Pluto Progetto Fauna onlus

Pluto Progetto Fauna onlus, costituita nel 1991, è una onlus che si occupa di tutelare gli animali abbandonati e prevenire il randagismo. Responsabile della gestione del Rifugio Pluto House sino al marzo 2007, oltre ad aver provveduto all'intervento, cura, mantenimento e affidamento di oltre 6500 animali abbandonati, si occupa da sempre della promozione delle adozioni, della prevenzione degli abbandoni, dell'incentivazione delle sterilizzazioni, della salvaguardia delle colonie feline. Opera anche a livello preventivo, attuando campagne di sensibilizzazione e informazione nelle scuole di ogni ordine e grado e organizzando eventi formativi per i cittadini. PER INFORMAZIONI 347.8439127 plutohouse@hotmail.it
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martedì 17 maggio 2011

I nostri randagi all’estero: fenomeno anche marchigiano

Comunicato stampa : I nostri randagi all’estero: fenomeno anche marchigiano

“Felici adozioni all’estero” concentrati nella maggior parte in Germania ed a seguire Austria e Svizzera ove chi se ne appropria è tenuto a pagare una cifra attorno ai 250,00-300,00 € definita “nominale di pagamento”.

“Svuotare” i canili e trovare casa ai nostri randagi ad enormi distanze e la mancanza oltre Alpe di un’anagrafe canina, obbligatoria nel nostro Paese, possono far nascere seri dubbi sulla rintracciabilità degli stessi e dato che per la maggior parte si tratta di animali in età avanzata, sofferenti di patologie fisiche o psicologiche, recanti veri e propri handicap i dubbi si ampliano.

La realtà del randagismo in quelle Nazioni può essere paragonata ai nostri numeri e nota è la difficoltà in cui versano canili stranieri: stracolmi i rifugi presenti sempre più oberati dal drastico aumento di animali ceduti per motivi finanziari ed un netto calo delle adozioni.

Qualsiasi allevatore di animali europeo, persona od Ente che abbiano ricevuto autorizzazione, ha la possibilità di diventare fornitore di laboratori, prelevare animali dai canili o accettarli da privati (Gazzetta ufficiale federale I, pag 1950). La legge 116 sulla sperimentazione e l’attuale Direttiva Europea stilata dalla U.E. lo permettono. In Italia, prima della nuova Legge appena varata, non era possibile utilizzare per usi sperimentali cani e gatti provenienti dalle strutture pubbliche come decretato dalla legge 281/91 sul randagismo ma tale normativa nazionale inesistente in altri paesi fa sì che ogni volta che l`animale supera la frontiera non vi è alcuna possibilità di controllarne la destinazione: i nostri organismi ufficiali preposti al controllo non hanno ovviamente alcuna probabilità di operare in territorio straniero e facilmente può accadere quanto riscontrato nella città di Gunzwil (Svizzera) dove sono stati abbattuti 24 cani provenienti dall’Italia con la motivazione: capacità del canile superata e cani randagi italiani non “piazzati”.

Cani dunque che oltrepassano i confini della nostra penisola non per essere adottati da famiglie disposte a tenerli come è nostra abitudine bensì accolti nei così detti “stalli” in attesa di trovare adozioni, di finire soppressi se la richiesta non arriva, di finire i propri giorni a disposizione degli stabulari dato che non tutti sanno quanto la legge tedesca di tutela degli animali sia elastica in materia di sperimentazione. A noi basta sapere che, una volta divenuto merce, l'animale perde ogni diritto alla tutela, qualunque sia la sua destinazione. E che ci si fa beffe della Repubblica italiana e delle sue leggi.


Le pagine del web sono diventate un unico tam tam che ripete incessantemente l’imperativo :” svuotare i canili”, uno slogan che più che concentrare l’essenza sul benessere animale, porta a tradurre l’appello come” svuotate i magazzini con stoccaggi”. Un movimento che sembra sfuggire a qualsiasi controllo e che si sta attuando anche nella nostra zona dopo aver interessato altre province marchigiane ed è per questo che riteniamo giusto che si sappia che cani storici, di cui molti hanno ancora memoria, come Bianca, anni 7, Mercoledi anni 18, Wanda anni 7, Mirian anni 7, Beba anni 11, Sara anni 9, Karol anni 13, Marcus anni 11, Romeo anni 12 e molti altri ancora , proposti su siti stranieri con la stessa nominale di pagamento, non potranno mai essere seguiti nel loro affido ed essere controllati nella loro gestione, come d’obbligo dal nostro Regolamento Regionale: ogni traccia persa.

Giusto che gli Enti preposti localmente alla gestione del randagismo e responsabili del benessere animale, Sindaci ed Asl, sappiano che molti di quei musi che hanno fatto raccogliere dalla strada ed ospitato in un rifugio, che hanno curato e sfamato a spese dei residenti, hanno percorso in media 1.500 Km di sola andata anche se ai loro occhi l’uscita dalla recinzione di una struttura potrebbe apparire un semplice affido da una asl locale ad una asl limitrofa. Alcuno che si preoccupi di verificare il proseguo del viaggio.

Un ultimo appunto: tenete ben stretto il vostro animale, potrebbe trovarsi nel giro di pochi giorni in “terra straniera”.

venerdì 13 maggio 2011

Smarrito Buck





Gentili Signori,
mi appello a Voi affinché possiate essermi d'aiuto nella difficile operazione di ricerca del mio cane Buck, un meticcio
bassotto (taglia piccola) maschio di 10 anni che pesa circa 10 kg di manto rasato color champagne e bianco, munito di microchip (n° 981100000441601), scomparso da Trodica di Morrovalle (MC) nella sera del 4 febbraio 2011.

Da quel giorno, lo sto cercando disperatamente ed ininterrottamente.

Dopo averne segnalato lo smarrimento alle autorità competenti, al servizio veterinario dell' ASUR di residenza
(Zona Territoriale n° 8 di Civitanova Marche), diffuso volantini fittissimi spingendomi anche in Comuni lontani, lanciato appelli in radio e giornali locali, scritto a diversi veterinari della provincia di Macerata e di Fermo nonché a gran parte dei canili della Regione Marche, sono ad informare le Associazioni Animaliste come la Vostra che in queste circostanze sono di grande aiuto per i cittadini.

In questa circostanza, per avere da parte vostra un maggior supporto, è opportuno che vi dia indicazioni importanti sul mio amato cane. Dunque, vi comunico, che sono venuto a conoscenza della possibilità (seppur rara) di espulsione del microchip nonché dell'evenienza che questo si sia danneggiato durante un ferimento o una colluttazione con altri
cani.

Poiché Buck alcune volte è rientrato a casa ferito, il veterinario che lo ha curato per dieci anni, informato della sua
scomparsa, mi ha edotto sulla concreta possibilità che la capsulina identificativa del cane sia danneggiata, non avendo il dottore provveduto, nel corso delle recenti visite, a controllarne la funzionalità.

Ritengo, pertanto, utile informare tutte le strutture che accolgono cani abbandonati: potrebbe essere accaduto che Buck,
avendo il microchip danneggiato, risulti abbandonato e si trovi presso un qualunque canile o che vi faccia ingresso nel prossimo futuro.
Inoltre, reputo appropriato, mettere al corrente più veterinari possibili, ed oltre ciò, informare anche tutti gli esercenti che hanno a che fare con gli animali ed i cani in particolare.

Alla luce di quanto esposto, Vi allego le foto del mio cane e il volantino che ho diffuso al fine di ritrovarlo, chiedendo cortesemente di diffonderlo alle strutture ed agli esercenti sopramenzionati di Vostra conoscenza,
ed ovunque riterrete vantaggioso, concedendovi l'autorizzazione fin d'ora, anche a pubblicarlo in siti Web, Facebook (mi trovate all'indirizzo BUCK EDO), giornali e su qualsiasi altro canale che possa raggiungere più persone possibile.

RingraziandoVi anticipatamente per la Vs preziosissima collaborazione, scrivo il mio numero di cellulare: 335 7022799.

Cristian Temperini
Via Mameli n° 23
62010 - Trodica di Morrovalle (Macerata)
Tel. Mobile 335 7022799
facebook: Buck Edo
cristian_temperini@alice.it

lunedì 8 novembre 2010

IL CANILE DI STATTE GESTITO IN MODO IRREGOLARE?

IL CANILE DI STATTE GESTITO IN MODO IRREGOLARE?

http://www.pugliapress.org/2010/11/06/il-canile-di-statte-gestito-modo-irregolare/

Sono mesi, forse anche più di un anno, che Gianpaolo Vietri, consigliere comunale d’opposizione (pdl), studia il problema randagismo, con particolare riferimento alle questioni amministrative, e dopo aver raccolto una quantità rilevante di documentazione, esibisce in conferenza stampa, dati, fatture, atti, dai quali emergono una serie di interrogativi. Domande che lo stesso Vietri, dopo aver avuto una serie di spiegazioni dal dirigente del settore, dott.ssa Anna Maria Franchitto, in sede di audizione della commissione garanzie, ha rivolto direttamente, con una interrogazione a risposta scritta, al sindaco Stefàno. L’obiettivo principale di Vietri è conoscere lo stato dei fatti in riferimento particolare alla gestione del canile ubicato in zona Leucapside nel territorio di Statte, attualmente affidato dall’ Associazione Nazionale Tutela Animali. Due i quesiti più rilevanti: 1)quale regime amministrativo-contrattuale-convenzionale è utilizzato per l’affidamento della gestione dopo il suo dissequestro; 2) quali verifiche sono state effettuate sull’effettivo numero di cani ospitati e regolarmente riconosciuti in fase di pagamento da parte del Comune di Taranto.

