Pluto Progetto Fauna onlus

Pluto Progetto Fauna onlus, costituita nel 1991, è una onlus che si occupa di tutelare gli animali abbandonati e prevenire il randagismo. Responsabile della gestione del Rifugio Pluto House sino al marzo 2007, oltre ad aver provveduto all'intervento, cura, mantenimento e affidamento di oltre 6500 animali abbandonati, si occupa da sempre della promozione delle adozioni, della prevenzione degli abbandoni, dell'incentivazione delle sterilizzazioni, della salvaguardia delle colonie feline. Opera anche a livello preventivo, attuando campagne di sensibilizzazione e informazione nelle scuole di ogni ordine e grado e organizzando eventi formativi per i cittadini. PER INFORMAZIONI 347.8439127 plutohouse@hotmail.it
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lunedì 28 giugno 2010

Rischio cambio destinazione per i randagi del Fermano

Sono passati più di tre anni dal cambio gestione dell'ex rifugio Pluto Progetto Fauna, rifugio che ha cessato di esistere quando la gestione subentrata ha deciso, probabilmente per non incorrere nelle stesse accuse che aveva rivolto all'associazione uscente, di trasferire i cani rimasti al vecchio canile in un rifugio definito anche da "animalisti della zona" come esemplare. Nuovo canile dunque acclamato, anche se a tutt'oggi è ancora sprovvisto della relativa agibilità, ma che non riesce a far fronte ai nuovi randagi. Probabilmente l'opera di sensibilizzazione dell'Associazione Pluto Progetto fauna ed i suoi numerosi interventi a proprio carico atti a sterilizzare anche animali padronali onde evitare il propagarsi numerico di cucciolate e relativi
abbandoni, comincia a sentirsi, come inizia a sentirsi la carenza dei box predisposti senza alcuna cognizione di causa. Nel nuovo canile a malapena sono entrati cani accalappiati da anni tanto da dover ricoverare tre animali di taglia media grande in box le cui misure, secondo la normativa regionale, avrebbero consentito l'immissione di soli due animali. Pura utopia pensare che "il Villaggio del cane" avrebbe potuto consentire l'entrata di ulteriori randagi! Sappiamo bene
tutti che il randagismo continua ad imperversare, vuoi per l'incoscienza di molti proprietari, vuoi per la carenza di controlli, vuoi per l'abitudine che da tempo si è fatta strada in alcuni personaggi di importare dal Sud animali da piazzare nel centro Nord facendo escludere a priori la possibilità di adozioni di animali del luogo. Sta di fatto che ci è giunta voce che i due rifugi esistenti nel
Fermano, non essendo in grado di accogliere ulteriori "vagabondi", costringono qualche Sindaco della zona a rivolgersi a canili fuori ASL precludendo la possibilità di avere sotto mano e sotto occhio gli animali che verranno accalappiati al punto di perdere ogni loro futura sistemazione.
Ecco dunque spiegato il motivo del sovrannumero dei cani presenti nel vecchio rifugio di Sant'Elpidio a Mare. Si è cambiata forzatamente la gestione, si è creato un rifugio che non riesce nemmeno a sopperire al randagismo dei 4 Comuni convenzionati, si spediscono cani a circa 70 Km. e, pillola amara finale, nessuna voce che accenna minimamente alla possibile quanto necessaria costruzione di un nuovo rifugio. Qualsiasi tipo di struttura indispensabile per fini sociali dovrebbe essere sempre commisurata al bisogno del territorio e non per il contrario.

venerdì 18 giugno 2010

Terzo cambio di gestione in poco tempo per il canile

IL CITTADINO DI RECANATI
12 GIUGNO 2010

Terzo cambio di gestione in poco tempo per il canile

Provincia di Macerata - Sarà l'Associazione per il Miglioramento degli Uomini con il Benessere
Animale di Ancona (AMUBA), il nuovo gestore del Canile Municipale di Montefiore. L'associazione animalista subentra dopo pochi mesi di gestione all'ANTA che non è riuscita a trovare un accordo con il comune sul tipo di convenzione.Tra l'altro erano anche sorti forti polemiche politiche tra maggioranza ed opposizione quando quest'ultima aveva denunciato l'esclusione delle coop sociali dal bando, penalizzando la Koinonia che gestiva il canile inserendo nel lavoro soggetti svantaggiati. Il mancato accordo con l'ANTA, scaturito molto probabilmente sulla natura economica, ha portato il comune a dover annullare l'assegnazione della gestione e procedere ad un nuovo appalto. L'AMUBA, iscritta all'albo regionale delle associazioni del
settore, si è aggiudicata la gestione con un'offerta inferiore ai 2.50 euro giornalieri per cane e proponendo interventi sul canile.

