Pluto Progetto Fauna onlus

Pluto Progetto Fauna onlus, costituita nel 1991, è una onlus che si occupa di tutelare gli animali abbandonati e prevenire il randagismo. Responsabile della gestione del Rifugio Pluto House sino al marzo 2007, oltre ad aver provveduto all'intervento, cura, mantenimento e affidamento di oltre 6500 animali abbandonati, si occupa da sempre della promozione delle adozioni, della prevenzione degli abbandoni, dell'incentivazione delle sterilizzazioni, della salvaguardia delle colonie feline. Opera anche a livello preventivo, attuando campagne di sensibilizzazione e informazione nelle scuole di ogni ordine e grado e organizzando eventi formativi per i cittadini. PER INFORMAZIONI 347.8439127 plutohouse@hotmail.it
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martedì 17 maggio 2011

I nostri randagi all’estero: fenomeno anche marchigiano

Comunicato stampa : I nostri randagi all’estero: fenomeno anche marchigiano

“Felici adozioni all’estero” concentrati nella maggior parte in Germania ed a seguire Austria e Svizzera ove chi se ne appropria è tenuto a pagare una cifra attorno ai 250,00-300,00 € definita “nominale di pagamento”.

“Svuotare” i canili e trovare casa ai nostri randagi ad enormi distanze e la mancanza oltre Alpe di un’anagrafe canina, obbligatoria nel nostro Paese, possono far nascere seri dubbi sulla rintracciabilità degli stessi e dato che per la maggior parte si tratta di animali in età avanzata, sofferenti di patologie fisiche o psicologiche, recanti veri e propri handicap i dubbi si ampliano.

La realtà del randagismo in quelle Nazioni può essere paragonata ai nostri numeri e nota è la difficoltà in cui versano canili stranieri: stracolmi i rifugi presenti sempre più oberati dal drastico aumento di animali ceduti per motivi finanziari ed un netto calo delle adozioni.

Qualsiasi allevatore di animali europeo, persona od Ente che abbiano ricevuto autorizzazione, ha la possibilità di diventare fornitore di laboratori, prelevare animali dai canili o accettarli da privati (Gazzetta ufficiale federale I, pag 1950). La legge 116 sulla sperimentazione e l’attuale Direttiva Europea stilata dalla U.E. lo permettono. In Italia, prima della nuova Legge appena varata, non era possibile utilizzare per usi sperimentali cani e gatti provenienti dalle strutture pubbliche come decretato dalla legge 281/91 sul randagismo ma tale normativa nazionale inesistente in altri paesi fa sì che ogni volta che l`animale supera la frontiera non vi è alcuna possibilità di controllarne la destinazione: i nostri organismi ufficiali preposti al controllo non hanno ovviamente alcuna probabilità di operare in territorio straniero e facilmente può accadere quanto riscontrato nella città di Gunzwil (Svizzera) dove sono stati abbattuti 24 cani provenienti dall’Italia con la motivazione: capacità del canile superata e cani randagi italiani non “piazzati”.

Cani dunque che oltrepassano i confini della nostra penisola non per essere adottati da famiglie disposte a tenerli come è nostra abitudine bensì accolti nei così detti “stalli” in attesa di trovare adozioni, di finire soppressi se la richiesta non arriva, di finire i propri giorni a disposizione degli stabulari dato che non tutti sanno quanto la legge tedesca di tutela degli animali sia elastica in materia di sperimentazione. A noi basta sapere che, una volta divenuto merce, l'animale perde ogni diritto alla tutela, qualunque sia la sua destinazione. E che ci si fa beffe della Repubblica italiana e delle sue leggi.


Le pagine del web sono diventate un unico tam tam che ripete incessantemente l’imperativo :” svuotare i canili”, uno slogan che più che concentrare l’essenza sul benessere animale, porta a tradurre l’appello come” svuotate i magazzini con stoccaggi”. Un movimento che sembra sfuggire a qualsiasi controllo e che si sta attuando anche nella nostra zona dopo aver interessato altre province marchigiane ed è per questo che riteniamo giusto che si sappia che cani storici, di cui molti hanno ancora memoria, come Bianca, anni 7, Mercoledi anni 18, Wanda anni 7, Mirian anni 7, Beba anni 11, Sara anni 9, Karol anni 13, Marcus anni 11, Romeo anni 12 e molti altri ancora , proposti su siti stranieri con la stessa nominale di pagamento, non potranno mai essere seguiti nel loro affido ed essere controllati nella loro gestione, come d’obbligo dal nostro Regolamento Regionale: ogni traccia persa.