“Innanzitutto”, afferma Vietri in una lunga e dettagliata memoria consegnata ai giornalisti “va rilevato che la struttura in località Leucaspide è sprovvista di autorizzazioni, in quanto mancante dei requisiti minimi igienico-sanitari previsti per le strutture rifugio, e che all’interno vi sono pannelli di cemento-amianto non incapsulati…; non a caso la struttura è stata, in passato, posta sotto sequestro dal N.I.R.D.A. del Corpo Forestale dello stato e la gestione affidata, dalla Autorità Giudiziaria, in custodia all’ANTA. ” Il primo punto inserito nella richiesta rivolta al sindaco quindi fa riferimento alla assenza di atti amministrativi; Vietri chiede a Stefàno: “se esiste un atto di adeguata valenza amministrativa che regoli il rapporto della amministrazione comunale con l’ANTA dalla data di dissequestro del canile ad oggi…o se invece l’ Amministrazione ha ritenuto una semplice lettera dell’ assessore Contino sufficiente a legittimare il pagamento delle somme richieste dall’associazione ANTA negli ultimi due anni” Si passa poi all’aspetto numero di cani ospitati; La legge regionale nr. 12/1995, ribadita con altro provvedimento normativo nr. 26/2006, stabilisce che le strutture rifugio debbano ospitare al massimo 200 unità. Vietri rileva che l’ASL nel novembre del 2008 ha censito nr. 225 cani di Taranto ospitati nel canile di Statte. Nel dicembre del 2009 il comune di Taranto ha riconosciuto il pagamento della retta di mantenimento per un totale di 367 cani, quindi 167 più del limite di legge. La seconda domanda al sindaco quindi è la seguente: “come mai il numero dei cani a carico del comune di Taranto risulta notevolmente maggiore rispetto a quanto comunicato dalla ASL-TA1 nel novembre 2008 in presenza di un divieto di introdurre ulteriori animali all’interno della struttura?” Domande non di poco conto quindi che attengono aspetti di legittimità amministrativa. Nel documento infine si evidenziano alcune discrasie in riferimento alla spesa per i canili. Per la struttura gestita, non si sa a questo punto a che titolo, dall’ ANTA, il comune riconosce 2,23 euro giorno a cane più le spese di mantenimento della struttura. Al canile privato invece viene riconosciuta una retta pari a 1,77 euro giorno/cane che comprende l’ammortamento per la costruzione del rifugio e tutte le spese di gestione e manutenzione. La domanda che Vietri a questo punto aggiunge è quale utilità derivi dall’affidare la gestione della struttura ad una organizzazione onlus. Tocca ora al sindaco rispondere.

Ecco gli angeli-salvacavalli contro l'inferno dei mattatoi

IL GIORNALE
4 NOVEMBRE 2010

Ecco gli angeli-salvacavalli contro l'inferno dei mattatoi
Si chiamano Horse Angel e lottano per evitare che gli animali, un tempo protagonisti negli ippodromi, vengano ora macellati

Oscar Grazioli

Ho scritto numerose volte (ma repetita
iuvant) che, quando non si è vegetariani, fare delle distinzioni nel
mangiare la carne di questo o di quella specie animale diventa un
problema eticamente molto complesso e delicato. Una delle mie nipotine,
di 11 anni, che ha deciso, in modo del tutto autonomo di approdare al
vegetarismo ha lasciato una decina di commensali allibiti e senza
parola, quando, di fronte a due fettine di carne bianca, ha affermato a
voce alta e priva di alcun timore: «Forse che il tacchino ha meno
diritti di altri animali? Si può avere un po' di formaggio, per
favore?».
D'altronde, pur riconoscendo le ragioni etiche della precoce
ragazzina, quando penso alla straordinaria importanza che ha avuto il
cavallo nella storia dell'uomo, non posso esimermi dal tributargli un
altrettanto straordinario rispetto. Il cavallo ha permesso all'uomo di
spostarsi, di muoversi, di fuggire e di trovarsi, ha concesso ai popoli
di coprire distanze infinite. Senza il cavallo l'uomo non sarebbe
l'uomo. Nessuno può sindacare se chi sente nel profondo, questo debito
di riconoscenza evita di mangiare carne di cavallo e così pure di asino
e mulo, altri animali che vantano enormi crediti verso l'umana specie.
Per decine d'anni medici ignoranti hanno consigliato il pesto di
cavallo crudo «che fa buon sangue» e la gente si ammalava di
trichinellosi e salmonellosi.
Il problema della carne di cavallo è
complicato dal fatto che gli equini impiegati nell'attività sportiva
finiscono regolarmente sulle tavole, spesso dopo avere assunto agenti
dopanti d'ogni tipo, compreso il Viagra, come accertato qualche tempo
fa nell'ippodromo semiclandestino di Napoli, dove 80 cavalli sono
risultati positivi alla pillola blu. Se qualcuno dovesse pensare che le
corse clandestine, il doping e i macelli nei garage sono un fenomeno
che riguarda pochi criminali, sbaglierebbe di grosso. Sì certo,
riempire di Viagra un cavallo, spremerlo come un limone e quando
polmoni e cuore non ce la fanno più, inviarlo in un lurido «basso» a
finire la vita appeso al gancio, è roba da criminali. Ma c'è un altro
tipo di criminalità che si fa fatica a definire tale solo perché la
legge non la vieta. Come è possibile allenare un cavallo, stargli
vicino la notte prima della corsa, abbracciarlo quando vince, per poi
accompagnarlo in macello solo perché si è lacerato un piccolo tendine
che
non gli permetterà più di piazzarsi? Con quale coraggio lo si
guarda negli occhi e gli si allunga l'ultima pacca spingendolo davanti
alla pistola, mentre lui scalpita e indietreggia perché sente il puzzo
della morte? Con il coraggio d'essere vigliacchi.
I cavalli indirizzati
verso l'attività agonistica avrebbero diritto, una volta finita la
carriera, a un onorato riposo e possibilmente non quello eterno. Per
questo principio sostanzialmente scendono in campo gli Horse Angels,
l'Associazione per la Protezione degli Equidi e numerose altre
organizzazioni animaliste che hanno indetto, per il 14 novembre a Roma,
la sfilata di un corteo, dall'ex galoppatoio di Villa Borghese a Piazza
di Siena, per dire di no alla macellazione dei cavalli sportivi. Si
calcola che, in Italia, 100.000 cavalli all'anno finiscano nel circuito
della macellazione, più o meno legale. Il corteo terminerà con la
consegna delle migliaia di firme raccolte a favore della proposta
dell'on. Frassineti (Pdl) contro la macellazione degli equidi e per il
riconoscimento del cavallo come animale d'affezione. Speriamo sia una
lungo, pacifico e ascoltato corteo.

giovedì 30 settembre 2010

appello per 2 pony

Abbiamo necessità di trovare casa a 2 pony maschi non castrati, di
colore sauro e palomino di pressappoco 11 anni. Sono di carattere
docile e affettuosi e sono abituati a stare insieme. Chi fosse
disponibile, è invitato a scrivere a bairos@tin.it lasciando i recapiti
telefonici.

giovedì 16 settembre 2010

esperimenti con aminali: risposta di Oreste Rossi

Direttiva sulla nuova legge esperimenti con aminali: risposta di
Oreste Rossi
Mi spiace essere stato oggetto di insulti gratuiti di
persone in cattiva fede, o disinformate relativamente al voto che ho
espresso su tale direttiva.
La legislazione esistente nella maggior
parte dei paesi europei era lacunosa e senza alcun rispetto riguardo
gli animali usati a fini scientifici. Tra le novità introdotte nel
testo approvato in via definitiva, vorrei sottolineare che si
promuovono metodi alternativi di ricerca e riduzione del dolore
inflitta alle cavie (90% sono topi), si riduce l'uso dei primati, che
possono essere testati solo quando é scientificamente provato
impossibile l'uso di tecniche alternative, si classificano le gravità
delle procedure e si assicurano ispezioni regolari senza preavviso in
almeno 1/3 dei laboratori ogni anno.
È evidente a chiunque si informi
che questa nuova legislazione individua un punto di equilibrio tra la
protezione degli animali e la necessità della ricerca scientifica.
È
chiaro che se si devono sperimentare nuovi farmaci o tecniche di cure
non si può di certo farlo usando gli esseri umani.
Quello che mi chiedo
e che chiedo a coloro che mi hanno coperto di insulti e minacce, come
mai non si siano fatti sentire con la stessa intensità e virulenza, ad
esempio sulla macellazione rituale, pratica questa si perfettamente
inutile, che comporta lo sgozzamento di animali vivi per motivi
religiosi. Forse i 30 minuti di agonia che patiscono gli animali
sgozzati con la macellazione rituale non pesano sulle coscienze dei
cosiddetti animalisti?
Analizzando inoltre il percorso legislativo
della direttiva, vorrei ricordare che il testo in prima lettura é stato
approvato nella precedente legislatura, quindi da deputati diversi da
quelli attuali, con un voto (31 marzo 2009) in Commissione Agricoltura,
a cui ha fatto seguito l’approvazione a larghissima maggioranza, in
seduta plenaria a Strasburgo, il 5 maggio 2009 con 540 voti a favore,
66 contrari e 34 astensioni.
Nel quadro della procedura di codecisione
il Consiglio ha poi approvato la posizione comune il 3 giugno 2010.
Tale testo é stato in seguito approvato in seconda lettura dalla
Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, senza nessuna modifica
a larghissima maggioranza da tutti i gruppi politici, il 12 luglio 2010
con 28 voti a favore, 4 astenuti e 0 contrari.
Ultimo passaggio, l’
approvazione definitiva lo scorso 8 settembre durante la sessione
plenaria a Strasburgo, anche in questo caso a larghissima maggioranza.
Per completezza d'informazione e di chiarezza, vi indico il link che vi
permetterà di avere l’intero ciclo di vita della proposta di direttiva,
i suoi contenuti, le sue novità e i cambiamenti intervenuti nel corso
del tempo, Così potrete verificare i miglioramenti (per gli animali)
apportati da questa nuova direttiva rispetto la precedente.
Oreste
Rossi