giovedì 2 aprile 2009

Tuoro e i maremmani di Staffolo


Gran brutta storia quello del canile di Tuoro, regione Umbria, dove sono state trovate
irregolarità di gestione degli animali ricoverati. Un gran bel numero di cani che vi hanno fatto il proprio ingresso senza mai essere stati registrati nell'anagrafe canina umbra, quasi a voler far perdere di loro ogni traccia. Ci auguriamo sinceramente che le forze dell'ordine possano
risalire ad ogni movimento strano compiuto contro animali già provati da abbandoni, maltrattamenti, sequestri e che allo stato attuale non si sa bene quanta garanzia possano aver ricevuto da una struttura gestita da un'associazione di protezione animali. Già, quando
l'animale non lo conosciamo, pur dispiacendocene, non ci crea più di tanta angoscia, quando
invece gli animali interessati si sono a noi trovati più vicini, quando abbiamo visto i loro occhi sprofondare in un mare di domande, allora scatta in ognuno di noi la volontà di conoscere
il destino che altri hanno loro riservato. Siamo tutti in attesa di conoscere l'esito dei nostri cinque maremmani, nostri perché partiti dalla nostra Regione circa cinque anni fa,
accompagnati dall'allora rappresentante della LAV del Fermano per ricoverarli nella struttura di Tuoro dove avrebbero dovuto trovare asilo sicuro e gratuito togliendo l'onere del loro mantenimento, presso un rifugio Marchigiano, al Coordinamento delle Associazioni Animaliste Marchigiane.
Di certo, sino ad ora, è il fatto che le loro identificazioni, i loro microchip che avrebbero dovuto garantire le loro esistenze, non sono mai stati registrati nell'anagrafe canina umbra. Sembra assurdo, ma leggendo il SIVA troviamo 5 maremmani trasferiti ma che non figurano mai arrivati nel luogo di trasferimento. Ci viene spontaneo domandarci con un certo timore:
"Che fine mai avranno fatto?", come ci viene spontaneo sperare, se le indagini non ci contraddiranno, che i nostri cinque maremmani possano trovarsi ancora nel canile umbro o possano, al meglio, aver trovato spazio presso famiglie italiane. Speriamolo, per il loro bene, con tutte le nostre forze.


venerdì 20 marzo 2009

SUL CASO GUBERTI

IL RESTO DEL CARLINO
11 MARZO 2009

PRESENTATA IN PROCURA DAL VETERINARIO GUBERTI . «GLI AUTORI SONO ANIMALISTI»

Denuncia per le incursioni negli allevamenti

UNA DENUNCIA-querela contro gli ignoti che nelle «giornate antecedenti il 29 e il 30 dicembre» hanno fatto irruzione negli allevamenti di pointer del veterinario Giorgio Guberti,
a Campiano...

Campiano (RA) - Una denuncia-querela contro gli ignoti che nelle «giornate antecedenti il 29 e il 30 dicembre» hanno fatto irruzione negli allevamenti di pointer del veterinario Giorgio
Guberti, a Campiano e ad Osteria «praticando diversi varchi nelle reti di recinzione e aprendo i box ove gli esemplari erano stati suddivisi in base a precisi criteri di gruppo», è stato presentato alla Procura della Repubblica di Ravenna e alla Procura della Repubblica di Parma dallo stesso veterinario Giorgio Guberti. Il quale nella denuncia fornisce anche una precisa indicazione circa la strada da percorrere per giungere alla completa identificazione di tutti gli ignoti (posto
che «alcuni sono già stati identificati dai carabinieri di Campiano»), tenendo «conto delle evidenti autodenunce che alcuni animalisti» hanno autografato su internet.
Il veterinario, che è assistito dagli avvocati Giancarlo Ridolfi e Aldo Guerrini, evidenzia peraltro come le incursioni siano avvenute all’interno e a danno di strutture all’epoca sottoposte a sequestro amministrativo da parte dei carabinieri di Nas.
«Gli ignoti, una volta all’interno, hanno sparso mangime per cani: è appena il caso di evidenziare non solo l’aspetto collegato agli effetti che l’apertura dei box ha prodotto all’interno dei gruppi di animali, ma occorre sottolineare gli effetti che lo spargimento indiscriminato di alimenti sul terreno ha prodotto, quale il caos all’interno dell’allevamento». Ma c’è di più. Gli ignoti hanno anche disperso nell’allevamento tappettini in gomma e ciotole di plastica successivamente
distrutti a morsi dagli esemplari più giovani con ogni e più ampio effetto pericoloso per la salute dei medesimi animali per le lesioni da scheggia ovvero per l’eventuale ingestione di materiale spugnoso e poroso». Contestualmente gli ignoti, «dopo aver danneggiato il gruppo elettrogeno hanno sottratto dall’allevamento una decina di giovani esemplari di pointer e una femmina adulta, poi abbandonati in modo rocambolesco al canile di Parma dove sei dei cuccioli sono morti perchè separati dalla madre naturale. Nell’esposto si ipotizza quindi l’invasione di terreni privati, il danneggiamento, il furto di animali anche assoggettati a sequrestro amministrativo. «Ma vi è di più» si sottolinea, «perchè gli ignoti hanno posto le basi per un maltrattamento in piena regola degli animali sia per ciò che concerne i cuccioli successivamente morti, sia per quanto attiene all’incursione nell’allevamento». Inoltre il veterinario chiede alla Procura di Parma di indagare sulla tenuta dei registri presso il canile di quella città per accertare che siano stati adeguatamente registrati gli ingressi di quegli animali e identificate le persone che li avevano portati.
Inoltre nella denuncia si chiede che vengano sottoposti a sequestro probatorio sia i cuccioli sopravvissuti sia la femmina adulta che invece è stata sottoposta a sequestro preventivo.