Giusto che gli Enti preposti localmente alla gestione del randagismo e responsabili del benessere animale, Sindaci ed Asl, sappiano che molti di quei musi che hanno fatto raccogliere dalla strada ed ospitato in un rifugio, che hanno curato e sfamato a spese dei residenti, hanno percorso in media 1.500 Km di sola andata anche se ai loro occhi l’uscita dalla recinzione di una struttura potrebbe apparire un semplice affido da una asl locale ad una asl limitrofa. Alcuno che si preoccupi di verificare il proseguo del viaggio.

Un ultimo appunto: tenete ben stretto il vostro animale, potrebbe trovarsi nel giro di pochi giorni in “terra straniera”.

giovedì 1 luglio 2010

Berlato denuncia la tratta di cani. Animalisti spaccati

GIORNALE DI VICENZA
30 GIUGNO 2010

LA POLEMICA. Esposto dell'europarlamentare
Berlato denuncia la tratta di cani
animalisti spaccati
Turetta: «Scredita le associazioni» Ma Federfauna contesta i bilanci

E questa non sarebbe una novità. Ma stavolta scende in campo anche Federfauna, Confederazione di allevatori, commercianti e detentori di animali, che invece sostiene l’europarlamentare vicentino Pdl. Oggetto del contendere l’esposto presentato da Berlato contro alcuni canili ed associazioni animaliste accusate di traffico di cani.
Berlato segnala «la tratta clandestina di cani randagi verso Paesi europei operata da sedicenti associazioni di protezionismo animale e da gestori di canili. In particolare c’è prova documentale di un protocollo d’intesa tra Associazione canili Lazio, Il rifugio del Prick
e dell’Ulmo, Il guardiano dell’ombra, l’associazione internazionale Hundepfoten in Not e la società Tecnovett per la spedizione all’estero di cani». L’europarlamentare ipotizza che questi soggetti promuovessero adozioni a distanza di cani che non si trovavano realtà nelle strutture
dichiaranti. «Il dubbio - continua - diveniva tragica e squallida realtà con la scoperta che, mentre venivano regolarmente pagate le quote di adozione, i relativi esemplari erano oggetto di un commercio illecito, rivenduti a canili svizzeri o tedeschi, o ad operatori del circuito della vivisezione e della sperimentazione industriale».
Levata di scudi, ovviamente, da parte degli interessati, ma anche di alcune associazioni animaliste. In particolare, Sara Turetta, presidente di “Save the dogs and other animals” ed europarlamentare, aveva commentato che «l’onorevole Berlato, amico di Federfauna, la
lobby italiana più grande di circensi, commercianti, importatori di animali di ogni genere, fa un esposto contro alcune associazioni. La sensazione è che ci sia un piano di screditamento del mondo delle associazioni zoofile e che alcuni animalisti (o presunti tali) vengano utilizzati proprio da coloro che dovrebbero essere i nostri primi nemici: i trafficanti di cani di razza, di animali esotici, i circensi e i cacciatori».
A Turetta e agli altri detrattori, come Lav Milano, replica Federfauna: «Sempre più persone - affermano - cominciano a chiedersi dove questi animalisti trovino i soldi per fare “lavoro di
lobbying”. Turetta è stata a Bruxelles, si è avvalsa di “società di pubbliche relazioni che fanno da apri pista alle associazioni” contattando i parlamentari dei vari paesi e fissando gli appuntamenti. Quanto costi questo tipo di attività sbandierata come “a favore degli
animali” non si sa, ma si sa che l'associazione presieduta dalla Turetta si occupa principalmente di cani randagi in Romania, che è nata nel 2005 con un fondo di mille euro e che dal suo bilancio 2009 compaiono ricavi per oltre 770mila euro e costi di esercizio per oltre 732mila, di cui quasi 480mila di “donazioni verso la filiale in Romania».