FederFauna deposita esposto su caso Guberti e da il via ad animalistopoli

POLITICAMENTE CORRETTO
15 SETTEMBRE 2010

FederFauna deposita
esposto su caso Guberti e da il via ad "animalistopoli"

Su
associazioni animaliste e interessi economici e di potere celati da
quelli sbandierati in difesa degli animali.7 le Procure interessate, 29
le pagine di esposto, 462 gli allegati, 1 cd con filmati e tantissime
foto, 10 le persone chiamate direttamente a testimoniare, piu' tutte
quelle che vorranno sentire i Magistrati. Questi sono i numeri
dell'ultimo esposto depositato da FederFauna per fatti avvenuti da fine
dicembre 2008 ad oggi, sul caso dei pointer dell'allevamento Del Vento
di Ravenna e sui tanti dubbi emersi in merito alla gestione del
sequestro e degli animali, da parte di agenti della Forestale e di
associazioni animaliste. L'esposto, assieme ad altri numerosi atti
giudiziari collegabili, tra esposti e querele depositati in questi
mesi, potrebbe accorparsi in un'unica maxi inchiesta che qualcuno ha
gia' battezzato "animalistopoli". Ricordiamo tra questi l'esposto
depositato a inizio giugno dall'europarlamentare Sergio Berlato, per
denunciare il coinvolgimento di animalist
i nella tratta clandestina di
cani randagi dall'Italia verso l'estero e quello depositato a luglio
dall'Associazione Cacciatori Lombardi, sempre assieme a FederFauna, in
merito ai benefici economici delle associazioni animaliste onlus a
fronte di loro posizioni e iniziative che ben poco avrebbero di
utilita' sociale (basato anche sulle interrogazioni del Senatore
Valerio Carrara). Tali atti, nel complesso, puntano a far luce su
interessi economici e di potere, da parte di tante associazioni
animaliste, che si celano sotto quelli sbandierati in difesa degli
animali, e a denunciare reati, che per portare benefici a qualcuno,
producono danni o ingiustizie per numerosi onesti cittadini e nessun
reale vantaggio per gli animali. L'annuncio dell'esposto sul caso
Guberti, caso che ha generato anche diverse interrogazioni da parte di
parlamentari dell'UDC, del PDL e della Lega Nord, viene dato poco prima
che torni in discussione al Senato un Ddl chiamato "ratifica di
convenzione europea sugli
animali da compagnia del 1987", che di
ratifica ha ben poco visto che le leggi italiane in oltre vent'anni
hanno raggiunto e superato i suggerimenti dell'Europa, ma che propone
una modifica del codice penale. Tale modifica potrebbe parificare per
gravita' un reato doloso ad uno colposo nel caso del maltrattamento di
animali e rendere quindi ancor piu' facile sequestrare animali di
proprieta' da assegnare alle associazioni animaliste, le quali
potrebbero anche richiedere le spese di mantenimento (senza limite
fissato) a chi ha subito il sequestro. Per quanto riguarda gli esposti,
visti i numerosi nomi noti che contengono, tra i quali anche quelli di
persone facenti parte della pubblica amministrazione e vista anche la
pesantezza dei reati sui quali vogliono far luce, FederFauna si e' gia'
proposta di organizzare a breve alcune conferenze stampa.

lunedì 13 settembre 2010

Vivisezione: la lista dei firmatari

L'UNITA'
13 SETTEMBRE 2010

Vivisezione | La lista dei firmatari
italiani
Ecco l'elenco dei deputati italiani che hanno votato la nuova
direttiva sulle sperimentazioni sugli animali.

1-Gabriele ALBERTINI
(PdL)
2-Roberta ANGELILLI (PdL)
3-Alfredo ANTONIOZZI (PdL)
4-
Raffaele BALDASSARRE (PdL)
5-Paolo BARTOLOZZI (PdL)
6-Sergio BERLATO
(PdL)
7-Vito BONSIGNORE (PdL)
8-Antonio CANCIAN (PdL)
9-Giovanni
COLLINO (PdL)
10-Lara COMI (PdL)
11-Carlo FIDANZA (PdL)
12-
Elisabetta GARDINI (PdL)
13-Salvatore IACOLINO (PdL)
14-Giovanni LA
VIA (PdL)
15-Barbara MATERA (PdL)
16-Mario MAURO (PdL)
17-Erminia
MAZZONI (PdL)
18-Alfredo PALLONE (PdL)
19-Aldo PATRICIELLO (PdL)
20-
Licia RONZULLI (PdL)
21-Potito SALATTO (PdL)
22-Amalia SARTORI (PdL)
23-Marco SCURRIA (PdL)
24-Sergio Paolo Francesco SILVESTRIS (PdL)
25-
Salvatore TATARELLA (PdL)
26-Iva ZANICCHI (PdL)?
27-Mara BIZZOTTO
(Lega Nord)
28-Mario BORGHEZIO (Lega Nord)
29-Lorenzo FONTANA (Lega
Nord)
30-Claudio MORGANTI (Lega Nord)
31-Fiorello PROVERA (Lega
Nord)
32-Oreste ROSSI (Lega Nord)
33-Matteo SALVINI (Lega Nord)
34-
Giancarlo SCOTTÀ (Lega Nord)
35-Francesco Enrico SPERONI (Lega Nord)
36-Sergio Gaetano COFFERATI (PD)
37-Luigi BERLINGUER (PD)
38-Paolo DE
CASTRO (PD)
39-Roberto GUALTIERI (PD)
40-Pier Antonio PANZERI (PD)
41-Mario PIRILLO (PD)
42-Gianni PITTELLA (PD)
43-Vittorio PRODI (PD)
44-David-Maria SASSOLI (PD)
45-Carlo CASINI (UDC)
46-Antonello
ANTINORO (UDC)
47-Luigi Ciriaco DE MITA (UDC)
48-Vincenzo IOVINE
(IdV)
49-Pino ARLACCHI (IdV)
50-Herbert DORFMANN (SVP)
51-Clemente
MASTELLA (UDE)
52-Magdi Cristiano ALLAM (Io Amo l’Italia)"


IL
GIORNALE
13 SETTEMBRE 2010

Sperimentazione sugli animali, infamie al
condizionale

Caro dottor Granzotto, rispondendo alla lettrice Isabella
D’Onofrio lei si impegnò a «spulciare» il sito Internet del Parlamento
europeo per stanare i «disonorevoli» che hanno votato la direttiva
sulla sperimentazione sugli animali, cani e gatti randagi in
particolare. Nel caso avesse avuto successo, fornirebbe a noi lettrici
e lettori amanti degli animali i risultati della sua ricerca?
e-mail
Sì, certo, gentile lettrice, anche se non sono molto soddisfatto dei
risultati. Resta confermato in base all’articolo 11 paragrafo 1 secondo
comma della risoluzione, che su rane, topi, porcellini d’India,
criceti, gerbilli della Mongolia, primati (ovviamente non umani), cani
e gatti è consentita la sperimentazione e «la ricerca di base e per la
cura di malattie, i test di efficacia dei farmaci, l’insegnamento
superiore e le indagini medico-legali». Si legge poi che «poiché gli
antecedenti di animali allo stato selvatico o divenuti randagi delle
specie domestiche non sono noti e la loro cattura e detenzione negli
stabilimenti ne accresce l’angoscia, essi non dovrebbero essere usati
nelle procedure». L’uso dell’ipocrita, mascalzonesco condizionale in
luogo del presente indicativo lascia ovviamente mano libera e pertanto
la vedo brutta per cani e gatti randagi. E a proposito di condizionali,
senta qua: «I metodi scelti dovrebbero, per quanto possibile, evitare
come punto finale la morte
dovuta alle gravi sofferenze causate».
Dando dunque per scontate le gravi sofferenze, la morte dovrebbe essere
evitata «per quanto possibile». Ma si può? Il suggello a una direttiva
alla carlona, tutto fumo di buone intenzioni e alcun arrosto che in
pratica lascia campo libero alla sperimentazione «dura» sugli animali è
la raccomandazione finale: «Per permettere alle autorità competenti di
monitorare il rispetto della presente direttiva, se possibile ogni
stabilimento dovrebbe registrare con cura il numero di animali, la loro
origine e la loro sorte». Se possibile. Dovrebbe. Ma a questo punto non
potevano, gli europarlamentari, sintetizzare la legge in un semplice
semplice: «Fate quello che vi pare»?
Comunque, è andata come è andata,
gentile amica: con soddisfazione degli onorevoli parlamentari europei,
la risoluzione è passata alla grande. Impossibile, nonostante i suoi
continui richiami alla trasparenza, trovare nel sito dell’Unione
europea il dettaglio del voto. A dire la verità, nemmeno il risultato
finale, quanti «sì», quanti «no» e quanti «astenuti» (e meno che mai il
numero dei presenti in aula, probabilmente perché, al solito,
semideserta). Dobbiamo quindi accontentarci delle dichiarazioni di voto
di cinque nostri europarlamentari. Votando «sì» l’onorevole Giancarlo
Scottà, della Lega, ha aggiunto che il testo della risoluzione «trova
un punto di equilibrio che permette di utilizzare metodi che provocano
il minor dolore possibile». Altro che ha votato «sì» è Paolo De Castro,
del Partito democratico, il quale ha anche sbarrato la strada ai
parlamentari che richiedevano un ulteriore riesame del testo.
Elisabetta Gardini, pidiellina, ha votato «sì» perché «purtroppo, la
rice
rca sugli animali resta fondamentale». Un «no» è venuto dalla
dipietrina Sonia Alfano che aveva chiesto, inascoltata, il rinvio del
testo («che permette l’esperimento per scopi didattici e il riutilizzo
degli animali anche con metodi che provocano dolore») in Commissione
parlamentare. Infine Cristiana Muscardini, pidiellina anch’essa, ha
espresso in aula la speranza che la risoluzione sia presto rivista per
«smettere di esercitare esperimenti inutili e ripetitivi». Sembrerebbe
un «no», ma potrebbe essere anche un «sì» con riserva.