CASO GUBERTI
tempo addietro è circolata in rete l'immagine di un cane orribilmente divorato dalla rogna, presentato come un cane di Guberti ed ecco cosa si è scoperto ora:

http://www.ilcinofilo.it

CASO GUBERTI: CARLO RAGGI DE IL RESTO DEL CARLINO SCOPRE L'INGANNO!

ONLUS ANIMALISTE SFRUTTANO IL MALESSERE RICICLATO

Carlo Raggi de IL RESTO DEL CARLINO scrive oggi sul caso Guberti denunciando gravi anomalie avvenute prima e dopo il sequestro.

Noi abbiamo la prova che il setter malato di rogna e piodermite, fraudolentemente associato
all'allevamento del Vento di Ravenna e al dott. Giorgio Guberti, era in realtà Radost, morto il 16/04/2008 accalappiato a Tivoli nel gennaio 2008.

Quali rapporti legano il custode giudiziale, la Associazione Canili Lazio Onlus, il NIRDA, Animal Liberation Onlus, e chi ha commesso i reati denunciati dagli avvocati di Guberti?

Manca ancora la risposta alle interrogazioni parlamentari della Lega e dell'UDC.

Noi dell'AACI abbiamo espresso dubbi sulla veridicità dell'informazione che in modo corale già dal 1° Gennaio 2009 sbatteva il mostro in prima pagina.

Adesso appare sempre più chiaro che non si trattava di informazione ma solo di una bufala
mediatica orchestrata nell'interesse di qualcuno a danno di altri senza valutare per un solo istante la storia e la vita di un uomo e dei suoi cani.

Noi vogliamo la verità anche se questa fosse scomoda in certi salotti, noi siamo e restiamo in prima linea a difendere chi quotidianamente lavora con i cani rispettando le regole.

Qualcuno ha volontariamente dimenticato che il cane di razza è una parte della nostra storia, della nostra cultura e della nostra tradizione, quindi una parte di noi.

CLICCA SUL LINK PER VEDERE L'ARTICOLO DI CARLO RAGGI E LE FOTO DEL CANE RADOST MORTO CIRCA UN ANNO FA CHE NON ERA DI GUBERTI

www.ilcinofilo.it/pdf/carlino_guberti.pdf

OSIMO

CORRIERE ADRIATICO EDIZIONE DEL 28 FEBBRAIO 2009
Passatempo, la contesa dei canili rompe il fronte animalista

Polemica tra il comitato di via Fontanelle e un'associazione

Il cane da sempre è il migliore amico dell'uomo, ma ad Osimo è anche motivo di polemiche fra i residenti di via Fontanelle e l'associazione Amici Animali. I primi si battono contro il canile che la Tecnovett di Leonardo Bordi sta costruendo a Passatempo, i secondi contestano invece la gestione del canile pubblico Lilli e Vagabondi a San Paterniano, tornata nelle mani di Erbacci-Cola, gestori anche prima della chiusura imposta dai Nas nel 2006.

Il blitz pacifico messo in scena da Amici Animali nell'ultimo consiglio comunale ha riaperto una vecchia ferita, mai rimarginata. I residenti di Passatempo, che l'estate passata sfilarono per le vie del centro contro il canile privato di Bordi, hanno diramato una nota polemica nei confronti di Amici Animali, che allora non partecipò al corteo a differenza di altre associazioni
animaliste come la Lav. "I comitati che si sono battuti contro la costruzione della struttura faraonica del maxicanile di Bordi, continuano a porsi la solita domanda, ad oggi senza risposta: perché - si legge nella nota - tanto impegno da parte di Amici Animali Osimo contro il canile di Erbacci-Cola, quando di fatto il titolare non ha alcuna pendenza giudiziaria, mentre contro Bordi, nemmeno una parola?"

La portavoce dei passatempesi, Nerina Bianchetti, si chiede "come mai l'associazione di Osimo e la presidente Sabbatini non credono a un ente autorevole come la Lav, che da sempre condanna la costruzione del maxicanile, e invece sembra dare credibilità a Bordi?
Non vorremmo - conclude la Bianchetti - che intorno ai cani ruotino più interessi economici che non vero amore animalista".

A fare da paciere ci prova Anna Maiorani, presidente del Caarm, il Coordinamento associazioni animaliste Regione Marche. "Avendo partecipato per anni a fianco dell'associazione locale - spiega in una nota - alla ricerca di una soluzione in linea con il rispetto delle leggi di settore per una idonea ospitalità ai cani del Comune di Osimo da parte delle istituzioni, ci rendiamo disponibili a qualsiasi ulteriore azione così come è stato fatto, insieme ad associazioni locali e nazionali e a cittadini osimani, contro la costruzione di un mega canile di 800 posti ad opera di una società rinviata a giudizio per maltrattamento di
animali".

