei cani- spiega il legale. Se la versione contenuta nell'esposto presentato alle Procure di Rovereto e Bologna si rivelasse corretta, il trentino dovrà rispondere di tratta di animali, reati legati alla violazione del benessere dell'animale con l'aggravante dell'uccisione dei cani


L'ADIGE 11 GIUGNO 2010
La denuncia: traffico di cani da vivisezionare

ROVERETO (TN) - Da anni si parla della tratta dei cani destinati alla vivisezione e, soprattutto, di un fitto commercio di poveri randagi tra l'Italia e il mondo tedesco. Le bestiole, stipate su
camion, vengono trasferite in Germania e in Austria facendo sosta, pare, in Vallagarina. A riaprire il caso di questi presunti viaggi della morte sono stati l'europarlamentare del Pdl Sergio Berlato e l'avvocato della Federfauna Massimiliano Bacillieri che hanno presentato due esposti alle procure di Bologna e di Rovereto.
Secondo loro sarebbe in atto una tratta clandestina e illecita di cani randagi verso l'estero gestita anche da associazioni animaliste che su questo farebbero affari. «Con minacce e intimidazioni a chi tenta di smascherare un'attività che ha un giro d'affari di circa 40 milioni di euro all'anno». Sotto accusa sarebbe l'associazione «Canili Lazio» che, non a caso, da tempo organizza compravendite, per altro assolutamente legali, con la Germania. Il gancio lagarino, invece, lo si deve ad una stalla privata a Nord di Rovereto che, in alcune notti, si trasformerebbe in ostello di fortuna per i cani diretti in Europa, in altre parole una sorta di centro di stoccaggio.
(Articolo completo sull'Adige cartaceo) N.G.

La tratta dei cuccioli
1 - Rieti
I cani custoditi in un canile pubblico erano oggetto di "adozioni a distanza" con persone che pagavano per il loro sostentamento. Ma in alcuni casi le persone non li trovavano quando si recavano in visita la canile
2 - Lazio
Secondo l'accusa i cani venivano raccolti e trasportati verso società di ricerca medica, destinati alla vivisezione ed ai laboratori di ricerca con un traffico del valore stimato di oltre 40 milioni di
euro all'anno
3 - Rovereto
Secondo l'accusa l'organizzazione aveva una base a nord di Rovereto, in una vecchia stalla, dove i cani destinati alla Germania venivano raccolti e smistati. Il sospetto è che quelli in cattive condizioni o morti durante il trasporto venissero seppelliti
4 - Germania
Qui i cani provenienti dai canili venivano rivenduti alle società di ricerca medica: un bastardino in buone condizioni su questo mercato, vale tra i 30 ed i 40 euro. La denuncia parla di infiltrazioni mafiose nella tratta dei cagnolini.


FEDERFAUNA 10 GIUGNO 2010
Denunciata tratta di cuccioli randagi: business da 40 milioni...

Come ogni anno, è prevedibile che anche questa estate molti cani verranno abbandonati dai padroni che vogliono andare in vacanza senza "zavorre". Ma non è il solo guaio che può
capitare a questi "viventi non umani". Ora arriva anche la tratta dei randagi all'estero che, pare, coinvolga perfino alcune associazioni sedicenti animaliste. È la denuncia alla base di un esposto presentato alle procure di Bologna e Trento da un europarlamentare del Pdl, Sergio Berlato che parla di un business da 40 milioni di euro l'anno. Tra le associazioni coinvolte, ci sarebbe anche un onlus molto vicina alla sottosegretaria alla salute, Francesca Martini. Il meccanismo ufficiale
sarebbe quello delle "adozioni a distanza" di cuccioli che invece, una volta fuori, spariscono o vengono indirizzati alla vivisezione o alla sperimentazione su viventi. In altri casi vanno semplicemente rivenduti, «poiché in Germania un meticcio preso da un canile ha un
prezzo». Ci sarebbe una testimone, una signora che avrebbe aderito all'adozione a distanza e che, non riuscendo a venirne a capo, si è recata in Germania per avere notizie del cucciolo per il quale pagava.
Risultato: è stata picchiata e hanno dato fuoco alla sua auto.

FEDERFAUNA 10 GIUGNO 2010
Animali, Berlato: animalisti coinvolti in tratta dei randagi...

«Cani adottati spariscono all'estero, minacciato chi denuncia» (Il Giornale Di Rieti) dalla Redazione giovedì 10 giugno 2010 Tratta clandestina e illecita di cani randagi dall'Italia verso
l'estero, gestita anche da associazioni animaliste che su questo fanno affari. Con minacce e intimidazioni, in alcuni casi fisiche, a chi tenta di smascherare un'attività' che ha un giro d'affari «di circa 40 milioni all'anno». Sono le denunce alla base di un esposto depositato alle procure di Bologna e di Trento dall' europarlamentare del Pdl Sergio Berlato. Una vicenda in cui sarebbero appunto coinvolte anche importanti realtà di protezione animali. Come, ha spiegato Massimiliano Bacillieri, legale bolognese che segue la pratica, l'Associazione Canili Lazio Onlus, «vicina al sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, che evidentemente non si è accorta di quello che succede».
L'associazione, ha proseguito l'avvocato, che ha parlato in una conferenza stampa in cui, oltre a Berlato, era presente un dirigente di Federfauna, ha firmato un protocollo con l'Asl di Rieti, con
Tecnovett, società di gestione del canile, altri due allevamenti e un'associazione tedesca, per «promuovere le adozioni a distanza». Solo che, come accade ad altri «canili del centro e sud Italia, gli animali vengono spediti all'estero e, una volta fuori, i cuccioli spariscono o vengono indirizzati alla vivisezione o alla sperimentazione su viventi». In altri casi vanno semplicemente rivenduti, «poiché in Germania un meticcio preso da un canile ha un prezzo». Uno degli
effetti è che, quando un cittadino che aveva adottato un animale va a vederlo di persona, non ne trova traccia. Sorte che è capitata ad una signora che viene citata nell'esposto come testimone, e che, per l'avvocato, «solo per aver voluto sapere di più dell'animale per cui pagava è stata picchiata e le hanno bruciato l'auto». Ad un poliziotto, invece, «che si è imbattuto in un camion che trasportava i cani, dopo che ha provato ad indagare, è stato sequestrato il figlio per un paio
d'ore, 'consigliandogli' il silenzio». Minacce che anche l'avvocato ha sostenuto di aver ricevuto. Si tratta di traffici, «travestiti da carità», per dirla con Berlato. Ma si contestano anche «evasione
fiscale e reati ai danni dei Comuni» che, per Bacillieri, «danno sovvenzioni ai canili per animali che magari sono già all'estero da tempo». (Ansa)





FEDERFAUNA 11 MAGGIO 2010
Traffici di animali. Italia più brava? Se se ne occupano gli animalisti!?!......