domenica 27 giugno 2010

traffici di cani nelle Marche

VIVERE MARCHE
21 GIUGNO 2010

Tratta dei cani dalla costa in Germania, la denuncia dell'Enpa

L'Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) è venuta a conoscenza che in un Canile del litorale adriatico, che ospita cani del Comune di Senigallia e di altri Comuni del comprensorio sono in corso da qualche tempo, da parte dell'organizzazione tedesca Hundehilfe Hundeherzen di Maintal (Assia), prelievi di cani che sono immediatamente spediti in Germania.I cani figurano adottati da persone fisiche, con gli obblighi e gli impegni previsti dalla legge quadro 281/1991 e relative disposizioni ministeriali. Si tratta però di sedicenti adozioni, poiché subito dopo
l'affido i cani vengono portati oltre confine da emissari dell'organizzazione e trattati come proprietà di quest'ultima, che li deposita in stalli temporanei per poi piazzarli a prezzi che vanno da 250 a 300 euro per ogni animale.
I cani sono pubblicizzati nel sito tedesco quando ancora si trovano nel canile, per poi essere prelevati al momento opportuno. Allora avvengono le "adozioni", anche per procura, cosa inammissibile in un atto pubblico; anzi l'organizzazione, che si avvale di collaboratori locali, usa perfino prestanome italiani.
I cani, poi, lasciano l'Italia molto prima della data permessa dalle norme sanitarie del passaporto europeo. Tutto ciò in contravvenzione ad ogni legge europea sulla circolazione non commerciale degli animali d'affezione. L'ultimo caso è quello di Pisellino, cagnetto di 11 anni "adottato" da un prestanome e subito passato sottobanco agli esportatori, come hanno scoperto i volontari ENPA che con amore e competenza prestano il loro servizio nel canile.
L'Ente Nazionale Protezione Animali non intende permettere che questo disdicevole commercio, che già fa oggetto d'indagine da parte di più Procure in Italia, prenda radici anche nelle Marche. A livello nazionale, ha anzi lanciato la petizione "Ti deporto a fare un giro" contro la
deportazione all'estero degli animali affidati alla pubblica custodia, i cui risultati stanno per essere presentati al Sottosegretario alla Salute on. Martine attraverso la sua Sezione di Ancona, ha preso contatto con l'Amministrazione comunale di Senigallia richiamandola al dovere di custodia e garanzia degli animali che la legge le affida, esigendo l2immediato recupero del cane Pivellino e chiedendo l'emanazione di u'ordinanza di regolamentazione degli affidi, sull'esempio dei molti comuni italiani che hanno già aperto gli occhi sul fenomeno.
Certo della sensibilità dei cittadini marchigiani, l'Ente Nazionale Protezione Animali confida nelle istituzioni comunali e regionali e nel Ministero della Salute, al quale ha segnalato il caso,
per una reale e trasparente tutela della legalità e degli animali alla cui protezione si dedica da 140 anni. da Enpa

20 GIUGNO 2010
Animali: Enpa denuncia 'commercio' cani tra Italia e Germania
Prelevati da canile Senigallia; 'adottati' e poi venduti

ANCONA - In un canile di Senigallia sarebbero in corso da qualche tempo, da parte di un'organizzazione tedesca, prelievi di cani poi spediti in Germania. Lo denuncia l'Ente nazionale protezione animali di Ancona, secondo cui ''i cani figurano adottati da persone fisiche, con
gli obblighi e gli impegni previsti dalla legge quadro 281/1991 e relative disposizioni ministeriali. Si tratta pero' di sedicenti adozioni, poiche' subito dopo l'affido i cani vengono portati oltre
confine da emissari dell'organizzazione e trattati come proprieta' di questa, che li deposita in stalli temporanei per poi piazzarli a prezzi che vanno da 250 a 300 euro per ogni animale''. (ANSA).

VIVERE CIVITANOVA
23 GIUGNO 2010
http://www.viverecivitanova.it/index.php?page=homepage&data=2010-06-24
Legambiente: allarme traffici di cani Marche - Germania