Inoltre considerato che Amici Animali Osimo "ha preso posizione di allarme sull'assegnazione al canile Lilli e Vagabondi 2 dei cani ora ospitati al Keraton di Jesi, si chiede espressamente al sindaco Latini se il bando stabiliva la presenza nella struttura dei volontari delle associazioni animaliste e zoofile preposti alla gestione delle adozioni e degli affidamenti come dice la Finanziaria 2008. In caso contrario - chiosa la Maiorani - il bando risulterebbe
illegittimo e dovrebbe essere disapplicato in regime di auto tutela".

http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=812681

mercoledì 18 marzo 2009

canile di Cremona


CANILE DI CREMONA

3 MARZO 09
Oggi i NAS hanno posto sotto sequestro il canile di Cremona.
I gestori del lager sono stati accusati di uccisione di animali ed
esercizio abusivo della professione medico veterinaria.
A tal proposito vi invitiamo a visionare le pagine sull'argomento, complete di
documentazione pubblicate tempo fa all'indirizzo: http://www.bairo.info/messaggimailing.html
alla voce "le soppressioni assurde:
documenti, considerazioni e scambi di opinioni" dove si può leggere di
uccisioni di cani ritenuti "stupidi", "dislessici" e così via.

È possibile visionare anche un video
www.traccediverse.blogspot.com/2009/03/animali-uccisi-e-maltrattati.html


COMMENTI DAL WEB
Ed anche qui si ripete la storia delle tre scimmiette: c'è chi non vede, chi non sente e innanzi tutto chi, per anni, pur avendo l'obbligo di controllo nella struttura si è
guardato bene dal rapportare determinati fatti.
Continuo a ripetere:
colpevoli i gestori, e scusate se in questo caso si tratta di un "segretario provinciale, ma soprattutto colpevoli quelle istituzioni che, pagati con i soldi dei cittadini, non hanno ottemperato al loro impegno fondamentale di controllori e coloro che per anni hanno speso
soldi, egualmente di cittadini, per mantenere in una struttura dei cadaveri.
Ma i Sindaci sono o non sono responsabili del benessere di
tutti gli animali locati sul proprio territorio? ancor più nel caso in
cui per tale benessere sborsano dalle casse Comunali.



CRONACA

LA PROVINCIA DI CREMONA
4 MARZO 2009

Rifugio sequestrato
Canile, maltrattamenti e morti sospette: inchiesta
Francesca Morandi

Cremona - Nel canile di Cremona i cani ci entravano per essere uccisi.
Ne è convinta la procura che ieri ha messo sotto sequestro il Rifugio
del cane e indagato per uccisione e maltrattamenti di animali e per
esercizio abusivo della professione sanitaria, a partire dal 2006 il
segretario provinciale di Rifondazione comunista Maurizio Guerrini e
Ketty Nin, rispettivamente presidente e vice presidente
dell'associazione zoofili cremonesi, l'associazione che con il comune
ha fatto una convenzione della durata di dieci anni, per la gestione
della struttura. C'è anche un terzo indagato. Nel Rifugio al numero 1
di via Casello, per legge si possono ospitare 200 cani ma ve ne sono
450. Dal 2006 sarebbero stati uccisi 300-400 animali in esubero..
Intanto oggi i carabinieri dei Nas incontreranno il sindaco Gian Carlo
Corada, che nominerà un custode giudiziale dei cani, mentre l'Asl a sua
volta, ha già nominato un veterinario. Sarebbe alle prime fasi
l'indagine decollata la scorsa estate, in seguito all'esposto
presentato al sostituto procuratore Cinzia Piccioni da Rosetta
Facciolo, da tre anni presidente della sezione di Cremona della Lega
nazionale Altre denunce sarebbero poi state depositate in seguito. La
Facciolo nel 2006 raccolse la denuncia di un dalmata entrato nel
Rifugio del cane "uscito in un sacco nero". cominciò a indagare. Due
anni dopo un secondo caso:- I padroni portano il cane al Rifugio alle
sei del pomeriggio, poi avrebbero dei rimorsi e alle nove di sera
tornano per riprenderselo. L'animale era stato abbattuto due ore dopo.
- Rosetta Facciolo ha raccolto documentazione e sette mesi fa l'ha
consegnata al pm Piccioni. Ieri mattina la prima svolta. I carabinieri
dei Nas hanno eseguito perquisizioni domiciliari a casa degli indagati.
Altre perquisizioni sono in corso. Il blitz di ieri sarebbe la punta
dell'iceberg di una situazione che gli inquirenti, benchè sottovoce,
hanno definito "molto grossa" con un presunto volume d'affari di molte
decine di migliaia di euro. Il Comune ha stipulato una convenzione di
tre anni in tre anni con l'asl veterinaria e, come detto, una di dieci
anni con l'associazione Zoofila cremonese. In più il Comune da un
contributo di 20mila euro all'anno a un'azienda che smaltisce le
carcasse degli animali morti. Sin qui tutto in regola. Così come in
regola sono le convenzioni che l'associazione gestita dagli indagati ha
stipulato con altri comuni del Cremonese e in altre città d'Italia.
L'Associazione dunque prendeva denaro per accudire i cani arrivati da
fuori città Centinaia negli anni, secondo l'accusa. Ma in una struttura
stracolma, molti animali sarebbero finiti in sacchi neri e portati, per
lo smaltimento delle carcasse, ad altre ditte che l'Associazione
Zoofili Cremonese avrebbe pagato di tasca propria. Nell'esposto la
presidente della sezione di Cremona della Lega nazionale per la difesa
del cane ha fatto il nome di cinque aziende e alla procura ha
consegnato un dato agghiacciante: in una delle ditte, accusa, in soli sei mesi sarebbero stati smaltiti 6mila chilogrammi di carne di cane.
Dopo le cinque di ieri pomeriggio l'avvocato Marco Soldi ha incontrato
nel suo studio Maurizio Guerrini e Ketty Nin. Li difende con l'avvocato
Maria Laura Quaini. - C'è una indagine in corso e c'è il segreto
istruttorio - si è limitato a dire il legale- Confermo le ipotesi di
accusa, ma altro non sappiamo. Dobbiamo conoscere il quadro della
situazione quindi alla magistratura saranno dati tutti gli opportuni
chiarimenti.- Intanto stamane, gli avvocati della Lega nazionale per la
difesa del cane chiederanno al sindaco Corada di affidare nel frattempo
all'associazione la gestione del canile