GEA PRESS
13
SETTEMBRE 2010

Direttiva vivisezione. Il quasi mea culpa dell’
europarlamentare Pino Arlacchi.

GEAPRESS – Sommersi da migliaia di
messaggi mail, gli europarlamentari che hanno votato in favore della
Direttiva vivisezione lo scorso 8 settembre al Parlamento Europeo,
cercano di difendersi. Chi adduce colpe ad improbabili iter
parlamentari, come il caso dell’Onorevole Pittella, chi difendendone la
bontà addita la lobby animalista, fatto che purtroppo corrisponde al
vero, come ha fatto Paolo De Castro, chi invece chiama in ballo l’
ignoranza sull’argomento ed il voto favorevole degli stessi Verdi sul
testo finale (pensiamo che l’On.le Arlacchi si riferisca a quello
esentato dalla Commissione).Vi proponiamo sotto il testo di risposta
dell’On.le Arlacchi (PD). Una ulteriore conferma di quanto avvenuto in
Parlamento così come riferito nell’ intervista shock rilasciata a
GeaPress dall’On.le Sonia Alfano.
Roma, 10 set.2010
di Pino Arlacchi

Ho ricevuto alcuni messaggi di protesta sul mio voto in Parlamento
Europeo a proposito della mozione che regola la vivisezione. E dico
subito che ho un po’sottovalutato il tema, affidandomi alla valutazione
del mio gruppo (ALDE, i democratici e liberali europei), senza
approfondire l’ argomento con una indagine personale. Ma prima di
comunicare ai miei lettori ed elettori quale sarebbe stata la mia
posizione se fossi stato messo all’erta sull’imminenza di una votazione
così “sensitive” e, ancora più importante, quale sarà il mio
orientamento futuro sullo stesso tema, dato che la materia è appena
all’ inizio di un percorso, permettetemi di raccontarvi come sono
andate le cose in aula mercoledì scorso.Quando si è arrivati alla
questione vivisezione, un paio di parlamentari hanno chiesto la parola
per chiedere, a n orma di regolamento, non una votazione pro o contro
la vivisezione, ma il semplice rimando del testo alla Commissione che
lo aveva licenziato per il parere finale.
È fondamentale chiarire
questo punto, perché se si fosse trattato di esprimere un parere secco,
avrei sicuramente votato contro la vivisezione, perché la ritengo una
pratica inaccettabile, crudele, e non più indispensabile per l’
avanzamento della medicina.
Davanti a me avevo la lista di voto del mio
gruppo, che indicava un voto favorevole al provvedimento. Sono
contrario ai colpi di mano in seduta plenaria, perché sono una tecnica
che sfrutta gli aspetti più deteriori del sistema parlamentare, ed è
adottata in prevalenza dai demagoghi e dai furbetti che tentano di
rovesciare l’esito prevedibile di un provvedimento approfittando di
circostanze fortuite quali la distrazione o la disinformazione dei
deputati, le assenze momentanee dall’ aula, la confusione che si crea
in particolari momenti e che induce alcuni parlamentari perfino a
sbagliare pulsante (non meravigliatevi, ho verificato di persona che
ciò è successo anche a colleghi di primo piano in votazioni-chiave).
L’
intervento del Presidente della Commissione competente, De Castro,
inoltre, ha ridotto la mia incertezza: si era discusso del tema per
oltre un anno in Commissione, e il testo finale era stato approvato
anche dal gruppo dei Verdi, che adesso ne prendevano inspiegabilmente
le distanze. Non sarebbe stato serio da parte del Parlamento
disconoscere d’un colpo il lavoro condotto dai suoi membri.
Il testo è
stato infine approvato, ma la possibilità di ritornare sul tema con una
posizione più netta, di abolizione delle pratiche più degradanti e
dolorose di sperimentazione scientifica sugli animali, è aperta, anzi
apertissima. E il sottoscritto sarà in questo caso in prima fila n ella
battaglia per i diritti delle specie animali”.

domenica 12 settembre 2010

Tutto ciò che volevate sapere sulla «direttiva vivisezione» ma non avete osato chiedere

IL LEVANTE 12 SETTEMBRE 2010
Tutto ciò che volevate sapere sulla «direttiva vivisezione» ma non avete osato chiedere
di Chiara De Capitani

E' difficile scrivere e giudicare obbiettivamente un tema sensibile come i test
scientifici sugli animali. Ad alcune ore di distanza dall’approvazione
della direttiva 86/609[1] sull'utilizzazione degli animali per scopi
scientifici sono apparsi innumerevoli articoli indemoniati, su social
network, giornali di piccola e grande stampa, spesso con lo scopo
sfruttare la sensibilità dei lettori. L’articolo della Repubblica.it
intitolato “Vivisezione, direttiva Ue "Sì ai randagi come cavie"[2] »
dopo solo cinque ore dalla pubblicazione raccoglieva piu’ di 500
commenti indignati ( sul sito e sulla pagina facebook) dimenticando di
descrivere lo scopo della direttiva e i (seppure pochi) punti positivi
che essa introduce nelle ricerche sugli animali.
Sempre obbiettivamente, tale direttiva è una delusione per quelli che l’
aspettavano da due anni e speravano comportasse una quasi-
illegalizzazione dei test sugli animali ed un serio coinvolgimento
degli Stati Membri nella promozione di tecniche di ricerca alternative,
e la sua struttura corrisponde a una serie di limiti seguiti da
eccezioni, a volte ragionevoli, a volte no[3].
Il testo, sebbene nettamente meno proibitivo della versione proposta nel 2008 dalla
Commissione fa rientrare nel suo scopo quelle che chiama le tre “R” :
rimpiazzamento (dei test sugli animali con test scientifici
alternativi) riduzione (degli animali utilizzati), e raffinamento
(delle condizioni degli animali prima durante e dopo i test
scientifici.). Un altro punto positivo è il principio sancito all’
Articolo 2: "Gli Stati Membri possono, osservando le regole generali
presenti nei trattati, mantenere le proprie provisioni in vigore, se
hanno lo scopo di assicurare una protezione più estensiva degli
animali", permettendo all’Italia, paese all’avanguardia in materia di
protezione degli animali di non abbassare i propri standard e
promuovere ulteriormente la ricerca di metodologie alternative alla
sperimentazione sugli animali.
Ma analizziamo in dettaglio le
tematiche “calde” del testo

Qual'è il senso e direzione della direttiva di cui dovrebbero ispirarsi gli Stati Membri?
Prima di citare il contenuto stesso della direttiva, il parlamento europeo riconosce
(al punto 46) che la disponibilità di metodi alternativi di ricerca
sia “altamente dipendente dal progresso delle ricerche e nello sviluppo
di queste alternative in modo da incrementare la competitività
della ricerca e dell’industria nell’unione e di rimpiazzare, ridurre e
raffinare l’utilizzo di animali nelle procedure, la Commissione e gli
Stati Membri dovrebbero contribuire alla ricerca tramite mezzi propri
in vista dello sviluppo e validazione di approcci alternativi (alla
sperimentazione animale)”, tematiche poi riprese nell’Articolo Primo.
Ma è l’articolo 4 (“Principio di rimpiazzamento, riduzione e
raffinamento”) a dare il colore generale della direttiva:
Gli Stati Membri dovranno garantire che, ovunque sia possibile, vengano
utilizzati metodi scientifici soddisfacenti o test che non comportino l’
utilizzo di animali vivi.
Gli Stati membri dovranno garantire che il
numero di animali utilizzato in progetti è ridotto al minimo senza
compromettere gli obbiettivi del progetto.
Gli Stati membri dovranno
assicurarsi del raffinamento dell’allevamento, sistemazione, cure e,
quanto ai metodi utilizzati nelle procedure all’eliminazione o
riduzione al minimo possibile del dolore, sofferenza, angoscia o dolori
permanenti agli animali
Quali sono gli animali soggetti a test
scientifici ed in quali circostanze?
I paragrafi 2 e 3 dell’articolo 1
prevedono che la direttiva si applicherà ai vertebrati non umani
(inclusi certi tipi di larve e alcuni mammiferi) e cefalopodi.
L'Articolo 5 inquadra invece gli scopi delle procedure di test sugli
animali che sono: ricerca scientifica, ricerca con lo scopo di
prevenzione , diagnosi, condizioni fisiologiche o trattamenti di
malattie, malesseri o i loro effetti su uomini, animali o piante, il
benessere di animali e il miglioramento delle tecniche di produzioni
agricole che richiedono l’utilizzo di animali, nello sviluppo,
manutaffore o test di medicine, cibi, per la protezione dell'ambiente naturale negli interessi della salute e benessere dell'essere umano o animali, ricerca in vista della preservazione delle specie,
didattica (punto controverso citato anche dalla deputata Alfano in
plenaria), medicina legale.
Alcuni animali sono soggetti a tutele
particolari, in ragione soprattutto del fatto che non siano stati
allevati con lo scopo di test o della loro rarezza nel mondo naturale:
L’articolo 7 riguarda le specie in pericolo d’estinzione: tali specie
non possono essere utilizzate in procedure all’eccezione delle
procedure con uno scopo circoscritto (ricerca di prevenzione, diagnosi,
trattamenti di malattie o problemi di salute, condizioni fisiologiche,
benessere degli animali e miglioramento della situazione degli animali
utilizzati in processi agricoli, sviluppo e testing di medicine, cibi,
sostanze, ricerca in vista della preserva delle specie) e che l’
utilizzo sia scientificamente giustificato dal fatto che l’obbiettivo
della procedura non possa essere ottenuto da altre specie animali.
L'articolo 8 si focalizza sui primati non-umani che non possono essere
utilizzati in procedure all’eccezione di procedure con scopo
circoscritto (ricerca di prevenzione, diagnosi, trattamenti di malattie
o problemi di salute, condizioni fisiologiche, benessere degli animali
e miglioramento della situazione degli animali utilizzati in processi
agricoli, sviluppo e testing di medicine, cibi, sostanze
.. tutti
questi essendo validi solo se nell’interesse dell’evitare, prevenire,
diagnosticare o trattare debilitanti o potenzialmente mortali
condizioni cliniche negli essere umani ma anche per ricerca e
preservazione della specie) . Test su alcuni tipi di primati sono
soggetti ad ulteriori restrizioni.
L’articolo 9 riguarda gli animali
selvatici, anche loro non utilizzabili per test scientifici tranne per
alcune eccezioni (per le quali, comunque, le autorità competenti
debbono justificarne il progetto in quanto non realizzabile su animali
allevati per le procedure).
L’articolo 11 riguarda gli animali di razze
domestiche randagi, anche questi non utilizzabili in test a meno che
esista un bisogno essenziale di studi riguardo alla salute e benessere
degli animali o un serio pericolo per l’ambiente o la salute umana o
animale e che sia giusticato scientificamente dal fatto che tale studio
potrebbe concludersi solo con l’utilizzo di animali randagi.
Per quanto
riguarda il punto chiave della controversia, ovvero, la sofferenza
degli annimali e la loro possibile uccisione, la direttiva è molto
dettagliata:
L’articolo 13 descrive la “scelta dei mezzi”. Il secondo
paragrafo precisa che, nel scegliere fra procedimenti devono prevalere
quelli che utilizzano il numero inferiore di animali, che causano
minore pena, sofferenza, angoscia, e che includono animali con minore
capacità di risentire dolore, sofferenza, angoscia o dolori permanenti.
La morte dell’animale deve essere evitata al massimo delle possibilità,
se è inevitabile, la procedura dovrà risultare nella morte del minor
numero di animali possibili, ridurre la durata ed intensità della
sofferenza dell’animale al minimo possibile ed assicurargli – se
possibile – una morte indolore.
L’articolo 14 regola l’anestesia che
deve essere utilizzata – tranne se inadatta – nei casi di
lievi/moderate sofferenze. Nel caso gli esperimenti comportino serie
ferite o dolore è assolutamente obbligatoria. Agli animali che mostrano
sofferenza anche dopo i test devono essere forniti analgesici o
calmanti e l’animale, alla fine del procedimento, deve essere curato in
modo da rendere eventuali dolori minimi.
L’articolo 6, invece,
specifica i metodi di uccisione : gli Stati devono garantire la
sofferenza e disagio minimo per l’animale (segue un annesso di
sconcertante precisione).