"Le associazioni UNA Civitanova e Circolo Legambiente Sibilla Aleramo di Civitanova Marche,
da tempo impegnate sul campo per l'attuazione delle norme di legge sulla tutela degli animali e per la lotta contro tutto ciò che è sfruttamento del randagismo, appoggiano e sostengono la rigorosa presa di posizione dell'ENPA di Ancona sui prelievi di cani del Comune di Senigallia, tramite sedicenti adozioni, e sulla loro vendita in Germania".Tale vicenda porta all'attenzione generale una situazione che le medesime associazioni hanno già denunciato due mesi fa. La nostra Regione soffre attualmente gli effetti di un insufficiente adeguamento delle politiche locali agli obiettivi indicati da anni dalla legge quadro sulla prevenzione del randagismo: microchippatura dei cani di proprietà, incentivi alla sterilizzazione, realizzazione e corretta
gestione di strutture pubbliche di accoglienza, educazione alla proprietà responsabile. A tutto ciò si aggiungono, a causa della nostra posizione geografica nella Penisola, le conseguenze di sconsiderati trasferimenti dal Sud e perfino dalla Spagna, ad opera di un deprecabile pseudoanimalismo più o meno spontaneo, di quantità insospettate di animali.
Non tutti lo sanno, ma non di rado questi animali finiscono riciclati nei nostri canili, provocandone alla fine il collasso. Una situazione del genere non può che attirare l'attenzione delle tante organizzazioni straniere di "rigattieri del randagismo" che, con ogni possibile espediente, s'impadroniscono di cani da rivendere all'estero con sicuro guadagno, vista la gratuità del prelievo alla fonte. Questi traffici più o meno sotterranei sono ben superiori, quanto a consistenza, ai tanto pubblicizzati traffici di cuccioli dall'Est. A questo dovrebbero dunque servire gli investimenti di denaro pubblico, di professionalità e di volontariato fatti dallo
Stato e dalle amministrazioni locali: ad approntare merce gratuita per attività di lucro travestite da protezione animale? Non dovrebbero piuttosto servire a creare un patrimonio di civiltà, a curare, con il benessere degli animali, quello della società che li integra in sé come compagni di vita? Le amministrazioni locali sono spesso tentate da vie di fuga facili e non limpide, che sono in realtà trappole destinate solo ad accrescere i problemi. Il rigore nell'applicazione delle norme
di prevenzione del randagismo creerebbe invece un circolo virtuoso che finirebbe per ridurre i costi prima di quanto s'immagini. Ne guadagnerebbe anche quella civiltà che, a dispetto di quel che si dice, distingue il nostro Paese rispetto ad altri più ricchi, dove, ad esempio, l'uccisione degli animali è il mezzo principale di controllo della popolazione canina. O dove la legge consente di cedere il proprio animale, se gravemente malato, a un laboratorio di ricerca. Rivolgiamo perciò un appello alla nostra Regione perché aiuti i Comuni a entrare in questo circolo virtuoso, incentivando campagne di microchippatura dei cani e di sterilizzazione e vigilando severamente sulla pratica delle adozioni responsabili nei canili, che devono essere spazi di accoglienza e di reimmissione nella società e non magazzini di svendita di animali. Importantissimo dunque limitare gli affidi entro il territorio regionale, sull'esempio di altre amministrazioni locali italiane, per consentire di assistere gli adottanti anche dopo l’affido
e di eseguire quei controlli che sono parte integrante della legislazione di tutela degli animali. Prima di tutto, però, esigiamo che il Comune di Senigallia non si renda complice di un illecito, ma recuperi immediatamente l'anziano cagnetto Pisellino, sottratto tramite un prestanome alla struttura che l'ospitava per essere venduto in Germania, e atteso ora da una famiglia del posto pronta ad adottarlo.
da Circolo Legambiente Sibilla Aleramo

stop al contrabbando di cani in affido

venerdì 18 giugno 2010

ancora traffici tratto da bairo.info

La definiremo "una delle più grandi piaghe nel mondo degli animali". Stiamo parlando di traffici
sulla pelle di migliaia e migliaia di creature indifese, randagi soprattutto, ma anche animali di proprietà, ceduti dai privati o rubati o ritirati da canili e rifugi.
La sezione traffici del Segugio 281 del sito di Bairo è costantemente aggiornata sull'argomento, proprio per dare spazio in tempo reale a questo fenomeno spaventoso delle esportazioni di randagi da tutte le nazioni del sud Europa verso il nord. Un dramma dalle proporzioni inimmaginabili.
Creature di cui si perdono le tracce ogni giorno: rubati da giardini privati, dalle auto (pericolosa abitudine di molti proprietari incoscienti), tolti dai canili, dalle strade, ottenuti attraverso appelli di adozione che compaiono in internet, per essere deportati in luoghi da incubo, sfruttando spesso l'ingenuità vera o presunta di chi crede ancora che per questi viventi possa esistere un paradiso terreno.
Si denunciano spesso i traffici di cuccioli che dal'est arrivano nella nostra nazione, ma si dimenticano chi dalla nostra bella Italia, finisce oltre confine e di cui poi si perde ogni traccia. Ma ora qualcosa si sta muovendo anche per questi animali vittime di una umanità che predilige
sempre e solo il proprio interesse.
Partiamo dall'inizio, o almeno, da quando si è cominciato a parlare di questo fenomeno in modo ufficiale http://www.bairo.info/garavaglia_circ33_93.html
Nel 1993 venne emanata dall'Onorevole Maria Pia Garavaglia una circolare che denunciava le
esportazioni in massa di migliaia di randagi da ogni parte d'Italia verso il nord d'Europa.
http://www.bairo.info/articolo_indipendente12_08_93.html
Un allarme che rimbalzava da decenni e a cui non si era mai dato l'importanza che meritava. Da
allora, sporadicamente, sui quotidiani cominciarono ad apparire timidamente i primi articoli che riguardavano i fermi di camion carichi di cani con destinazione Germania, Austria, Svizzera, Belgio. I furgoni, una volta aperti, mostravano scenari allucinanti: cani di ogni età, malati, cuccioli, adulti, ma sempre per la maggior parte meticci, erano stipati al loro interno in modo spaventoso. Senza cibo, acqua, rinchiusi in gabbie in cui neppure potevano muoversi. Coperti di vomito ed escrementi, spaventati, sofferenti, spesse volte sedati e ammucchiati come fascine di legna. Avevano percorso centinaia di chilometri e a volte non erano neppure a metà del tragitto.