****
Rosetta Facciolo
presidente\ della Lega per la Difesa del cane, ha presentato l'esposto
Tutto cominciò con il caso di un dalmata

- Tutto è cominciato nel 2006
con la morte di Galeazzo, un dalmata che serviva per la pet teraphy,
uscito da uno dei nostri canili, quello di Segrate. Lo ha preso una
donna, che poi ci ha ripensato e lo ha portato al Rifugio del cane. Da
lì Galeazzo è uscito ai primi di agosto in un sacco nero, morto.- Da
tre anni il presidente della lega nazionale per la difesa del cane,
prima di presentare l'esposto in procura, Rosetta Facciolo, si è messa
a fare indagini - e tutto quello che dico è documentato.- Durante la
morte del dalmata - sono stata contattata da una volontaria del Rifugio
del cane che mi ha raccontato cose allucinanti, cioè che i cani
venivano uccisi anche per niente. Ho cercato di fare esplodere lo
scandalo, ho tentato di parlare con il sindaco, con i responsabili del
canile. Niente. Intanto Facciolo continua - a scavare - e a raccogliere
materiale - Finchè nel maggio 2008, c'è il caso del cane Matisse. I
padroni non lo volevano più. Alle sei del pomeriggio lo hanno portato
al Rifugio del cane, poi alle nove di sera ci hanno ripensato e sono
andati a riprenderlo. Il cane era già morto dopo due ore.- A fine
luglio - vengo a conoscenza di altri dati raccapriccianti. Continuo ad
indagare e scopro che il Rifugio del cane si serviva di alcune ditte
per smaltire le carcasse dei cani. Scopro che in una di queste sono
stati smaltiti 6mila chilogrammi di carne. Mi sono recata dal Pm Cinzia
Piccioni, era un venerdì di pomeriggio. Ho raccontato quello che
sapevo. L'indomani, su consiglio del magistrato sono tornata in
Procura, stavolta con un esposto, l'ho firmato. In esso vi è il dato
dei seimila chilogrammi di carne smaltita più l'elenco delle aziende
che il Rifugio del cane pagava per smaltire le carcasse.- E' scattata
l'indagine quella ufficiale condotta dai carabinieri dei Nas e
coordinata dal pm Cinzia Piccioni. Un'indagine ieri culminata nel
sequestro del Rifugio del cane. Mi sono sentita dare della pazza - dice
la Facciolo - mi sembra che l'indagine stia
dimostrando il contrario.
Noi come Lega, siamo partite offese.-

***

Le reazioni
La vicepresidente dell'associazione e il presidente Guerrini ieri dai legali
Ketty incredula e sorpresa - Non so quel che succede.-