[1] Disponibile in inglese a questo link:
http://register.consilium.europa.eu/pdf/en/10/st06/st06106.en10.pdf

[2] Fra l’altro, con tutto il rispetto per la repubblica, già il
titolo dell’articolo è errato: c’é una differenza sostanziale nella
definizione di « test scientifici » (che includono anche la
sottoministrazione di medicine) a « vivisezione » (dissezione ed
operazioni chirurgiche su un animale)

[3] La deputata Idv Sonia Alfano
ha fatto notare a più riprese che il testo prevede la possibilità di
riutilizzare un animale più volte per esperimenti e di utilizzare
animali in esperimenti a scopi didattici.

venerdì 10 settembre 2010

approvata la legge sulla vivisezione: l'Europa fa un passo indietro

Ammessa la sperimentazione sui randagi

VIRGILIO NOTIZIE 9 SETTEMBRE 2010
Approvata la nuova legge sulla vivisezione. Ammessa la
sperimentazione sui randagi
Tra proteste e polemiche, varata la nuova
direttiva Ue sulla sperimentazione animale. Ammessa, in casi
particolari, su cani e gatti randagi e scimpanzé. Ogni anno 12 milioni
di animali utilizzati per esperimenti scientifici

Il testo finale
approvato a Strasburgo ha sollevato numerose polemiche: quaranta
eurodeputati hanno abbandonato l'Aula e la reazione di protesta degli
animalisti è stata immediata.
Michela Kuan, responsabile nazionale Lav
sostiene che il testo approvato sia deludente, soprattutto con i
progressi scientifici e l'affermarsi dei metodi alternativi all'uso di
animali.
Ancora più dura la posizione della Lega AntiVivisezionista
(Leal), che denuncia: "è una legge a misura di vivisettore, che non
obbliga a utilizzare i metodi sostitutivi ai test con gli animali
neppure laddove esistono". L'associazione la segnala di tutte le
'concessioni' ai laboratori scientifici con riferimento agli articoli
del nuovo testo di legge, elencando pratiche degne della mente di
Hannibal Lecter.
Tra i punti più controversi del provvedimento, vi è
l'apertura alla sperimentazione su cani e gatti randagi, se lo scopo
scientifico non è raggiungibile altrimenti (art. 11); la deroga
nell'uso di primati non umani (scimmie antropomorfe, art. 55); la
sperimentazione senza anestesia o analgesici se i ricercatori lo
ritengono opportuno (art. 14).
Ciò che preoccupa maggiormente i
paladini dei diritti degli animali è il fatto che la nuova normativa,
rischia di essere ancora più violenta: la precisazione che gli
esperimenti coinvolgeranno un minor numero di animali non deve illudere
gli zoofili, poiché il testo specifica anche che l'esperimento sulla
stessa cavia si può ripetere più volte, se l'intensità è "moderata".
Ogni anno in Europa vengono utilizzati dodici milioni di animali per
finalità di ricerca. Una statistica che non tiene conto delle specie
invertebrate e degli animali uccisi per utilizzare tessuti e organi.
Nel nostro Paese, l'obbligo a recepire la norma europea potrebbe
peggiorare la situazione di numerosi mammiferi domestici, a meno che
non sia interpretata in forma più restrittiva mantenendo, i paletti
attualmente in vigore in Italia, dove la legge sulla vivisezione è più
rigida.
Tra le righe della nuova normativa c'è chi intravede
l'influenza della lobby delle multinazionali del farmaco, che avrebbero
esercitato pressioni per aprire delle scappatoie in un testo di legge
concepito con l'intenzione di ridurre la sofferenza delle cavie e di
rafforzare i controlli sui laboratori.

FAVOREVOLE O CONTRARIO ALLA VIVISEZIONE?
VOTA http://notizie.virgilio.it/community/dilatua/sondaggio.html?2316


LA LEGGE APPROVATA
http://www.europarl.europa.eu/meetdocs/2009_2014/documents/cls/cons_cons%
282010%2906106%28rev1%29_/cons_cons%282010%2906106%28rev1%29_it.pdf

domenica 5 settembre 2010

prima multa per omissione di soccorso a un animale investito

CITY 3 SETTEMBRE 2010
Investe cane e non lo soccorre
Multa da 389 euro
Legnaro (PD) - Ha investito un cane, non si è
fermato e ha continuato per la sua strada. Il conducente di una Mini
Cooper è stato identificato e multato con 389 euro di multa, come
prevede una legge apposita riguardante l’omissione di soccorso per un
animale investito. Nè dà notizia l’associazione 100% Animalisti di
Padova che sottolinea come sia la prima volta in Italia che viene
applicata tale sanzione.
Il fatto è accaduto oggi a Legnaro (Padova) e
il cane investito, nonostante i soccorsi, è poi morto. La Mini aveva
investito il cane ma il conducente non si era fermato lasciando il
povero animale agonizzante sulla strada. Alcuni passanti hanno
assistito alla scena, hanno segnato la targa dell’investitore e l’hanno
consegnata ai carabinieri che hanno velocemente identificato il
proprietario dell’auto applicando la multa prevista.

VIRGILIO NOTIZIE 3 SETTEMBRE 2010
Padova, investe cane e non si ferma: scatta prima multa in Italia
Di 389 euro, è il primo caso per omesso soccorso ad animale
Ha investito un cane meticcio e non si è fermato a
soccorrerlo: è stata comminata a un pensionato di 60 anni a Legnaro,
nel padovano, la prima multa per omissione di soccorso nei confronti di
un animale mai fatta in Italia. Una multa salata, da 389 euro. Lo
riporta il quotidiano 'Il Mattino' di Padova: l'uomo ha investito un
cane meticcio, Rocky, e non lo ha soccorso: l'animale è morto poche ore
dopo. Alcuni passanti, tra cui il padrone del cane, hanno segnato il
numero di targa e denunciato il fatto ai carabinieri, che lo hanno
identificato e sanzionato per avere violato l'articolo 189/bis del
codice della strada. Nella norma si legge: "L'utente della strada, in
caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui
derivi danno a uno o più animali d'affezione, da reddito o protetti, ha
l'obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad
assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che
abbiano subìto il danno". La sanzione può andare da 389 a 1.559 euro.

IL SECOLO XIX 4 SETTEMBRE 2010
Investe un cane e scappa. La prima multa
Sessantenne di padova sanzionato per omissione di soccorso
Secondo il nuovo codice di guida aveva l'obbligo di fermarsi. Dovrà
pagare 389 euro
PADOVA. Investe un cane e sfreccia via. Un 60enne di
Legnaro (provincia di Padova) è stato multato: ben 389 euro per
omissione di soccorso. Sanzionato in applicazione del nuovo codice
della strada, entrato in vigore da un mese. La nuova legge prevede
infatti che «l'utente della strada, in caso di incidente comunque
ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o più
animali d'affezione, da reddito o protetti, ha l'obbligo di fermarsi e
di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo
intervento di soccorso agli animali che abbiano subìto il danno». La
sanzione può andare da 389 a 1.559 euro. Della vicenda ne ha dato
notizia l'associazione 100% Animalisti di Padova che ha sottolineato
come sia la prima volta in Italia che viene applicata tale sanzione. Il
cane investito, Rocky, nonostante i soccorsi è poi morto. Alcuni
passanti hanno assistito alla scena e hanno segnalato la targa ai
carabinieri che hanno velocemente identificato il proprietario
dell'auto applicando la multa prevista. Il conducente della Mini aveva,
infatti, investito il cane ma non si era fermato, lasciando il povero
animale agonizzante sulla strada.