Nel lontano 1996 una scoperta agghiacciante: 54 cani sequestrati all'ospedale Erasme
http://www.bairo.info/Erasme.html
Leggete come furono trovati i superstiti mentre attendevano di passare sul tavolo di
laboratorio. Fra i paesi coinvolti naturalmente, anche l'Italia.

I meticci che varcano i confini nazionali sono tanti...tantissimi. Un numero enorme se si aggiungono anche i cani che arrivano da altre nazioni del sud Europa
http://www.bairo.info/giornaledelpopolo2004.html

Intanto una marea di cani spariscono nel nulla...
http://www.bairo.info/cronacatraffici0609.html

Mentre le vagonate di animali continuano ad aumentare
http://www.bairo.info/fontivarie0209.html
http://www.bairo.info/metropolis0507.html

E il nostro Bel Paese è fra quelli che più ne esporta
http://www.bairo.info/metropolis0507.html

Forse qualcuno ancora si domanderà come mai così tanti cani sempre negli stessi Paesi.
Una possibile risposta potete trovarla a questo link
http://www.bairo.info/cronaca_vivisez_alto_adige.html
Un drastico aumento negli ultimi anni degli esperimenti sugli animali......ciò sta a significare che "le cavie" non bastano mai e ci vuole sempre un ricambio immediato.

E' di questi giorni la notizia di un presunto traffico di cani che dall'Italia si dirama verso la Germania.
http://www.bairo.info/ladige110610a.html

Pare anche che fra i coinvolti ci siano delle associazioni animaliste
http://www.bairo.info/city100610.html
http://www.bairo.info/ladige110610b.html

Gli articoli parlano di un ostello provvisorio in una stalla nel trentino in cui i randagi venivano
ospitati per poche ore. I più malati e debilitati sarebbero stati soppressi, mentre gli altri proseguivano il viaggio oltre confine
http://www.bairo.info/ladige100610a.html

Federfauna denuncia un business di 40 milioni di euro
http://www.bairo.info/federfauna100610.html

E punta il dito anche sugli animalisti
http://www.bairo.info/federfauna110610a.html

L'on. Berlato pare non avere dubbi: chi dovrebbe difendere gli animali è messo sotto accusa con denunce pesanti
http://www.bairo.info/federfauna090610.html

Sarà la giustizia a fare il suo corso, per portare alla luce verità scomode che, se avranno un seguito, saranno davvero impressionanti...

Nel frattempo è bene ricordare ciò che accade attorno a noi, soprattutto sui portali di internet e facebook dove incalzano senza sosta appelli di adozione per decine e decine di cani con richieste di staffette e di stalli, o messaggi d'aiuto strappalacrime.
L'informazione comunque è una buona arma che spesso apre la testa della gente, invitandola a riflettere su ciò che tutto questo marasma comporta.
Leggete le testimonianze che trovate a questo link
http://www.bairo.info/mailinglist0610traffici1.html
Qualcuno finalmente ha deciso di aprire uno spiraglio fra le corse in autostrada e le tastiere....persone che hanno toccato con mano una realtà terribile dove non tutto è oro ciò che luccica, ma esistono punti d'ombra che rasentano una drammaticità angosciante
In particolare la testimonianza di Marzia prende vigore per la crudezza delle parole che
vengono riportate. Il mondo lucente delle staffette dunque, comincia a vacillare e dietro il paravento del buon samaritano si nasconde il dolore e la superficialità che porta a morte certa cerature inermi, completamente in balia di personaggi irresponsabili e inutili.

Anche la vicenda della piccola Stella lascia inorriditi
http://www.bairo.info/mailinglist0610traffici1.html
Per lei la sua buona stella le è stata accanto, ma per un solo cane che riesce a salvarsi altre decine
spariscono semplicemente nel nulla.

Questo dunque il vero mondo dei randagi: creature senza nome, trattati alla stregua di cose. oggetti con cui riempirsi la bocca di belle parole che però celano terribili realtà
Internet ormai rappresenta il "male oscuro" dei randagi e non solo: una maglia fitta e appiccicosa si è estesa su tutta l'Italia: i finti animalisti si confondono con le persone che hanno ancora il credo antico di salvaguardare gli esseri viventi non umani. Si stava meglio quando si stava peggio...almeno per gli animali è certamente così.Forse una volta c'era meno sensibilità, ma la compassione aveva ancora valore. Un cane randagio viveva una vita dura e faticosa, ma moriva a casa sua, con una ciotola dell'acqua dimenticata vicino alla porta e un tozzo di pane gettato da mani pietose. Ora invece tutto questo è sparito, lasciando spazio a sofisticati "cuori generosi" che con la scusa di salvare animali in pericolo, creano un giro strano e poco
rassicurante...