Giacomo Guglielmone

- Non ho la minima idea di quel che è capitato. Posso dire
che ho ricevuto soltanto una telefonata mezz'ora fa da una persona che
mi ha chiesto cosa stesse accadendo al Rifugio. A me risulta tutto
normale. Il Rifugio del cane sotto sequestro? Non ne so assolutamente
niente. - Sono le 16 di ieri e dall'intervento dei carabinieri del
Nucleo antisofisticazioni (Nas) sono trascorse una manciata di ore
quando Ketti Nin, la vice presidente dell'Associazione zoofili
cremonesi, il sodalizio che da anni gestisce la struttura situata a due
passi da via Sesto, risponde al telefono cellulare, al numero usato in
questi anni da centinaia di persone in difficoltà per trovare un tetto
e un'assistenza a un cane abbandonato, magari ferito. Sentite le
domande del cronista Nin - che ha lasciato la struttura intorno alle
13,30 - cade dalle nuvole. Anche quando le viene spiegato che il
sindaco Gian Carlo Corada - ora custode giudiziario del canile - è al
corrente del sequestro dalle 9 di mattina, dalla telefonata dei
carabinieri del Nucleo Antisofisticazione (Nas). A quel punto prende
tempo:- Facciamo il punto della situazione e poi ci risentiamo. Ripeto,
mi sembra strano che parli di sequestro: avrei dovuto vedere un avviso
di garanzia.- Nelle ore successive vortice di trelefonate e un lungo
incontro insieme al presidente degli zoofili cremonesi, Maurizio
Guerrini con i legali dell'associazione


LA PROVINCIA DI CREMONA
9 MARZO 2009

Bloccato il conto del canile
Anche il deposito bancario di 500mila euro è sotto sequestro

Mauro Cabrini

Cremona - Diventato oggetto di accurate verifiche a fronte di
un saldo ritenuto dagli investigatori "sorprendentemente alto per
un'associazione che essendo senza fini di lucro non dovrebbe avere
utili", ora anche il contro corrente di riferimento del canile
intestato all'Associazione Zoofili cremonesi e aperto in una banca
della città, è sotto sequestro. Sono bloccati, di conseguenza, gli
oltre 500mila euro che vi sarebbero depositati e che, secondo
indiscrezioni, avrebbero dovuto rappresentare la base di partenza per
dare corpo al "sogno" di un avveneristico rinnovamento del canile.
Al vaglio come è facilmente intuibile, ci sono la provenienza e gli
spostamenti di denaro: entrate, uscite, spese e donazioni dovranno
essere incrociate con la documentazione recuperata dai carabinieri per
appurare se tutto quel denaro a disposizione del presidio è
semplicemente frutto di un accumulo dovuto alle varie convenzioni -
quelle con l'amministrazione comunale di Cremona, con gli altri
quaranta comuni convenzionati e con il ministero competente
garantiscono in effetti almeno 200mila euro all'anno - oppure di altro.
Di sicuro, in attesa di certezze, il provvedimento disposto dalla
procura e confermato dall'apparato inquirente in una domenica per il
resto segnata dalla tregua anche sul fronte delle indagini, rappresenta
lo sviluppo principale di un lavoro investigativo che si annuncia
complesso e ancora decisamente lungo. - Non possiamo ovviamente entrare
nei particolari, perchè siamo nel pieno degli accertamenti - si è
limitato a riferire ieri il comandante dei Nas Raffaele Marongiu - ma
non escludo che i riscontri raccolti sino ad ora, rivelarsi, andando
avanti, solo la punta dell'iceberg.- Intanto i punti fermi
dell'inchiesta innescata dall'esposto presentato dalla Lega nazionale
per la Difesa del Cane oltre che da una decina di segnalazioni private
e poi corroroborata dalla raccolta di testimonianze fra i volontari,
restano il sequestro della struttura di via Casello operato dal Nucleo
antisofisticazione dell'Arma lo scorso martedì, il ritrovamento di una
quarantina di carcasse di cani (in settimana le autopsie) chiuse in una
cella frigorifera e l'iscrizione nel registro degli indagati per
"uccisione e maltrattamenti di animali e per l'esercizio abusivo della
professione sanitaria", di Maurizio Guerrini e Ketty Nin,
rispettivamente presidente e vice presidente del gruppo che gestisce il
centro a ridosso della tangenziale. Resta al vaglio, invece, la
posizione della veterinaria cremonese dell'Asl incaricata di occuparsi
e di vigilare, sugli aspetti san
itari del Rifugio.

***************
Oggi e domani "vertice" in procura Inquirenti e magistrato a confronto

Quella entrante promette di essere una settimana decisiva sul fronte
dell'indagine e dei suoi possibili sviluppi. E per concordare i passi
da compiere, i carabinieri del Nas di Cremona dovrebbero incontrare
questa mattina, al più tardi domani, il magistrato titolare
dell'inchiesta, il sostituto procuratore Cinzia Piccioni. Il confronto
che si terrà in via dei Tribunali, sarà l'occasione per fare il punto
della situazione su quel che è stato fatto sino ad ora e per
individuare quel che resta da fare. L'impressione è che il raggio degli
accertamenti, così come il numero degli indagati, sia destinato ad
allargarsi a stretto giro di posta. Si sa che sono oggetto di
attenzione almeno cinque, sei canili legati a quello di Cremona e
situati fra nord e centro Italia, da cui sarebbero arrivati in via
Casello centinaia di cani:e si sa anche come i militari stiano
spulciando la documentazione relativa ai rapporti e alla movimentazione
di carne animale, fra il rifugio e le aziende di smaltimento cui ha fatto riferimento dal 2006 in avanti. L'associazione cremonese aveva
una convenzione con un'impresa di Castelverde. Ma le carcasse stando
all'ipotesi investigativa, sarebbero finite in almeno altri due centri.