LA ZAMPA.IT 4 SETTEMBRE 2010
Investe il cane e non si ferma, a un anziano la prima multa
Al pensionato sanzione minima di 389 euro
PADOVA - Ha investito un cane
meticcio e non si è fermato a soccorrerlo: per questo motivo a un
pensionato di sessant’anni, a Legnano, nel Padovano, è stata comminata
a una multa (389 euro) per omissione di soccorso nei confronti di un
animale. E’ la prima volta che in Italia viene applicata una sanzione
per questo tipo di reato.
La vicenda è stata raccontata dal quotidiano
«Il Mattino» di Padova: l’uomo ha investito un cane meticcio, Rocky, e
lo ha lasciato gravemente ferito sull’asfalto. L’animale è morto poche
ore dopo. Alcuni passanti, tra cui il padrone del cane, hanno segnato
il numero di targa e denunciato il fatto ai carabinieri, che lo hanno
identificato e sanzionato per avere violato l’articolo 189/bis del
codice della strada. La norma prevede: «L’utente della strada, in caso
di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi
danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti, ha l’
obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare
un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subìto il
danno». Al pensionato è stata applicata la sanzione minima di 389 euro;
quella massima è di 1.559 euro.

giovedì 1 luglio 2010

Berlato denuncia la tratta di cani. Animalisti spaccati

GIORNALE DI VICENZA
30 GIUGNO 2010

LA POLEMICA. Esposto dell'europarlamentare
Berlato denuncia la tratta di cani
animalisti spaccati
Turetta: «Scredita le associazioni» Ma Federfauna contesta i bilanci

E questa non sarebbe una novità. Ma stavolta scende in campo anche Federfauna, Confederazione di allevatori, commercianti e detentori di animali, che invece sostiene l’europarlamentare vicentino Pdl. Oggetto del contendere l’esposto presentato da Berlato contro alcuni canili ed associazioni animaliste accusate di traffico di cani.
Berlato segnala «la tratta clandestina di cani randagi verso Paesi europei operata da sedicenti associazioni di protezionismo animale e da gestori di canili. In particolare c’è prova documentale di un protocollo d’intesa tra Associazione canili Lazio, Il rifugio del Prick
e dell’Ulmo, Il guardiano dell’ombra, l’associazione internazionale Hundepfoten in Not e la società Tecnovett per la spedizione all’estero di cani». L’europarlamentare ipotizza che questi soggetti promuovessero adozioni a distanza di cani che non si trovavano realtà nelle strutture
dichiaranti. «Il dubbio - continua - diveniva tragica e squallida realtà con la scoperta che, mentre venivano regolarmente pagate le quote di adozione, i relativi esemplari erano oggetto di un commercio illecito, rivenduti a canili svizzeri o tedeschi, o ad operatori del circuito della vivisezione e della sperimentazione industriale».
Levata di scudi, ovviamente, da parte degli interessati, ma anche di alcune associazioni animaliste. In particolare, Sara Turetta, presidente di “Save the dogs and other animals” ed europarlamentare, aveva commentato che «l’onorevole Berlato, amico di Federfauna, la
lobby italiana più grande di circensi, commercianti, importatori di animali di ogni genere, fa un esposto contro alcune associazioni. La sensazione è che ci sia un piano di screditamento del mondo delle associazioni zoofile e che alcuni animalisti (o presunti tali) vengano utilizzati proprio da coloro che dovrebbero essere i nostri primi nemici: i trafficanti di cani di razza, di animali esotici, i circensi e i cacciatori».
A Turetta e agli altri detrattori, come Lav Milano, replica Federfauna: «Sempre più persone - affermano - cominciano a chiedersi dove questi animalisti trovino i soldi per fare “lavoro di
lobbying”. Turetta è stata a Bruxelles, si è avvalsa di “società di pubbliche relazioni che fanno da apri pista alle associazioni” contattando i parlamentari dei vari paesi e fissando gli appuntamenti. Quanto costi questo tipo di attività sbandierata come “a favore degli
animali” non si sa, ma si sa che l'associazione presieduta dalla Turetta si occupa principalmente di cani randagi in Romania, che è nata nel 2005 con un fondo di mille euro e che dal suo bilancio 2009 compaiono ricavi per oltre 770mila euro e costi di esercizio per oltre 732mila, di cui quasi 480mila di “donazioni verso la filiale in Romania».

lunedì 28 giugno 2010

Rischio cambio destinazione per i randagi del Fermano

Sono passati più di tre anni dal cambio gestione dell'ex rifugio Pluto Progetto Fauna, rifugio che ha cessato di esistere quando la gestione subentrata ha deciso, probabilmente per non incorrere nelle stesse accuse che aveva rivolto all'associazione uscente, di trasferire i cani rimasti al vecchio canile in un rifugio definito anche da "animalisti della zona" come esemplare. Nuovo canile dunque acclamato, anche se a tutt'oggi è ancora sprovvisto della relativa agibilità, ma che non riesce a far fronte ai nuovi randagi. Probabilmente l'opera di sensibilizzazione dell'Associazione Pluto Progetto fauna ed i suoi numerosi interventi a proprio carico atti a sterilizzare anche animali padronali onde evitare il propagarsi numerico di cucciolate e relativi
abbandoni, comincia a sentirsi, come inizia a sentirsi la carenza dei box predisposti senza alcuna cognizione di causa. Nel nuovo canile a malapena sono entrati cani accalappiati da anni tanto da dover ricoverare tre animali di taglia media grande in box le cui misure, secondo la normativa regionale, avrebbero consentito l'immissione di soli due animali. Pura utopia pensare che "il Villaggio del cane" avrebbe potuto consentire l'entrata di ulteriori randagi! Sappiamo bene
tutti che il randagismo continua ad imperversare, vuoi per l'incoscienza di molti proprietari, vuoi per la carenza di controlli, vuoi per l'abitudine che da tempo si è fatta strada in alcuni personaggi di importare dal Sud animali da piazzare nel centro Nord facendo escludere a priori la possibilità di adozioni di animali del luogo. Sta di fatto che ci è giunta voce che i due rifugi esistenti nel
Fermano, non essendo in grado di accogliere ulteriori "vagabondi", costringono qualche Sindaco della zona a rivolgersi a canili fuori ASL precludendo la possibilità di avere sotto mano e sotto occhio gli animali che verranno accalappiati al punto di perdere ogni loro futura sistemazione.
Ecco dunque spiegato il motivo del sovrannumero dei cani presenti nel vecchio rifugio di Sant'Elpidio a Mare. Si è cambiata forzatamente la gestione, si è creato un rifugio che non riesce nemmeno a sopperire al randagismo dei 4 Comuni convenzionati, si spediscono cani a circa 70 Km. e, pillola amara finale, nessuna voce che accenna minimamente alla possibile quanto necessaria costruzione di un nuovo rifugio. Qualsiasi tipo di struttura indispensabile per fini sociali dovrebbe essere sempre commisurata al bisogno del territorio e non per il contrario.

domenica 27 giugno 2010

caso Guberti, ancora pointer scomparsi

FEDERFAUNA
24 GIUGNO 2010

Caso Guberti. Continuano a sparire cani alla velocita' "Del Vento"!...

Il pointer "Ranger Del Vento", sequestrato dal Nirda a fine 2008 al veterinario ravennate Giorgio Guberti e ritrovato in stato di abbandono lungo la tangenziale di Bologna qualche giorno fa, e' tornato nell'oblio con chi lo aveva "perso". E sembra da indiscrezioni che sia proprio cosi': dal numero di microchip infatti, il cane non risulterebbe tra quelli dati in affido a terzi, iscritti nelle liste in possesso della difesa, ma fra quelli tuttora in mano ad Animal Liberation. L'associazione animalista pero' ha dichiarato recentemente: "Sul pointer ritrovato a Bologna, Animal Liberation non ha alcuna responsabilita'." Che ci faceva quindi in tangenziale a Bologna? Quando, trascorsi i 10 giorni di quarantena a cui il cane era stato sottoposto, un delegato di FederFauna ha contattato il canile Del Trebbo per avere notizie, gli e' stato risposto: "il cane e' gia' stato portato via dal legittimo proprietario". Sorpreso, visto che il legittimo proprietario Giorgio Guberti non aveva comunicato nessuna restituzione, il delegato ha ripetuto la domanda e la risposta e' stata: "si!, il cane era in tangenziale ma aveva un legittimo proprietario a cui l'abbiamo consegnato". Guberti, contattato subito dopo, nega di aver prelevato il cane. Dice: "io sono il proprietario, ma non so nemmeno dove siano i miei cani, a parte i morti e i dispersi di cui si ha notizia...". Come mai allora lo stesso canile che il 13 giugno scorso aveva segnalato il
ritrovamento del cane a Guberti quale legittimo proprietario, oggi dichiara di averlo consegnato ad un altro legittimo proprietario? Il sequestro e' un provvedimento di natura provvisoria e cautelare, non dovrebbe essere una confisca pre sentenza. Anche se ormai quando si tratta di animali sequestrati se ne sentono sempre di piu' di tutti i colori, il legittimo proprietario di un bene posto sotto sequestro non dovrebbe cambiare anche se di quel bene non ha la libera
disponibilita'. Guberti pero', dice di non aver ricevuto piu' alcuna telefon
ata se non quella di FederFauna, nella quale, commosso, ricorda i suoi cani e il lavoro di una vita. Guberti ha letto anche le recenti dichiarazioni della presidente di Animal Liberation, Lilia Casali, che sostiene che lui, recatosi a vedere i suoi pointer, "non ha potuto eccepire nulla, mentre i cani si allontanavano da lui..." e sconfessa per l'ennesima volta l'animalista. "Si, sono stato a Occhiobello" racconta Guberti "solo pochi minuti perche' non ci hanno permesso ne'
di filmare ne' di documentare lo stato di detenzione dei cani". Alla precisa domanda: "ma e' vero che i cani si allontanavano da Lei?" Guberti risponde: "non li ho praticamente visti. Non li ho potuti avvicinare ne' contare. Non ho potuto avere alcun contatto con loro e loro con me. Come gia' dichiarato altre volte, ho visto solo che i cani non avevano spazio e non potevano correre. Il pointer ama correre ma le condizioni la' non lo permettevano. Alcuni cani erano grassi, troppo
per la loro natura, e altri molto magri, c'erano differenze, come del resto anche a casa mia c'erano cani piu' grassi e piu' magri, mai obesi pero', il pointer e' nato per correre! I cani stavano su segatura, la mia era paglia, ma come si e' visto dalle foto pubblicate dai giornali locali, quando piove c'e' il fango anche dagli animalisti. Solo che da me i cani avevano piu' spazio e potevano correre!". Aggiunge inoltre Guberti: "non so dove siano finiti gli altri! Chissa'?!... Quelli di
Modena completamente scomparsi: mai piu' avuto notizie. Ho visto solo i cuccioli di 2 settimane di eta', portati via vivi da Ravenna e messi presso l'associazione di Modena e li ho poi rivisti morti sul tavolo anatomico all'istituto zooprofilattico! Altro dei miei cani non so!..."