Non bisogna mai abbassare il livello di guardia poichè l'infamia è in ogni dove: sugli esseri indifesi è più facile far breccia nel cuore della gente che in buona fede cede alla lusinghe di
dubbi personaggi pronti a promettere la salvezza di migliaia di bestiole senza per altro riuscire mai a capire come. Per questo motivo la sola buona fede non serve a nulla, anzi, spesse volte fa solo danni poichè non mostra mai la realtà e non aiuta a comprendere il problema.
E a pagarne le spese alla fine, sono solo gli animali.

ti deporto a fare un giro

COMUNICATO ENPA 15 GIUGNO 2010

DEPORTAZIONI DI ANIMALI ALL'ESTERO. L'ENPA CONSEGNA 10MILA FIRME AL SOTTOSEGRETARIO MARTINI

Sono circa 10mila gli italiani che hanno firmato la petizione "Ti deporto a fare un giro", promossa dall'Enpa contro il fenomeno delle finte adozioni e delle deportazioni all'estero di cani e gatti italiani. Le firme sono state consegnate questa mattina dal presidente nazionale
dell'Enpa, Carla Rocchi, al Sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. Sono infinitamente grata al sottosegretario Martini, ha dichiarato Carla Rocchi - per l'impegno che ha voluto assumere affinché sia posta fine a ogni forma di deportazione di massa di animali d'affezione. L'iniziativa dell'Enpa, oltre ad avere ottenuto una positiva risposta da parte delle istituzioni, ha avuto il merito di portare alla luce questo fenomeno, finora quasi sconosciuto al grande
pubblico. Ogni anno sono numerosi i furgoni, i camion e perfino gli aerei che partono da ogni regione d'Italia trasportando oltre confine animali d'affezione italiani - diretti principalmente in Germania, Svizzera e Austria, dei quali, una volta giunti a destinazione, si perdono le tracce. Animali privi di documenti, dunque, presi in carico da semplici prestanome che poi acconsentono a spedirli oltre confine con l'unico obiettivo di alimentare un lucroso commercio. Spesso si tratta di randagi raccolti per strada o di finte adozioni; merce gratuita all'origine che acquista valore non appena arriva a destinazione. Il loro prezzo, eufemisticamente definito rimborso spese può arrivare anche a 350-400 euro. Questo traffico non riguarda soltanto i trovatelli, ma anche gli animali di proprietà: alcuni sottratti durante la consueta passeggiata, altri invece ceduti dai loro stessi proprietari, per i quali sono ormai diventati un peso.
Cuccioli o adulti, sani o malati; non fa differenza. Molti di loro, purtroppo, non giungeranno mai a destinazione: sfiniti dal viaggio, moriranno nel chiuso di un portabagagli o nella stiva di un aereo. Ad alimentare il lucroso commercio di esseri viventi, a volte, rischiano di contribuire le
stesse autorità comunali, per le quali le deportazioni all'estero rappresentano talvolta un vero e proprio surrogato delle politiche di contenimento del randagismo. (15 giugno)

domenica 6 dicembre 2009

traffico di cuccioli nel fermano

Cuccioli in condizioni penose
Denunciati tre ucraini; trasportavano piccoli animali di razze pregiate.
Erano tenuti in penose condizioni igienico-sanitarie, completamente bagnati e sporchi dei loro stessi escrementi

Montegranaro (Fermo), 5 dicembre 2009 - Scoperto dai carabinieri a Montegranaro, nel Fermano, un traffico internazionale cani razze pregiate. Tre cittadini ucraini sono stati denunciati. La scoperta è stata fatta dai militari durante un servizio di prevenzione sul territorio. Un furgone, di nazionalità ucraina, con a bordo tre persone, è stato fermato e perquisito. In due gabbie metalliche di piccole dimensioni, sono stati trovati 8 cuccioli, 4 di razza Buldog inglese e 4 di razza Shar Pei, che sarebbero stati venduti nel nostro paese a un prezzo nettamente inferiore a quello del mercato corrente.I cuccioli, che erano accompagnati da falsa documentazione sanitaria e identificativa, erano tenuti in penose condizioni igienico-sanitarie, completamente bagnati e sporchi dei loro stessi escrementi. Dagli accertamenti, è emerso che i cani, di pochi mesi di vita, provenivano dall’est europeo ed erano destinati al mercato clandestino locale. I tre risponderanno di maltrattamento di animali e uso di atto falso. I cuccioli sono stati affidati a una idonea struttura di Fermo dove sono stati curati.

venerdì 3 luglio 2009

INTERROGAZIONE AL GOVERNO SULLE DEPORTAZIONE DI CANI ALL'ESTERO

INTERROGAZIONE AL GOVERNO SULLE DEPORTAZIONE DI CANI ALL'ESTERO
Animaleanimali 2 LUGLIO 2009

INTERROGAZIONE AL GOVERNO SULLE DEPORTAZIONE DI CANI ALL'ESTERO
Sulla base della petizione formulata dall'Enpa