Il comunicato stampa dal titolo: "Tratta di cani all'estero: costante impegno del Ministero a
tutela degli animali da affezione e nel contrasto di movimentazioni illecite di animali da compagnia", emanato dal Ministero della Salute il 9/06/10 è secondo FederFauna molto interessante. È uscito subito dopo che è giunta notizia di un esposto, depositato in più Procure dall'europarlamentare Sergio Berlato, che denuncia traffici di animali da parte di "associazioni di protezione animale". Il Ministero ha ribadito che: "Al fine di regolamentare le adozioni internazionali di cani presenti nei canili italiani sono stati organizzati Tavoli tecnici con
tutte le associazioni di protezione animale e con i rappresentanti delle Regioni." Come? Per trovare soluzione ad un problema di traffici illeciti che coinvolgono associazioni animaliste, sono proprio associazioni animaliste ad essere interpellate? Ma il Ministero ha ribadito anche che:
"è stato definito un Protocollo di Intesa che è stato proposto formalmente alle autorità competenti dei Paesi in cui più frequentemente avvengono le adozioni, al fine di fornire ulteriori
garanzie di tracciabilità degli animali. Esso prevede, infatti, l'obbligo di controllo da parte dei servizi veterinari del Paese di destinazione dei cani e dei loro passaporti, nonché scambi di
informazioni tra i servizi veterinari ufficiali." È quantomeno lecito avere dubbi sulla fattibilità di tale progetto, visto che nemmeno l'intera popolazione canina italiana è completamente censita dall'anagrafe canina. Visto che sembrerebbe non esserci nemmeno l'anagrafe canina in diversi dei Paesi destinatari. Visto che gli stessi dati sul fenomeno del randagismo, che proprio le associazioni animaliste ci propinano in mille occasioni, sono spesso tra loro contrastanti
(generalmente in calo se usati per far vedere quanto sono bravi e in crescita se c'è da chiedere dei soldi). Per quanto riguarda gli scambi di informazioni tra i servizi veterinari ufficiali, facendo
un parallelo tra il traffico di randagi, che fino ad oggi non sembra trovare una gran sensibilità da parte di molti media e nella propaganda delle maggiori associazioni animaliste, e il ben più pubblicizzato traffico di cuccioli dall'Est, i rappresentanti di FederFauna ricordano quando si rivolsero alle autorità Ungheresi. Quando chiesero aiuto per trovare soluzioni al problema, oltre che delle introduzioni illecite, anche dei numerosi carichi di cuccioli partiti all'origine con tutte le certificazioni previste dalle norme comunitarie e comunque sequestrati una volta entrati in Italia, magari con la scusa della presunta difformità tra l'età dichiarata dal primo veterinario che aveva visto i cani e quella riscontrata dal collega italiano, la risposta degli Ungheresi fu che esistono norme dell'Unione Europea le quali già di per sé dovrebbero essere accettate ed applicate nello stesso modo da tutti gli Stati membri. Che loro tentavano di rispettarle e farle rispettare nel loro Paese, ma che nulla potevano fare una volta che i cani avevano varcato il confine. Ma forse l'Italia è più brava!... Noi abbiamo gli animalisti che collaborano con il nostro Ministero!...
Forse un domani arriveranno a dirci che se un cane si trova in vendita in Germania o in Austria su un sito animalista e animalista è stata tutta la filiera che lì l'ha portato, si tratterà di "commercio etico"!...

lunedì 29 giugno 2009

TRAFFICI DI CANI: IL CASO DEL CANILE DI ASSISI



mercoledì 17 giugno 2009
CANILE, PARTE UNA RACCOLTA DI FIRME

Iniziativa dell’Enpa e dei consiglieri del Pd rivolta al sindaco perché intervenga il Comune. Viene richiesta un’ordinanza “protettiva” contro traffici sospetti.

ASSISI17.06.2009 CORRIERE DELL'UMBRIA

Una raccolta firme promossa dall'Ente nazionale protezione animali e dai consiglieri del Pd Claudio Passeri e Claudia Travicelli rivolta ai cittadini di Assisi, Bastia, Bettona, Cannara e Valfabbrica per chiedere al sindaco di Assisi, quale capofila del consorzio fruitore dei servizi del canile comprensoriale di Ponterosso, un'ordinanza di regolamentazione degli affidi che si ispiri alle circolari dei ministri della salute Veronesi (2001) e Garavaglia (1993). La raccolta firme prende spunto dalla prospettata partenza di 40 cani, un terzo di quelli attualmente presenti nella struttura, da parte di soggetti di nazionalità tedesca, per i quali la Asl avrebbe dato parere favorevole inoltrandolo al Comune di Assisi il quale ha chiesto parere ai sindaci degli altri Comuni ed ad al servizio sanità animale della Regione. Al sindaco è arrivata - da Bastia e Valfabbrica - la richiesta di un incontro urgente per discutere sia della ventilata gestione da parte della Pro Animale, sia per l’affido dei 40 cani, mentre - prima delle elezioni - il sindaco di Cannara ha deliberato negativamente sia per l'affido dei 40 cani, sia per la ventilata gestione della Pro Animale. Nella raccolta firme, in particolare, si chiede a Ricci di emanare un’ordinanza che tra i punti irrinunciabili contenga - tra le altre cose - che l’affido sia effettuato solo al diretto interessato e che sia limitato solo alle persone fisiche residenti nel territorio regionale, salvo eccezioni da valutare. Più in generale, l’ordinanza dovrebbe ispirarsi alle circolari emanate dal Ministero della Salute, tuttora in vigore e vincolanti per le Asl, nelle quali si identifica il benessere dei cani randagi anche “nelle attività dirette al loro affidamento e al relativo controllo” (Veronesi) e si stabiliscono criteri atti ad evitare affidi che possano immettere animali in un circuito di traffici, ad affidare gli animali soltanto all'interessato che si presenti personalmente e ad instaurare il massimo controllo sulle garanzie di buon trattamento da lui fornite (Garavaglia)