traffici di cani nelle Marche

VIVERE MARCHE
21 GIUGNO 2010

Tratta dei cani dalla costa in Germania, la denuncia dell'Enpa

L'Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) è venuta a conoscenza che in un Canile del litorale adriatico, che ospita cani del Comune di Senigallia e di altri Comuni del comprensorio sono in corso da qualche tempo, da parte dell'organizzazione tedesca Hundehilfe Hundeherzen di Maintal (Assia), prelievi di cani che sono immediatamente spediti in Germania.I cani figurano adottati da persone fisiche, con gli obblighi e gli impegni previsti dalla legge quadro 281/1991 e relative disposizioni ministeriali. Si tratta però di sedicenti adozioni, poiché subito dopo
l'affido i cani vengono portati oltre confine da emissari dell'organizzazione e trattati come proprietà di quest'ultima, che li deposita in stalli temporanei per poi piazzarli a prezzi che vanno da 250 a 300 euro per ogni animale.
I cani sono pubblicizzati nel sito tedesco quando ancora si trovano nel canile, per poi essere prelevati al momento opportuno. Allora avvengono le "adozioni", anche per procura, cosa inammissibile in un atto pubblico; anzi l'organizzazione, che si avvale di collaboratori locali, usa perfino prestanome italiani.
I cani, poi, lasciano l'Italia molto prima della data permessa dalle norme sanitarie del passaporto europeo. Tutto ciò in contravvenzione ad ogni legge europea sulla circolazione non commerciale degli animali d'affezione. L'ultimo caso è quello di Pisellino, cagnetto di 11 anni "adottato" da un prestanome e subito passato sottobanco agli esportatori, come hanno scoperto i volontari ENPA che con amore e competenza prestano il loro servizio nel canile.
L'Ente Nazionale Protezione Animali non intende permettere che questo disdicevole commercio, che già fa oggetto d'indagine da parte di più Procure in Italia, prenda radici anche nelle Marche. A livello nazionale, ha anzi lanciato la petizione "Ti deporto a fare un giro" contro la
deportazione all'estero degli animali affidati alla pubblica custodia, i cui risultati stanno per essere presentati al Sottosegretario alla Salute on. Martine attraverso la sua Sezione di Ancona, ha preso contatto con l'Amministrazione comunale di Senigallia richiamandola al dovere di custodia e garanzia degli animali che la legge le affida, esigendo l2immediato recupero del cane Pivellino e chiedendo l'emanazione di u'ordinanza di regolamentazione degli affidi, sull'esempio dei molti comuni italiani che hanno già aperto gli occhi sul fenomeno.
Certo della sensibilità dei cittadini marchigiani, l'Ente Nazionale Protezione Animali confida nelle istituzioni comunali e regionali e nel Ministero della Salute, al quale ha segnalato il caso,
per una reale e trasparente tutela della legalità e degli animali alla cui protezione si dedica da 140 anni. da Enpa

20 GIUGNO 2010
Animali: Enpa denuncia 'commercio' cani tra Italia e Germania
Prelevati da canile Senigallia; 'adottati' e poi venduti

ANCONA - In un canile di Senigallia sarebbero in corso da qualche tempo, da parte di un'organizzazione tedesca, prelievi di cani poi spediti in Germania. Lo denuncia l'Ente nazionale protezione animali di Ancona, secondo cui ''i cani figurano adottati da persone fisiche, con
gli obblighi e gli impegni previsti dalla legge quadro 281/1991 e relative disposizioni ministeriali. Si tratta pero' di sedicenti adozioni, poiche' subito dopo l'affido i cani vengono portati oltre
confine da emissari dell'organizzazione e trattati come proprieta' di questa, che li deposita in stalli temporanei per poi piazzarli a prezzi che vanno da 250 a 300 euro per ogni animale''. (ANSA).

VIVERE CIVITANOVA
23 GIUGNO 2010
http://www.viverecivitanova.it/index.php?page=homepage&data=2010-06-24
Legambiente: allarme traffici di cani Marche - Germania

"Le associazioni UNA Civitanova e Circolo Legambiente Sibilla Aleramo di Civitanova Marche,
da tempo impegnate sul campo per l'attuazione delle norme di legge sulla tutela degli animali e per la lotta contro tutto ciò che è sfruttamento del randagismo, appoggiano e sostengono la rigorosa presa di posizione dell'ENPA di Ancona sui prelievi di cani del Comune di Senigallia, tramite sedicenti adozioni, e sulla loro vendita in Germania".Tale vicenda porta all'attenzione generale una situazione che le medesime associazioni hanno già denunciato due mesi fa. La nostra Regione soffre attualmente gli effetti di un insufficiente adeguamento delle politiche locali agli obiettivi indicati da anni dalla legge quadro sulla prevenzione del randagismo: microchippatura dei cani di proprietà, incentivi alla sterilizzazione, realizzazione e corretta
gestione di strutture pubbliche di accoglienza, educazione alla proprietà responsabile. A tutto ciò si aggiungono, a causa della nostra posizione geografica nella Penisola, le conseguenze di sconsiderati trasferimenti dal Sud e perfino dalla Spagna, ad opera di un deprecabile pseudoanimalismo più o meno spontaneo, di quantità insospettate di animali.
Non tutti lo sanno, ma non di rado questi animali finiscono riciclati nei nostri canili, provocandone alla fine il collasso. Una situazione del genere non può che attirare l'attenzione delle tante organizzazioni straniere di "rigattieri del randagismo" che, con ogni possibile espediente, s'impadroniscono di cani da rivendere all'estero con sicuro guadagno, vista la gratuità del prelievo alla fonte. Questi traffici più o meno sotterranei sono ben superiori, quanto a consistenza, ai tanto pubblicizzati traffici di cuccioli dall'Est. A questo dovrebbero dunque servire gli investimenti di denaro pubblico, di professionalità e di volontariato fatti dallo
Stato e dalle amministrazioni locali: ad approntare merce gratuita per attività di lucro travestite da protezione animale? Non dovrebbero piuttosto servire a creare un patrimonio di civiltà, a curare, con il benessere degli animali, quello della società che li integra in sé come compagni di vita? Le amministrazioni locali sono spesso tentate da vie di fuga facili e non limpide, che sono in realtà trappole destinate solo ad accrescere i problemi. Il rigore nell'applicazione delle norme
di prevenzione del randagismo creerebbe invece un circolo virtuoso che finirebbe per ridurre i costi prima di quanto s'immagini. Ne guadagnerebbe anche quella civiltà che, a dispetto di quel che si dice, distingue il nostro Paese rispetto ad altri più ricchi, dove, ad esempio, l'uccisione degli animali è il mezzo principale di controllo della popolazione canina. O dove la legge consente di cedere il proprio animale, se gravemente malato, a un laboratorio di ricerca. Rivolgiamo perciò un appello alla nostra Regione perché aiuti i Comuni a entrare in questo circolo virtuoso, incentivando campagne di microchippatura dei cani e di sterilizzazione e vigilando severamente sulla pratica delle adozioni responsabili nei canili, che devono essere spazi di accoglienza e di reimmissione nella società e non magazzini di svendita di animali. Importantissimo dunque limitare gli affidi entro il territorio regionale, sull'esempio di altre amministrazioni locali italiane, per consentire di assistere gli adottanti anche dopo l’affido
e di eseguire quei controlli che sono parte integrante della legislazione di tutela degli animali. Prima di tutto, però, esigiamo che il Comune di Senigallia non si renda complice di un illecito, ma recuperi immediatamente l'anziano cagnetto Pisellino, sottratto tramite un prestanome alla struttura che l'ospitava per essere venduto in Germania, e atteso ora da una famiglia del posto pronta ad adottarlo.
da Circolo Legambiente Sibilla Aleramo