L'On. Gianni Mancuso appreso della petizione presentata dall'ENPA (Ente Nazionale Protezione
Animali) relativa al problema delle esportazioni (anzi deportazioni) di animali (cani e gatti specialmente) verso il Nord Europa attraverso un raggiro della Legge ha proposto al Governo un atto ispettivo per dare un segnale forte all'esecutivo nazionale.
Questo commercio illecito, nascosto sotto la falsa facciata delle adozioni di animali all'estero,
nasconde in realtà una speculazione sulla pelle dei poveri animali che passano di mano in mano sino in alcuni casi a diventare cavie per i laboratori del Nord Europa in quei Paesi dove la legislazione non è così restrittiva come la nostra.
"Un grazie sentito all'ENPA che ha riproposto all'attenzione nazionale un problema di costante attualità, ma che spesso passa inosservato ai più" afferma il parlamentare veterinario "ho voluto rimarcare questo problema c on una interrogazione parlamentare e che, unita alla petizione dell'ENPA, faccia pressione sul Governo affinché certe malsane pratiche vengano fermate per sempre" conclude l'On. Mancuso.

INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE
On. Gianni Mancuso
Per sapere, premesso che
Da anni si assiste ad un rituale sotto che rischia di passare inosservato: camion, furgoni, alcune volte aerei, partono dal nostro Paese per località estere (Germania ed Austria in testa) carichi di cani e gatti abbandonati ed in alcuni casi, anche sottratti ai legittimi proprietari;
Si contano a migliaia gli animali raccolti in strada, nei canili o presso privati che non sanno più cosa farsene con la falsa promessa di essere riadottati in altri Paesi;
Questi animali, dopo varie peripezie e false promesse, spariscono nel nulla, inghiottiti da un giro d'affari che coinvolge trafficanti di animali, prestanome e personaggi dalla dubbia moralità;
Adottati nel nostro Paese, gli animali, appena passato il confine, diventano oggetto di un commercio assai vantaggioso: la m erce è pressoché gratuita all'origine (il prezzo che in Germania si chiama "tassa di protezione animale" come quella dei canili pubblici, ed è presentata come rimborso spese) si arriva sino a 350-400 euro per un meticcio qualunque;
Molti Paesi del Nord Europa hanno leggi molto più elastiche in materia di sperimentazione sugli animali;
Molte associazioni animaliste si sono da tempo attivate per combattere questo assurdo vulnus legislativo come ad esempio l'ENPA che ha addirittura avviato una raccolta firme a livello
nazionale;
- Se il Governo intende adottare un regime di stretta sorveglianza verso il fenomeno descritto in premessa;
- Se sia intenzione del Governo voler considerare il fatto di proporre l'affidamento dell'animale esclusivamente al soggetto interessato previa esibizione dei propri documenti;
- Se il Governo intenda adottare provvedimenti miranti l'accertamento della rintracciabilità del
soggetto affidatario dell'animale.

giovedì 2 luglio 2009

TI DEPORTO A FARE UN GIRO


BASTA DEPORTAZIONI ALL'ESTERO!

Sono anni e anni che furgoni, camion e perfino aerei trasportano cani e gatti in Germania, ma anche in Svizzera, in Austria, e di lì negli altri Paesi del Nord Europa.

Sono ormai centinaia di migliaia, milioni di animali, raccolti in strada, nei canili o presso privati che non sanno più cosa farsene, prelevati durante un'uscita da casa… cuccioli o adulti, anziani o malati al punto di non poter reggere il viaggio. Radunati febbrilmente, con una ricerca massiccia e ostinata.
Partono dall'Italia, dalla Spagna, dalla Grecia, dai Paesi balcanici, dall'Europa orientale, dalla Russia, dalla Turchia, dall'Africa del Nord, dall'Asia… tutti convogliati verso i paradisi del Nord, con la promessa di un giardino, di un sofà bianco, di una famiglia amorevole.
Tutti adottati?!

A scadenze fisse e frequenti, carichi di cani e gatti partono da ogni regione d'Italia. Cittadini stranieri - sempre gli stessi - li prendono in affido presso i canili, cittadini italiani - sempre gli stessi - collaborano con loro come prestanome, procurandosene con ogni mezzo, qualche volta nell'illusione di dare loro un avvenire migliore. Spesso gli animali vengono intestati a persone ignare, inesistenti, perfino decedute… Spesso partono senza documenti.
E finiscono in una rete di altri canili e di stalli, prima in Italia… e poi all'estero. Alcuni appaiono offerti in siti web, e presto scompaiono, come tutti gli altri, nel nulla. Controlli seri? Impossibili oltre confine, in Paesi che per di più, come la Germania e la Svizzera, non hanno un'anagrafe canina pubblica…
Ma perché tante organizzazioni private grandi e piccole, che si definiscono “di protezione degli animali”, prelevano tanti animali all'estero con viaggi frequenti e costosi, quando anche in Germania i canili sono pieni, quando lì e in tutti i Paesi - tranne che in Italia - vige la soppressione?