PETIZIONE
AL SIGNOR SINDACO DEL COMUNE DI ASSISI
AI SIGNORI SINDACI DEI COMUNI DI
BASTIA UMBRA, BETTONA, CANNARA, VALFABBRICA

L’Ente Nazionale Protezione Animali
I Consiglieri del Comune di Assisi Claudio Passeri e Claudia Maria Travicelli
I sottoscritti cittadini dei Comuni di Assisi, Bastia Umbra, Bettona, Cannara, Valfabbrica, Comuni consorziati nella fruizione dei servizi del Canile comprensoriale

CONSIDERATO che la legislazione italiana protegge e tutela gli animali d’affezione tramite leggi nazionali e regionali e in particolare: 1) i cani dei privati e dei canili devono essere tutti identificati e rintracciabili tramite iscrizione all’anagrafe canina regionale (l. 281/1991, l.r. 19/1994, o.m. 6.8.2008) 2) i cani ricoverati nei canili non possono essere soppressi né destinati alla sperimentazione (l. 281/1991, l.r. 19/1994);
CONSIDERATO che il Ministero della Salute ha emanato negli anni circolari, tuttora in vigore e vincolanti per le ASL, nelle quali si identifica il benessere dei cani randagi anche “nelle attivita' dirette al loro affidamento e al relativo controllo” (circolare Veronesi, 2001) e si stabiliscono criteri atti ad evitare affidi che possano immettere gli animali in un circuito di traffici (come affidi plurimi, affidi per conto terzi, affidi fuori del territorio o addirittura all’estero), ad affidare gli animali soltanto all’interessato che si presenti personalmente e ad instaurare il massimo controllo sulle garanzie di buon trattamento da lui fornite (circolare Garavaglia, 1993);
CONSIDERATO che la legislazione europea sui movimenti a carattere non commerciale degli animali da compagnia prescrive che cani e gatti possano espatriare dopo i tre mesi di età, soltanto se accompagnati dal proprietario o da persona da lui incaricata e se non siano destinati alla vendita o al trasferimento di proprietà, e che per ciascun proprietario non possano espatriare più di cinque animali (Regolamento Europeo 998/2003);
CONSIDERATO che animali d’affezione trasferiti dall’Italia in altri Paesi europei come Austria, Germania e Svizzera perdono ogni tutela da parte della legislazione italiana, in particolare sono esposti alla soppressione e all’uso per sperimentazione e, non esistendo in quei Paesi anagrafe canina pubblica, risultano di fatto in larga parte non rintracciabili;

CONSTATATO che i cittadini riferiscono che dal Canile comprensoriale di Ponte Rosso in S. Maria degli Angeli da molti anni vengono effettuati, sotto i loro occhi, trasporti periodici di cani in furgoni verso l’estero (specialmente in Germania e Austria), solitamente nei giorni festivi dei fine mese;
CONSTATATO che tali prelievi e trasporti sarebbero effettuati per conto di organizzazioni straniere, benché i cani figurino adottati da persone fisiche che risultano nel tempo intestatarie di una grande quantità di animali;
CONSTATATO che tali organizzazioni straniere hanno evidentemente un rapporto privilegiato con il Canile, dal momento che gli orari d’apertura non ne consentono una normale frequentazione da parte dei cittadini e scoraggiano quindi le adozioni locali;
CONSTATATO che ai cittadini trovatisi sul posto alla partenza dei furgoni sono state date spiegazioni vaghe, quando non menzognere;
CONSTATATO che a cittadini italiani è stata negata l’adozione di cani col motivo di una “prenotazione” da parte di tali organizzazioni straniere;

CONSIDERATO che gli animali finirebbero non già presso le famiglie degli adottanti, ma in altri canili di proprietà di tali organizzazioni o presso stalli organizzati, per essere ceduti probabilmente dietro pagamento;
CONSIDERATO che tale sistematica razzia umilia la coscienza dei cittadini e la dignità delle istituzioni, e vanifica gli investimenti di denaro pubblico faticosamente destinati all’applicazione delle leggi, trasformando le strutture di prevenzione del randagismo in comodi depositi e relegando gli amministratori dei Comuni nel ruolo offensivo di subalterni fornitori di merce;
CONSIDERATO che l’immagine che la città di Assisi promuove di sé come “Città Serafica”, luogo di vocazione civile e di rispetto e amore per gli animali, in omaggio alla tradizione francescana di cui si fa portavoce presso i mezzi di comunicazione, risulta gravemente danneggiata a causa di tale fenomeno e che da ciò potrebbe venire danno alla città tutta;
CONSIDERATO che i Sindaci dei Comuni consorziati sono i proprietari e i tutori legali degli animali ospitati nel Canile comprensoriale di Ponte Rosso

CHIEDONO

al Sindaco di Assisi, in qualità di Sindaco del Comune capofila del consorzio fruitore dei servizi del Canile comprensoriale
ai Sindaci dei Comuni consorziati

di emanare, sull’esempio dei regolamenti già elaborati per la tutela dei loro animali da altri Comuni italiani, quali Empoli, Lecco, Milano, Ravenna, Vittoria (RG), S. Lazzaro di Savena (BO), di emanare una

ORDINANZA DI REGOLAMENTAZIONE DEGLI AFFIDI

che preveda i seguenti punti irrinunciabili:

- l’affido è limitato alle sole persone fisiche residenti nel territorio regionale, salvo eccezioni da valutare in funzione della possibilità di controlli diretti;
- l’affido è gratuito;
- l’affido è effettuato al solo diretto interessato, che provi con documenti originali la propria identità e residenza e sottoscriva la dichiarazione di mantenere presso di sé l’animale con garanzia di buon trattamento;
- l’affidatario si obbliga a non cedere il cane ad altri se non dopo due anni, salva la necessità debitamente dimostrata e valutata dal Comune e dal referente per la struttura, con assunzione degli stessi impegni da parte del nuovo proprietario. In caso di difficoltà o eventi negativi, l’affidatario può effettuare rinuncia alla proprietà restituendo il cane alla struttura;
- l’affidatario si obbliga a comunicare immediatamente alla ASL, al Comune e al referente per la struttura ogni cambio di residenza o domicilio, ai fini della garanzia della sua rintracciabilità;
- una sola persona fisica non può prendere in affido più di due cani in tre anni, salvo eccezioni da valutare da parte del Comune e del referente per la struttura, in funzione del corretto mantenimento degli animali;
- non può essere effettuato un nuovo affido alla persona fisica che abbia rinunciato in precedenza alla proprietà di un cane, salvo il caso di restituzione per difficoltà inerenti alle caratteristiche del cane e richiesta di un cane più adatto all’affidatario, secondo valutazione da parte del Comune e del referente per la struttura;
- l’affidatario si obbliga a sottostare a controlli della presenza del cane presso il suo domicilio e delle sue condizioni di mantenimento; in caso di esito negativo, il cane sarà ripreso dalla struttura;
- tutte le condizioni d’affido e gli obblighi dell’affidatario debbono essere riportati nell’atto di affido e sottoscritti dall’affidatario stesso;
- l’affido è comunicato entro sette giorni al Comune che darà il suo parere vincolante, in difetto del quale l’affido è nullo e il cane è ripreso dalla struttura.


tratto da traccediverse.blogspot.com
venerdì 12 giugno 2009 TENTACOLI SULL’UMBRIA

Chi si rivede, la Pro Animale. O meglio, chi finalmente emerge col suo nome, e con la protervia di chi sa di disporre di denaro (cosa davvero non frequente per un’associazione di protezione animali…) e di appoggi (quali?), da una scena dietro la quale finora si era tenuto con discrezione accorta e mano ferma…
La Pro Animale che, sotto lo slogan “La miseria degli animali non conosce confini”, possiede una rete enorme di punti di raccolta e smistamento (in una sola direzione) dal Nord al Sud, dall’Ovest all’Est europeo e fino in Asia.
La Pro Animale che ha rilevato (per forza: era nei patti) il famigerato canile di Panza ad Ischia. Quello per il quale la Procura di Napoli sta per mandare sotto processo, per esportazione illecita di animali, un bel po’ di gente tedesca e italiana. Quello da cui partivano carichi di cani che facevano tappa, guarda un po’, al rifugio della Pro Animale ad Assisi… cani che per l’80% la polizia non è riuscita a ritrovare (e non tiriamo fuori le foto, s’il vous plaît).
La Pro Animale che è sotto inchiesta nel Baden-Württemberg, dove le Autorità hanno chiuso il suo rifugio di Hornberg e dove pesa sul suo capo l’accusa di importazione di animali a scopo di commercio.
La Pro Animale che con la Tierschutzliga in Deutschland (inquisita a sua volta nella Renania-Palatinato per non aver rivelato cosa fa delle cospicue offerte) lavora di conserva sul più che famigerato canile di Tuoro… Ricordate il bel servizio della giovane giornalista di Umbria TV? Buffo… dopo quell’uscita, la giornalista ha scoperto d’essere sorvegliata, e ha riconosciuto targhe tedesche e persone…
La Pro Animale che ora vuole in prima persona l’orribile canile comprensoriale di Assisi, poco più di cento cani, gestito finora da una cooperativa assai compiacente (che aria di déjà vu), una parte nuova molto decantata ma buona per inscatolare gli animali, e dal quale si vorrebbero far partire subito in allegria ben quaranta cani in un colpo… verso favolose adozioni, s’intende.
Provate ad andare sul sito della Pro Animale: http://www.pro-animale.de/ . Si apre con san Francesco, e come ti sbagli? San Francesco è una fissazione per i tedeschi, la casalinga di Solingen si commuove subito. Una buona parte delle organizzazioni tedesche di import-export di animali si pubblicizza con san Francesco o con Assisi. Che bel colpo andare direttamente alla fonte, e creare una bella rete di monopolio sull’Umbria verde, sull’Umbria santa.
Oggi l’immagine di san Francesco è quanto di più zuccheroso: la predica agli uccellini la trovate su tutti i portapenne e i posacenere in vendita nei negozi di souvenirs. Non è vero niente. San Francesco non era affatto zuccheroso. E non predicò agli uccellini, ma agli uccelli rapaci: e con l’aiuto degli onesti, di là dove ci vede, potrebbe anche tagliare le ali a quelli che oggi svolazzano avidi senza confini.

LA DIFFIDA INOLTRATA DELL'ENPA DI PERUGIA
ANTICIPATA VIA FAX
- Alla Regione Umbria - Servizio Sanità Animale PERUGIA
- All’ASL n. 2 - Servizio Veterinario BASTIA UMBRA
- Al Sig. Sindaco del Comune di ASSISI
- Al Sig. Sindaco del Comune di BASTIA UMBRA
- Al Sig. Sindaco del Comune di BETTONA
- Al Sig. Sindaco del Comune di CANNARA
- Al Sig. Sindaco del Comune di VALFABBRICA

e p.c.

- All’on. Francesca Martini – Ministero della Salute ROMA
- Al Comando Carabinieri per la Tutela della Salute ROMA
- Al Sig. Prefetto PERUGIA
- Al N.A.S. Carabinieri PERUGIA
- Alla Procura della Repubblica PERUGIA


OGGETTO: Nuova gestione canile comprensoriale Ponte Rosso e trasferimento 40 cani all’estero


L’Ente Nazionale Protezione Animali è venuto a conoscenza dell’intenzione del Comune di Assisi, capofila del consorzio di Comuni fruitori del canile comprensoriale di Ponte Rosso, di stipulare a brevissimo termine una convenzione per la gestione del canile suddetto con la Pro Animale für Tiere in Not e. V., presieduta da Wothke Johanna, con sede centrale a Uetzing - Bad Staffelstein (Baviera, Rep. Federale Tedesca).