stop al contrabbando di cani in affido

venerdì 18 giugno 2010

ancora traffici tratto da bairo.info

La definiremo "una delle più grandi piaghe nel mondo degli animali". Stiamo parlando di traffici
sulla pelle di migliaia e migliaia di creature indifese, randagi soprattutto, ma anche animali di proprietà, ceduti dai privati o rubati o ritirati da canili e rifugi.
La sezione traffici del Segugio 281 del sito di Bairo è costantemente aggiornata sull'argomento, proprio per dare spazio in tempo reale a questo fenomeno spaventoso delle esportazioni di randagi da tutte le nazioni del sud Europa verso il nord. Un dramma dalle proporzioni inimmaginabili.
Creature di cui si perdono le tracce ogni giorno: rubati da giardini privati, dalle auto (pericolosa abitudine di molti proprietari incoscienti), tolti dai canili, dalle strade, ottenuti attraverso appelli di adozione che compaiono in internet, per essere deportati in luoghi da incubo, sfruttando spesso l'ingenuità vera o presunta di chi crede ancora che per questi viventi possa esistere un paradiso terreno.
Si denunciano spesso i traffici di cuccioli che dal'est arrivano nella nostra nazione, ma si dimenticano chi dalla nostra bella Italia, finisce oltre confine e di cui poi si perde ogni traccia. Ma ora qualcosa si sta muovendo anche per questi animali vittime di una umanità che predilige
sempre e solo il proprio interesse.
Partiamo dall'inizio, o almeno, da quando si è cominciato a parlare di questo fenomeno in modo ufficiale http://www.bairo.info/garavaglia_circ33_93.html
Nel 1993 venne emanata dall'Onorevole Maria Pia Garavaglia una circolare che denunciava le
esportazioni in massa di migliaia di randagi da ogni parte d'Italia verso il nord d'Europa.
http://www.bairo.info/articolo_indipendente12_08_93.html
Un allarme che rimbalzava da decenni e a cui non si era mai dato l'importanza che meritava. Da
allora, sporadicamente, sui quotidiani cominciarono ad apparire timidamente i primi articoli che riguardavano i fermi di camion carichi di cani con destinazione Germania, Austria, Svizzera, Belgio. I furgoni, una volta aperti, mostravano scenari allucinanti: cani di ogni età, malati, cuccioli, adulti, ma sempre per la maggior parte meticci, erano stipati al loro interno in modo spaventoso. Senza cibo, acqua, rinchiusi in gabbie in cui neppure potevano muoversi. Coperti di vomito ed escrementi, spaventati, sofferenti, spesse volte sedati e ammucchiati come fascine di legna. Avevano percorso centinaia di chilometri e a volte non erano neppure a metà del tragitto.

Nel lontano 1996 una scoperta agghiacciante: 54 cani sequestrati all'ospedale Erasme
http://www.bairo.info/Erasme.html
Leggete come furono trovati i superstiti mentre attendevano di passare sul tavolo di
laboratorio. Fra i paesi coinvolti naturalmente, anche l'Italia.

I meticci che varcano i confini nazionali sono tanti...tantissimi. Un numero enorme se si aggiungono anche i cani che arrivano da altre nazioni del sud Europa
http://www.bairo.info/giornaledelpopolo2004.html

Intanto una marea di cani spariscono nel nulla...
http://www.bairo.info/cronacatraffici0609.html

Mentre le vagonate di animali continuano ad aumentare
http://www.bairo.info/fontivarie0209.html
http://www.bairo.info/metropolis0507.html

E il nostro Bel Paese è fra quelli che più ne esporta
http://www.bairo.info/metropolis0507.html

Forse qualcuno ancora si domanderà come mai così tanti cani sempre negli stessi Paesi.
Una possibile risposta potete trovarla a questo link
http://www.bairo.info/cronaca_vivisez_alto_adige.html
Un drastico aumento negli ultimi anni degli esperimenti sugli animali......ciò sta a significare che "le cavie" non bastano mai e ci vuole sempre un ricambio immediato.

E' di questi giorni la notizia di un presunto traffico di cani che dall'Italia si dirama verso la Germania.
http://www.bairo.info/ladige110610a.html

Pare anche che fra i coinvolti ci siano delle associazioni animaliste
http://www.bairo.info/city100610.html
http://www.bairo.info/ladige110610b.html

Gli articoli parlano di un ostello provvisorio in una stalla nel trentino in cui i randagi venivano
ospitati per poche ore. I più malati e debilitati sarebbero stati soppressi, mentre gli altri proseguivano il viaggio oltre confine
http://www.bairo.info/ladige100610a.html

Federfauna denuncia un business di 40 milioni di euro
http://www.bairo.info/federfauna100610.html

E punta il dito anche sugli animalisti
http://www.bairo.info/federfauna110610a.html

L'on. Berlato pare non avere dubbi: chi dovrebbe difendere gli animali è messo sotto accusa con denunce pesanti
http://www.bairo.info/federfauna090610.html

Sarà la giustizia a fare il suo corso, per portare alla luce verità scomode che, se avranno un seguito, saranno davvero impressionanti...

Nel frattempo è bene ricordare ciò che accade attorno a noi, soprattutto sui portali di internet e facebook dove incalzano senza sosta appelli di adozione per decine e decine di cani con richieste di staffette e di stalli, o messaggi d'aiuto strappalacrime.
L'informazione comunque è una buona arma che spesso apre la testa della gente, invitandola a riflettere su ciò che tutto questo marasma comporta.
Leggete le testimonianze che trovate a questo link
http://www.bairo.info/mailinglist0610traffici1.html
Qualcuno finalmente ha deciso di aprire uno spiraglio fra le corse in autostrada e le tastiere....persone che hanno toccato con mano una realtà terribile dove non tutto è oro ciò che luccica, ma esistono punti d'ombra che rasentano una drammaticità angosciante
In particolare la testimonianza di Marzia prende vigore per la crudezza delle parole che
vengono riportate. Il mondo lucente delle staffette dunque, comincia a vacillare e dietro il paravento del buon samaritano si nasconde il dolore e la superficialità che porta a morte certa cerature inermi, completamente in balia di personaggi irresponsabili e inutili.

Anche la vicenda della piccola Stella lascia inorriditi
http://www.bairo.info/mailinglist0610traffici1.html
Per lei la sua buona stella le è stata accanto, ma per un solo cane che riesce a salvarsi altre decine
spariscono semplicemente nel nulla.

Questo dunque il vero mondo dei randagi: creature senza nome, trattati alla stregua di cose. oggetti con cui riempirsi la bocca di belle parole che però celano terribili realtà
Internet ormai rappresenta il "male oscuro" dei randagi e non solo: una maglia fitta e appiccicosa si è estesa su tutta l'Italia: i finti animalisti si confondono con le persone che hanno ancora il credo antico di salvaguardare gli esseri viventi non umani. Si stava meglio quando si stava peggio...almeno per gli animali è certamente così.Forse una volta c'era meno sensibilità, ma la compassione aveva ancora valore. Un cane randagio viveva una vita dura e faticosa, ma moriva a casa sua, con una ciotola dell'acqua dimenticata vicino alla porta e un tozzo di pane gettato da mani pietose. Ora invece tutto questo è sparito, lasciando spazio a sofisticati "cuori generosi" che con la scusa di salvare animali in pericolo, creano un giro strano e poco
rassicurante...

Non bisogna mai abbassare il livello di guardia poichè l'infamia è in ogni dove: sugli esseri indifesi è più facile far breccia nel cuore della gente che in buona fede cede alla lusinghe di
dubbi personaggi pronti a promettere la salvezza di migliaia di bestiole senza per altro riuscire mai a capire come. Per questo motivo la sola buona fede non serve a nulla, anzi, spesse volte fa solo danni poichè non mostra mai la realtà e non aiuta a comprendere il problema.
E a pagarne le spese alla fine, sono solo gli animali.

ti deporto a fare un giro

COMUNICATO ENPA 15 GIUGNO 2010

DEPORTAZIONI DI ANIMALI ALL'ESTERO. L'ENPA CONSEGNA 10MILA FIRME AL SOTTOSEGRETARIO MARTINI

Sono circa 10mila gli italiani che hanno firmato la petizione "Ti deporto a fare un giro", promossa dall'Enpa contro il fenomeno delle finte adozioni e delle deportazioni all'estero di cani e gatti italiani. Le firme sono state consegnate questa mattina dal presidente nazionale
dell'Enpa, Carla Rocchi, al Sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. Sono infinitamente grata al sottosegretario Martini, ha dichiarato Carla Rocchi - per l'impegno che ha voluto assumere affinché sia posta fine a ogni forma di deportazione di massa di animali d'affezione. L'iniziativa dell'Enpa, oltre ad avere ottenuto una positiva risposta da parte delle istituzioni, ha avuto il merito di portare alla luce questo fenomeno, finora quasi sconosciuto al grande
pubblico. Ogni anno sono numerosi i furgoni, i camion e perfino gli aerei che partono da ogni regione d'Italia trasportando oltre confine animali d'affezione italiani - diretti principalmente in Germania, Svizzera e Austria, dei quali, una volta giunti a destinazione, si perdono le tracce. Animali privi di documenti, dunque, presi in carico da semplici prestanome che poi acconsentono a spedirli oltre confine con l'unico obiettivo di alimentare un lucroso commercio. Spesso si tratta di randagi raccolti per strada o di finte adozioni; merce gratuita all'origine che acquista valore non appena arriva a destinazione. Il loro prezzo, eufemisticamente definito rimborso spese può arrivare anche a 350-400 euro. Questo traffico non riguarda soltanto i trovatelli, ma anche gli animali di proprietà: alcuni sottratti durante la consueta passeggiata, altri invece ceduti dai loro stessi proprietari, per i quali sono ormai diventati un peso.
Cuccioli o adulti, sani o malati; non fa differenza. Molti di loro, purtroppo, non giungeranno mai a destinazione: sfiniti dal viaggio, moriranno nel chiuso di un portabagagli o nella stiva di un aereo. Ad alimentare il lucroso commercio di esseri viventi, a volte, rischiano di contribuire le
stesse autorità comunali, per le quali le deportazioni all'estero rappresentano talvolta un vero e proprio surrogato delle politiche di contenimento del randagismo. (15 giugno)