***************
Le accuse
"Soppressioni sistematiche per incassare soldi"

"Uccisione e maltrattamenti di animali" ed "esercizio abusivo
della professione sanitaria": dietro quelle pesanti supposizioni di
reato ipotizzate dagli inquirenti a carico dei vertici
dell'Associazione Zoofila cremonesi, secondo l'impianto allestito
dall'accusa ci sarebbe la "sistematica soppressione di cani"
all'interno del Rifugio. La ricostruzione di quanto sarebbe accaduto è
ormai piuttosto precisa, se non nei numeri, almeno nelle sue linee
guida. In sostanza stando ai riscontri raccolti, i carabinieri in circa
sei mesi di accertamenti e stando anche alle "testimonianze univoche"
di almeno sette, otto volontari ed ex volontari, nel canile di Cremona
si sarebbero verificate, tramite iniezioni di farmaci (sequestrati in
abbondanza) abbattimenti in numero eccessivo, non strettamente
necessari o comunque al di fuori delle prescrizioni di legge. Motivo
presunto:in quel modo in una struttura gravata da un soprannumero di
ospiti a quattrozampe - "in nome della semplice equazione "più
cani più denaro" come sostengono i militari - si sarebbe liberato spazio per
poter ricevere altri animali, incassando così la quota - fra i 200 e
300 euro a capo a seconda delle convenzioni - che i comuni devono
versare per ogni "accoglimento". Dall'altra parte i responsabili del
presidio respingono ogni addebito attraverso i loro legali difensori,
assicurando che "tutto verrà chiarito". Al loro fianco i tanti che da
martedì, dall'esplosione del caso in avanti, hanno manifestato
incredulità, forti della granitica certezza che 'l'orrore' non abbia
mai trovato posto oltre l'alto portone in ferro di via del Casella.
(mac)


COMMENTI:

da Giorgia da Civitanova Marche (MC):

Che mai ci sono andati a fare, e a quale titolo, 120 cani da Urbino
- regione Marche - a Cremona - regione Lombardia? Potrebbe trattarsi di
problemi di spazio ma nelle Marche, sinceramente, le strutture non
mancano e, su richiesta, gli animali avrebbero potuto benissimo
rimanere nella propria regione.
Cani svaniti nel nulla in mano ad una associazione. Motivo più che valido per cominciare a far vociferare i gestori privati di canili definiti, da molte altre associazioni, lager.
Attenzione dunque a lanciare il boomerang, potrebbe ritornare indietro
e ritorcersi contro.
Fra tutte le modifiche proposte per la nuova Legge
non mi è sembrato di leggere: divieto di esportazione randagi in altre
regioni. Forse sarebbe il caso di prendere esempio dalla regione Puglia
che ha vietato il trasferimento dei randagi in altre regioni e dal
Sindaco di Perugia che ne vieta addirittura l'adozione fuori regione.
Volere dunque è potere e non si riesce a comprendere perchè, se a
questa scelta sono arrivati una regione ed un Sindaco, non possa il
nostro governo arrivare a tutelare in toto i randagi d'Italia
obbligandone la detenzione e gli affidi entro i perimetri delle Regioni
di appartenenza. L'allarme è dunque stato lanciato dai fatti di
Cremona, che le associazioni, compatte, unite e pronte a difendere
veramente i diritti degli animali siano pronte a cercare di far
legiferare in materia. Difendere i cuccioli dell'est è senz'altro un
dovere, difendere i cani Italiani diventa obbligo morale e civile.
Giorgia, Civitanova M.



LA CRONACA DI CREMONA
5 MARZO 2009

Canile: l'inchiesta si allarga Anche un veterinario Asl indagato
I Nas hanno sequestrato 30 carcasse di cani all'interno del Rifugio di via Casello,
oltre a medicinali e documenti amministrativi. Indagini anche sulle
adozioni. Perquisizioni fuori provincia, in particolare a Urbino da
dove nel 2007 sono arrivati 120 animali e ne sono misteriosamente
scomparsi 69.