Fa presente che:
- la Pro Animale non è iscritta all’Albo Regionale delle associazioni per la protezione degli animali, requisito indispensabile ai sensi della L. R. 19/1994 art. 10 comma 2 e art. 12;
- la Pro Animale, presente sul territorio con un rifugio privato in loc. S. Rufino Campagna (Assisi) gestito da Winterling Sabina, sotto la veste dell’adozione da parte di persone fisiche (usualmente Wothke Johanna e Winterling Sabina) preleva da anni cani dalla regione e da fuori regione, da canili, da privati e dalla strada, per trasportarli poi in altri canili della Pro Animale stessa in Austria e in Germania;
- il rifugio della Pro Animale situato a Hornberg (Baden-Württemberg, Rep. Federale Tedesca), con il quale la Pro Animale di Assisi dichiara collegamenti, è stato chiuso dalle Autorità locali e la Pro Animale è attualmente oggetto di inchiesta da parte delle suddette Autorità per maltrattamento di animali, falsificazione di registri e importazione di animali dall’estero (Europa e Asia) a fini di commercio;
- è in corso presso la Procura di Napoli un’inchiesta a carico sia della locale ASL sia della Fondazione Anne Marie Ernst, espressione della Pro Animale recentemente assorbita nella Pro Animale stessa, che le è subentrata apertamente nella gestione del canile privato di Panza (Ischia), per esportazione illecita di animali; è accertato che nei fatti oggetto dell’inchiesta il rifugio della Pro Animale di Assisi ha avuto la funzione di luogo di tappa per i carichi di cani diretti da Ischia in Germania;
- sembra essere costume della Pro Animale, ove si prospetti la possibilità della gestione di un canile, proporre convenzioni con richieste bassissime, facilmente appetibili ma palesemente incompatibili con un corretto benessere degli animali, tali anzi da sconcertare e suscitare sospetti sugli scopi della gestione; tale è la procedura che la Pro Animale sta seguendo nei confronti dei Comuni di Ischia dopo il suo recente ingresso col proprio nome ufficiale sull’isola, tale è la procedura che si sospetta fortemente voglia seguire nei suoi contatti con il consorzio dei Comuni fruitori del canile comprensoriale di Ponte Rosso.

Per tali ragioni l’Ente Nazionale Protezione Animali

D I F F I D A

dal procedere alla stipula di tale convenzione e dall’autorizzarla.


In rapporto con i fatti succitati, l’Ente Nazionale Protezione Animali è venuto a conoscenza del fatto che la Cooperativa Sopra il Muro, attuale gestore del canile comprensoriale di Ponte Rosso, ha richiesto alla USL2 dell’Umbria, Area dell’Assisano, parere favorevole all’affido di 40 cani ospiti del canile a soggetti di nazionalità tedesca: cani dei quali, in nome di una pretesa prenotazione da parte di persone evidentemente mai presentatesi presso il canile – e in vista di una progettata esportazione – si starebbe rifiutando l’affido a cittadini del luogo.

Fa presente che:

- le norme del Regolamento Europeo 998/2003 (movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia) prevedono: che l’espatrio dell’animale avvenga solo in compagnia del proprietario o di persona da lui incaricata (e quindi che il proprietario non sia divenuto tale per delega, men che meno con la presentazione da parte di terzi della fotocopia di un documento d’identità, ma abbia preso personalmente in affido un animale specifico); che l’animale non sia in alcun modo destinato alla vendita o anche al semplice passaggio di proprietà; che un solo proprietario non possa avere intestati più di 5 animali, a meno di non far passare il trasporto sotto la categoria del commercio; che sia vietata l’esportazione di cuccioli di età inferiore ai tre mesi;
- i cani debbono essere tutti regolarmente dotati di passaporti, ciascuno dei quali sia riferibile espressamente a un cane specifico e a un proprietario corrispondente, e la vaccinazione antirabbica richiesta per l’espatrio deve essere regolarmente effettuata per ogni cane un mese prima dell’espatrio;
- il canile comprensoriale di Ponte Rosso, così come altri canili della zona, è soggetto non solo a prelievi usuali da parte della Pro Animale, ma ad incursioni periodiche di altre organizzazioni tedesche consociate, appoggiate da collaboratori e prestanome locali, che, con il consueto espediente dell’adozione da parte di persone fisiche, prelevano gruppi di cani da ogni canile in modo da costituire carichi da smistare in canili privati e stalli tedeschi e da cedere dietro pagamento, procedendo così gli adottanti a finte adozioni e gli affidanti a finti affidi in deroga ad ogni prescrizione di legge;
- gli animali figurano solitamente affidati a gruppi ristretti e ricorrenti di persone, talché gli stessi individui finiscono per figurare intestatari di un gran numero di animali. Nel caso della Pro Animale, a Wothke Johanna e a Winterling Sabina si affianca Ferenc Zlatka, titolare del rifugio della Pro Animale di St. Radegund (Austria).
- nel caso presente, poiché è giunta all’Ente Nazionale Protezione Animali una segnalazione secondo la quale nell’ampliamento del canile comprensoriale non si sarebbe tenuto conto delle dimensioni minime di box e recinti previste dall’Accordo Stato-Regioni 6/2/2003 in materia di benessere degli animali da compagnia, come recepite dalla Regione Umbria, si aggiunge il sospetto che tale drastico prelievo (40 cani su poco più di 100), già di per sé sconcertante oltre che lontano da ogni corretta e trasparente concezione dell’affido, e progettato inoltre nell’imminenza della ventilata nuova gestione, miri a voler adattare il numero degli animali al numero e alle dimensioni dei box, o anche a stabilire un verosimigliante equilibrio fra il numero degli animali e le eventuali basse richieste dell’aspirante gestore.
- al difuori del caso specifico, i cani sono trasferiti in Paesi nei quali la legislazione non garantisce loro gli stessi diritti che in Italia: in particolare vige la soppressione e non esiste un’anagrafe canina pubblica, talché gli animali, trasferiti in canili e poi a destinazioni non rese note, risultano di fatto in larga parte irrintracciabili.

Per tali ragioni l’Ente Nazionale Protezione Animali

D I F F I D A

dal procedere a tale sedicente affido di massa e dall’autorizzarlo.

Distinti saluti.

Paola Matrigali Tintori
Presidente Sezione ENPA Perugia

CORRIERE DELL'UMBRIA 21 GIUNGO 2009

Assisi (PG) - Chiesti un incontro con il vicesindaco per concedere l'affidamento di Ponte Rosso ad altri soggetti
Canile: "No alla gestione ai tedeschi"
I consiglieri Travicelli e Passeri e l'Enpa "Non c'è iscrizione all'albo"
Lucia Pippi

Assisi (PG) - Il canile continua a far discutere soprattutto per quanto concerne l'affidamento della struttura all'associazione tedesca. Ancora non è stato definito niente da parte
del Comune per questo aspetto particolare. Non c'è stata alcuna richiesta firmata o ufficiale ma solo accordi verbali tra l'associazione e l'amministrazione. Un accordo che si basa però, su
determinati presupposti che al momento non sono stati ancora chiariti.
Intanto continua il botta e risposta tra l'Enpa e la Pro Animale, l'associazione tedesca che dovrebbe prendere in gestione il canile. In base alle dichiarazioni della Pro Animale tutto sembrerebbe in regola.
Ci sarebbe l'iscrizione al registro delle associazioni, ci sarebbe anche la voglia di lavorare per gestire la struttura nei migliori dei modi. Le adozioni in Germania, almeno secondo quanto afferma nella replica la Pro Animale, sarebbero dettate proprio dal garantire ai cani una migliore sistemazione rispetto a quella che potrebbero avere qui.

La stessa cosa che secondo le dichiarazioni già accade nei loro rifugi sparsi in tutta Italia. Ma l'Enpa e i consiglieri comunali del pd Claudia Maria Travicelli Claudio Passeri hanno rifiutato con due note distinte. "Con richiesta scritta abbiamo domandato alla Regione dell'Umbria copia dell'Albo Regionale delle Associazioni di Protezione animali, nell'albo non risulta assolutamente che la Pro Animale sia iscritta, il tutto è documentato e verificabile negli appositi uffici regionali. Accettando così la posizione dell'Enpa - affermano i consiglieri del Pd - inerente la non iscrizione all'albo regionale da parte della Pro Animale i sottoscritti Consiglieri ribadiscono il grande consenso dei cittadini dimostrato nella raccolta firme per richiedere l'ordinanza al Sindaco, inoltre vogliono rimarcare le preoccupazioni che gli stessi cittadini hanno esposto anche in questa occasione." Ma il discorso di Travicelli e Passeri va oltre.
Soprattutto riguardo al discorso della gestione e dell'esportazione dei cani verso la Germania. "Per chiarire la posizione equivoca dell'amministrazione comunale di Assisi, con il Sindaco e vice sindaco posizioni diverse, abbiamo chiesto un incontro urgente al vicesindaco Bartolini per verificare : la possibilità di raggiungere un accordo condiviso per eliminare definitivamente il rischio di trasferimento dei 40 cani verso la Germania ed evitare che ciò si riproponga. Ma non
solo. Chiediamo infine di valutare la gestione del canile di Ponte Rosso di Assisi ad una Associazione che risponda ai requisiti di legge."

***
Va avanti la petizione per le adozioni degli animali

Assisi (PG) - Sul canile di Ponte Rosso, intanto è iniziata una raccolta firme e una petizione da presentare ai Comuni che fanno parte del comprensorio che fa capo a questa struttura per raccogliere gli animali. Si tratta dei sindaci di Assisi, Bastia Umbra, Cannara, Bettona e Valfabrica. Ai primi cittadini di queste città viene chiesto di fare in modo di vietare tramite un'ordinanza che le adozioni degli animali che arrivano al canile vengano fatte fuori dall'Umbria. Questo garantisce un maggior controllo sugli animali e sul loro futuro in modo
da poter anche controllare lo stato di salute degli animali in qualsiasi momento come prevede una circolare del ministero della Salute che si occupa proprio di questa materia. Una petizione che ha già incontrato molti favori tra la popolazione.

CORRIERE DELL'UMBRIA 27 GIUGNO 2009

Levata di scudi per il canile.
Secondo Menzel della Izt: “Espatriare gli animali significa spesso farli sparire”.
Legambiente lancia un appello ai sindaci: “Mai all'’estero”.

ASSISI (PG) - (fla.pag.) - Il canile di Ponterosso non vede mobilitati solo i cittadini di Assisi che a breve dovranno aderire ad una raccolta firme, ma anche numerose associazioni italiane (Legambiente) e straniere (Internationaler Zusammenschluss für Tierschutz, Izt) che sono
intervenute sulla vicenda, lanciando un appello ai sindaci dei Comuni d'ambito affinché i cani non vengano portati all'estero e soprattutto perché ci si preoccupi soprattutto del benessere degli animali. "La circolare Veronesi - spiega Giorgia Belforte, responsabile del Circolo
Legambiente Sibilla Aleramo - sottolinea la necessità di accordare gestioni di rifugi non al miglior offerente in senso economico ma riferendosi soprattutto alla garanzia del benessere degli animali non tralasciando di puntualizzare la priorità delle attività dirette al loro affidamento e al relativo controllo”. “Assurdo - continuano - quindi pensare che animali italiani, varcando i confini della nostra nazione, possano avere riscontro su quanto sopra citato. La circolare Garavaglia, invece, metteva in luce l'opportunità di non cedere cani conto terzi ma direttamente alla persona interessata limitando addirittura all'occorrenza il numero degli animali affidati ad ogni individuo od ente. Vorremmo ricordare che tali circolari sono tutt'ora
in vigore, augurandoci che le decisioni dei sindaci interessati e soprattutto dei responsabili della Regione Umbria, vogliano prendere in seria considerazione la legislazione nazionale indirizzando le proprie scelte nel fine comune della tutela degli animali". Dalla Germania
arriva invece la testimonianza di Gabriele Menzel della Izt. Sebbene lì il problema siano i gatti, "importati in gran numero dall'estero, ma le nostre autorità non vogliono pagare per le sterilizzazioni ed il numero dei Comuni che impone il divieto di dare cibo per farli morire di fame è in continuo aumento", non mancano punti dolenti per quanto riguarda i cani, "che - come i gatti - accalappiati e denominati animali trovati e, come da legge, tenuti per un certo periodo nei rifugi affinché il proprietario possa ritrovarli”. “Trascorso tale periodo - continua l’'associazione tedesca - gli animali possono essere ceduti in adozione o vengono trasferiti in altri rifugi: poiché non esiste l'obbligo di
registrazione né un'anagrafe canina nazionale, gli animali spariscono.
Consiglio urgentemente a tutti gli amanti degli animali di non mandare gli animali all'estero con superficialità, poiché in questo modo perdono il diritto di sapere se l'animale va incontro ad un futuro buono o cattivo"



Spariscono nel nulla oltre 300.000 cani!
Le domande sono: cosa è accaduto a questi cani? Dove sono?

numeri stimati:

- Ca. 30.000 a 50.000 cani vengono venduti nei mercati settimanali belgi e nella zona di frotniera polacca e ceca. Se si considera una percentuale molto alta di decessi, il 50% entro i due mesi dall'acquisto, resta un incremento reale della popolazione canina che va dai 15.000 ai 25.000.
- Secondo una valutazione fatta nel 2003 e resa pubblica dalla stampa, la Dr. Med. Vet Christa Wilczek, gerente veterinario, direttore settore
per la protezione animale e zoonosi e autrice di libri tecnici, l'importazione di cani fatta dalle associazioni animaliste ammonta a ca. 200.000
animali l'anno. Nel frattempo però sono aumentati drasticamente le associazioni animalsite importatrici, il numero di rifugi pubblici e privati che vi partecipano ed anche il numero di posti di stallo. Si deve quindi considerare un minimo di 350.000-400.000 cani (valutazione di Tierschutz Schattenseiten).