Bibiana Sudati

Cremona - Lo scandalo del canile di
Cremona si allarga. Coinvolge nuove persone e supera i confini
provinciali, raggiungendo altre città.
Nuova indagata - Dopo il
sequestro preventivo effettuato martedì mattina dai carabinieri dei Nas
su disposizione della Procura di Cremona e l'iscrizione nel registro
degli indagati per maltrattamenti animali e esercizio abusivo della
professione sanitaria di Maurizio Guerrini, presidente
dell'associazione Zoofili Cremonesi che ha la gestione del canile e di
Ketty Nin, responsabile tutto fare della struttura di via Casello, c'è
una nuova indagata per il reato di maltrattamento di animali. E' una
veterinaria dell'Azienda Sanitaria che avrebbe avuto il compito di
vigilare e garantire il benessere dei cani. Invece secondo l'accusa e
gli elementi raccolti dagli inquirenti, nel canile di Cremona
moltissimi cani - si parla di centinaia - sani e non pericolosi
venivano uccisi allo scopo di incassare il denaro che in base alla
convenzione decennale firmata tra Comune e l'associazione di Guerrini
l'amministrazione versava per ogni animale accolto nella struttura. Una
struttura che ha la capie
nza di 250 cani ma che ha raggiunto cifre
impressionanti sfiorando quasi le 500 presenze. Sopprimere gli animali
era dunque divenuto non solo un'attività lucrosa, ma una necessità
Da Cremona a Urbino
Ancora di più da quando l'associazione era riuscita a
firmare convenzioni simili con altre città, Parma ma soprattutto
Urbino: a quanto accertato dai Nas, il "giochetto" era stato messo in
atto anche con cani provenienti da queste due città. Come i 120 animali
in arrivo dalla città marchigiana divenuti misteriosamente 31 nell'arco
di pochissimi giorni. La procura di Cremona sta indagando anche lì e i
carabinieri hanno già effettuato perquisizioni acquisendo molti
documenti. Il magistrato sta valutando le responsabilità anche degli
amministratori e dei funzionari Asl di quella città. Poi c'è il
capitolo degli "smaltimenti". I cani uccisi, la cui morte doveva essere
certificata dal veterinario responsabile dell' Asl prima della loro
rimozione, venivano raccolti da una ditta specializzata. di Castelverde
con la quale l'associazione aveva una regolare convenzione. Ma dalle
carte in mano al pm Cinzia Piccioni che coordina l'inchiesta,
esistevano almeno altre cinque ditte (i cui responsabili ora
rischiano) che aiutavano nello smaltimento delle carcasse divenute
ormai numerosissime (si parla di 6mila chili in sei mesi) tanto che in
parte i cani venivano sotterrati all'interno del rifugio. Martedì
mattina i Nas hanno rinvenuto e sequestrato i resti di 30 cani. Oltre a
molti documenti e a tante confezioni di medicinali.
La soppressione
Soprattutto il Tanax, un medicinale normalmente utilizzato per
l'eutanasia di animali ormai morenti ma che sempre secondo l'indagine
di Procura e carabinieri nel canile di Cremona era prescritto e
utilizzato in grosse quantità su animali sanissimi. Sulle modalità
degli abbattimenti alcuni dei quali avvenuti di notte per evitare occhi
indiscreti e sulla "selezione" degli animali da eliminare (non basata
secondo l'accusa nè sullo stato di salute nè sulla pericolosità unici
casi previsti dalla legge) gli accertamenti sono ancora in corso. Così
come sulle adozioni. Un capitolo ancora tutto da scrivere e sul quale
si stanno ipotizzando diverse irregolarità e responsabilità-

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Custodia al comune, ma la convenzione rimane intatta. Gli animalisti
"Non possono essere controllori e controllati"

La disputa ora è a tutto campo. Segnato il primo punto con la magistratura che sembra
avere dato ragione alle loro denunce, i membri della Lega per la Difesa
del Cane ora combattono per il benessere dei cani sopravvissuti nel
canile che secondo il loro giudizio non è ancora tutelata. Tanto meno
dalla decisione dell'amministrazione comunale di mantenere in vita la
convenzione con l'Associazione Zoofili Cremonesi e di delegare la
custodia legale della struttura, che spetta al sindaco, a due dirigenti
amministrativi, la dottoressa Cinzia Vuoto e la dottoressa Tania
Secchi. - Il comune non può essere allo stesso tempo ente controllato e
ente controllore - spiega Rosetta Facciolo, presidente della Lega
Nazionale della Difesa del Cane sezione di Cremona e redattrice
dell'esposto che nell'estate del 2007 ha fatto partire l'indagine della
magistratura. - Vogliamo che anche il comune ne resti fuori "almeno
fino a quando non si sarà dimostrata la sua estraneità ai fatti, visto
che avrebbe dovuto vigilare. E' sospetto che il Comune abbia fatto una
convenzione di 10 anni, quando il limite è di 3. E soprattutto sarebbe
opportuno che l'Associazione venisse sospesa temporaneamente fino a
quando non sarà accertata la responsabilità di ciascun dipendente o
volontari.- Facciolo precisa che non esiste una "querelle" tra
associazione, o meglio che non esiste alcuna persecuzione da parte
della "sua" associazione nei confronti dei gestori del canile.- -
Chiediamo semplicemente che ora si pensi al benessere dei cani. Noi con
una lettera ci siamo resi disponibili a collaborare temporaneamente, ma
non importa se il rifugio verrà affidato ad un altro ente. Il massimo
sarebbe costituire un "pool" di associazioni non a scopo di lucro
esperte del settore, in modo che si controllino a vicenda.- La
presidente va più a fondo: - Il comune sapeva quello che accadeva là
dentro. Sono stata a informare il sindaco e l'assessore Dal Conte, ma
non sono stata ascoltata. Ora ci chiediamo come le due dirigenti che
sono state nominate vigileranno: verificheranno giornalmente il
benessere degli animali? Si recheranno in via Casello personalmente?