Reale con un tasso di mortalità minimo di 392592,59 cani ci dovrebbe essere un incremento teoretico di 850.025 cani. Da qui quindi un incrementeo teoretico della popolazione canina totale in Germania di ca. 457.432,41 animali all'anno.

Conteggio al contrario : Con una mortalità di massimo 441.666,66 cani c'è un incrementi di 715.000 cani. Quindi in questo caso si ottiene un incremento teorico della popolazione canina totale in Germania di ca 273.333,34 cani all'anno.

Valori teoretici /chiarimento: A molti cani importati, anche a causa dello stresso del trasporto e del nuovo ambiente, si conclama un'infezione che magari era latente. Molti cani importati a causa del loro imprinting e/o loro storia precedente non riescono ad adattarsi al tipo di vita tedesco. Molti di loro , a causa di quante appena detto, vengono qualificati come cani con problemi comportametnali non curabili e soppressi ufficialmente o ufficiosamente. Comunque molti di questi spariscono. Naturalmente questo riduce la "media" della longevità.

La media della longevità si riduce naturalmente anche a causa dell'importazione di cani anziani e malati. Molti animali che hanno subito danni precedentemente in rifugi dei paesi dell'est e del sud, in Germania vivono solo pochi anni.

Non si riescono a trovare dati attendibili medi. Noi riduciamo i dati suddetti riguardo l'incremento teoretico di 150.000 animali l'anno.

Restano quindi 307.432, ma minimo 123.000 cani all'anno, il cui destino non è chiaro e lo rimarrà sempre.


Sembra certo solo che :

· Non vengono soppressi ed eliminati secondo la legge. Un volume di minimo 123.000 corpi di animali l'anno non potrebbero passare inosservati alle ditte di smaltimento e verrbero resi pubblici..
· Non si trovano in rifugi tedeschi, poiché questi ultimi con un volume minimo di 123.000 animali nel giro di un anno sarebbero al collasso.
· Non vengono uccisi privatamente e sotterrati.Un numero di persone così alto non potrebbe farlo e nemmeno esistono tanti terreni privati
· Una parte dei cani viene nutrito con prodotti alimentari normali e non sono registrati. Ma il loro numero non è statisticamente rilevante.
· In Germania spariscono annualmente tra 307.432 e 123.000 cani, pare nel nulla. Si suppone con grande probabilità che la maggior parte di questi cani provenga dalla protezione animale..

Quasi tutti i cani della cosiddetta protezione animale fatta all'estero vengono importati ufficiosamente, spesso illegalmentein Germania. A fronte di una politica non trasparente della politica di importazione ed affido da parte delle organizzazioni per la protezione animale, c'è l'inspiegabile sparizione di un numero che va sino a 307.432 cani all'anno.

Il sospetto sempre più incessante espresso dia associazioni per la protezione animale straniere e da istituzioni statali, che animalisti tedeschi cedono molti dei cani importati a stabulari e facoltà veterinarie, sembra si stia rafforzando. Almeno associazioni protezionisitiche tedesche, a causa del loro modo di agire, non sono in grado né di smentire questo sospetto e né giustificare le accuse. E nemmeno l'invio di lettere di protesta con allegate foto di cani felicemente adottati servono più a qualcosa. Non in questa quantità enorme e ancora meno senza poter dimostrare la provenienza e l'identitò di ogni singolo cane. Ma proprio quest'ultimo gli animalisti non l'hanno. Non se i cani sono stati importati o esportati illegalmente.

Alle associazioni animaliste non resterà altro da fare che cambiare radicalmente il proprio modo di agire a di intraprendere con le autorià piuttosto una comunicazione invece di un confronto Le autorità , se nulla cambia, sono costrette a vietare tutte le esportazioni di animali randagi.

Fonte http://www.tierschutz-schattenseiten.com/

Enpa, petizione contro la deportazione di cani all'estero

LA ZAMPA.IT 26 GIUGNO 2009

Enpa, petizione contro la deportazione di cani all'estero
Al via la petizione
«Ti deporto a fare un giro»

E' stata promossa dall’Enpa (Ente nazionale protezione animali), attraverso il proprio sito Web, la petizione «Ti deporto a fare un giro» rivolta al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e al Sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, per fermare il fenomeno delle finte adozioni e della deportazione all’'estero degli animali domestici italiani.
La petizione, che in poche ore ha raggiunto circa centinaia adesioni, si prefigge di fermare un
«fenomeno ancora poco conosciuto al grande pubblico ma non per questo meno allarmante».
«Sono milioni gli animali, raccolti in strada, nei canili o presso privati che non sanno più cosa farsene, prelevati durante un’uscita da casa. - afferma l’Enpa - A scadenze fisse, carichi
di cani e gatti partono, senza documenti, da ogni regione d’Italia.
Appena passato il confine, diventano l’oggetto di un commercio assai vantaggioso». «Quello che dovrebbe essere un "rimborso spese" può arrivare fino a 350-400 euro per un meticcio qualunque, indipendentemente dall’età o dallo stato di salute», rileva l’'associazione. «In materia di tutela degli animali - commenta l’Enpa - l’'Italia ha le leggi più avanzate d’Europa; tuttavia il nostro Paese non è esente da colpe che si chiamano abbandono e randagismo. Troppi Comuni e Asl sono ancora inadempienti rispetto ai loro obblighi di tutela e di vigilanza. Così, il rimedio è semplice ed economico: eliminare il problema chiudendo gli occhi sulla deportazione all’estero degli animali in soprannumero».

PETIZIONE

da Giorgia da Civitanova Marche (MC):

Iniziativa lodevole dell'ENPA a cornice di quanto ci viene illustrato da anni da Bairo. Una lotta senza fine fintanto non si vedranno schierate tutte le associazioni, partendo prioritariamente
da quelle a livello nazionale, per un unico scopo senza scendere a compromessi o accettare soluzioni a mezza asta che risolvono solo il randagismo italiano ma non lo stato reale dei "randagi". La petizione è quindi un mezzo per far sentire la voce di tutti a difesa degli animali
e portarla nella sede appropriata che vedrà in tal modo la reale volontà dei veri animalisti i quali, altrimenti, non avrebbero possibilità alcuna di far udire il proprio grido di sdegno contro una delle più aberranti pratiche umane.
Uniti quindi con l'ENPA e con lo stesso BAIRO al quale, l'ENPA, attraverso alcuni suoi rappresentanti che hanno contattato il nostro piccolo Circolo, riconosce "tutto il
merito che gli spetta per il "lavoro" di tutti questi anni".
Giorgia, Circolo Legambiente Sibilla Aleramo, Civitanova M.

giovedì 19 marzo 2009

No allo stabulario all'Universita di Trieste

Vogliamo un'universita' luogo di cultura non di tortura
No allo stabulario all'Universita di Trieste

Nell'ambito dell'Universita' degli Studi di Trieste vi e'
anche uno Stabulario, cioe' un allevamento di animali da laboratorio
destinati alle sperimentazioni in vivo, che opera su autorizzazione del
Comune e del Ministero della Salute anche come stabilimento
utilizzatore degli animali per esperimenti autorizzati dal Ministero o
su semplice autocertificazione.
Lo stabulario di Trieste, che e'
dotato anche di sale di sperimentazione e sala operatoria, alleva ed
usa anfibi, polli (pulcini), topi, ratti, cavie, conigli e opossum.
Dal 2004 l'Universita' di Trieste e' inoltre membro fondatore di un
Centro Interuniversitario per la Sperimentazione Animale che comprende
anche Padova e Verona, dove ha sede un centro ricerche della
multinazionale farmaceutica Glaxo che risulta autorizzato all'utilizzo
di cani, gatti e scimmie.
Gli animali che non muoiono negli esperimenti
vengono uccisi per fine studio, espianto di organi, malattia, o per
semplice soprannumero, tramite asfissia con anidride carbonica,
torsione del collo, decapitazione, eutanasia chimica.
La fatiscenza
dello Stabulario dell'Universita' e' comunque tale che nel 2000 e 2006
vi si sono dovute realizzare opere urgenti di messa in sicurezza, e gli
animali gia' reclusi e destinati a sorte atroce vi sono tenuti in
condizioni di sovraffollamento dichiarate 'ai limiti della chiusura',
con problemi di igiene tali che nel 2007 sono costati ben 50.000 euro.
L'Universita' prevede la demolizione, la ricostruzione e l'ampliamento
dello Stabulario per una spesa totale di 950.000 euro (circa 1.900
milioni di vecchie lire) di fondi regionali e ministeriali, in due
lotti di lavori: il primo, di circa 460.000 euro, risulta finanziato,
mentre al secondo la Regione Friuli Venezia Giulia ha gia' destinato
386.000 euro, ed altri 72.000 dovrebbero venire dal Ministero.Mentre
mancano fondi per le piu elementari necessita della didattica : le
strutture sono fatiscenti , non ci sono fondi per il materiale
bibliotecario sempre piu ridotto , i riscaldamenti non funzionano e
.....
Invece di sviluppare metodi alternativi alla sperimentazione
animale come previsto anche dalle linee guida del comitato etico
d'ateneo l'universita di Trieste costruisce un nuovo lager per animali.
Tutto questo per gli enormi interessi economici che gravitano attorno
alla sperimentazione animale
L'ampliamento dello stabulario e' anche
figlio di una retorica che vuole presentare l'Universita' di Trieste e
le strutture scientifiche che gravitano attorno a questa come baluardi
della ricerca scientifica.
Ricerca vista come bene assoluto e in quanto
neutrale superiore alle considerazioni etiche e politiche
Mentre la
scienza e le ricerche scientifiche come ogni altra forma di produzione
umana e' soggetta ad interessi economici e politici , parlare di
ricerca scientifica come di qualcosa di neutrale votato solo al bene
dell'umanita e' pura falsita' o - nella migliore delle ipotesi - un
segno d'ignoranza ed ingenuita'.
Non vogliamo sprecare ulteriori parole
contro la crudele pratica della sperimentazione animale: la rete e
testi molto autorevoli forniscono un'ampia argomentazione in materia .
Vogliamo solo mostrarvi un filmato che mostra tutta la crudelta' della
sperimentazione animale
Scarica il filmato da questo indirizzo
internet :
Clicca sulla scritta ''mouse bleeding'' sottolineata in
blu. ( forse verrà tolto per ovvi motivi, visto il girare di questa
segnalazione )
La crudelta' e l'orrore di questo filmato sono
ulteriormente amplificate dal fatto che queste immagini non sono state
rubate da qualche animalista infiltrato come spesso avviene in questi
casi: al contrario, il filmato che vedrete si trova nella pagina
dedicata allo stabulario del sito web del universita di Trieste.
Il
video vuole pubblicizare l'attivita' dello stabulario, farne una
dimostrazione di prestigio per l'universita' , mostrando una totale
apatia verso la sofferenza di un essere indifeso.
I vivisettori sono
talmente privi di coscienza etica e sicuri del loro operato che non
pensano nemmeno per un attimo che queste immagini possono solo
suscitare orrore e disgusto nei visitatori del sito!
Non ci sono parole
per descrivere la freddezza e la crudelta' di queste immagini.
Mostriamo il nostro disgusto scrivendo al rettore (rettore@units.it) e
all'ufficio relazioni con il pubblico del universita' di trieste
(urp@units.it) per chiedere il blocco del progetto del nuovo stabulario
e la fine della sperimentazione animale all'interno dell'universita!
Nelle e-mail non siate offensivi ma mostrate cortesemente la vostra
opposizione alla vivisezione
L'universita e' molto attenta alla
propria immagine pubblica: se sveliamo cosa si cela dietro a questa
candida facciata, il progetto dello stabulario potrebbe trovare seri
problemi.
Lo stabulario macchia di sangue l'immagine dell'Universita
di Trieste
A questo indirizzo trovate il "listino Prezzi"...........
non ho parole !!!! http://www2.units.it/~cspa/stabulario/TarifStab.pdf