Adottati nel nostro Paese, gli animali, appena passato il confine, diventano l'oggetto di un commercio assai vantaggioso: la merce è gratuita all'origine, o costa soltanto un po' di mangime, di ciotole, di coperte…
Il prezzo in Germania? Si chiama “tassa di protezione animale” come quella dei canili pubblici, ed è presentata come rimborso spese… fino a 350-400 euro per un meticcio qualunque, grande o piccolo, cucciolo o anziano, sano o malato. Il guadagno è garantito, tanto più che la propaganda negativa sull'Italia che queste organizzazioni lanciano presso il pubblico medio frutta molto altro denaro.
I nostri animali sono venduti. A chi e perché?
Non tutti sanno quanto la legge tedesca di tutela degli animali sia elastica in materia di sperimentazione… Ma a noi basta sapere che, una volta divenuto merce, l'animale perde ogni diritto alla tutela, qualunque sia la sua destinazione. E che ci si fa beffe della Repubblica italiana e delle sue leggi.

L'Italia ha le leggi più avanzate d'Europa in materia di tutela degli animali. Ma non è senza colpe. L'abbandono e il randagismo affliggono tutto il Paese. Troppi Comuni e troppe ASL sono ancora inadempienti rispetto ai loro obblighi di tutela e di vigilanza. Così, il rimedio è semplice ed economico: eliminare il problema chiudendo gli occhi sulla deportazione all'estero degli animali in soprannumero.
Nel 1993 la circolare del Ministro della Sanità Garavaglia dava direttive per impedire le deportazioni. Nel 2001 la circolare del Ministro Veronesi indicava i controlli sugli affidi come parte integrante del benessere degli animali. Questa circolari sono tuttora in vigore, e sono vincolanti per ogni dipendente del Ministero della Salute. Ma molte ASL non le rispettano.
Nel 2003 il Regolamento Europeo 998 stabiliva che i movimenti non commerciali di cani e gatti nel territorio dell'Unione implicano che gli animali non siano destinati alla vendita né al passaggio di proprietà. Ma chi finge di prendere per sé un animale e lo vende all'estero non lo rispetta.
Alcuni Paesi mediterranei hanno emanato disposizioni severe per far cessare le finte adozioni e la deportazione dei loro animali. Anche in Germania le autorità stanno aprendo gli occhi. Ma L'Italia è il fanalino di coda.

L'ENPA, la più antica associazione italiana di protezione degli animali, ha deciso di combattere questa battaglia di civiltà. Per rispettare la sua vocazione. Per salvaguardare la dignità del nostro Paese. Per costringere le istituzioni a compiere il loro dovere. Per educare i cittadini alla prevenzione, unico rimedio contro il randagismo e le sue conseguenze nefaste.
L'ENPA lancia una petizione per chiedere al Ministero della Salute di intervenire una volta per tutte contro questo squallido e illegale mercato. Firmiamo tutti, perché nessuno possa più tradire la fiducia dei nostri animali più sfortunati.

http://www.enpa.it/it/iniziative/deportazione/firma.html

http://www.enpa.it/it/iniziative/deportazione/modulo.pdf

CLANDESTINI A 4 ZAMPE

BERGAMO NEWS 29 GIUGNO 2009

Li allevano in Ungheria, poi li spediscono in Italia stipati su furgoni o nei bagagliai delle auto. Molti muoiono durante il viaggio, chi sopravvive viene acquistato a 50 euro e rivenduto a un prezzo dieci volte superiore.
Un business da 300 milioni di euro l'anno.
Il fenomeno ha preso piede anche a Bergamo.
Clandestini a quattro zampe, la tratta dei cuccioli dell'Est

BERGAMO - "Non vendiamo cani, solo accessori. Però se le interessano ho qualcosa in casa... Aspetti un attimo". La negoziante scompare nel retrobottega e riaffiora dopo un minuto con due cuccioli in braccio. "Questi costano 600 euro, sono bellissimi, un affare: sono nati in Italia, garantito. E' tutto regolare".
Di regolare però c'è poco, a cominciare dal fatto che, come sottolinea il dottor Paolo Antoniolli, direttore del Dipartimento di prevenzione veterinaria dell'Asl di Bergamo, "i negozi di toelettatura e accessori per vendere animali debbono disporre di locali adeguati, le cui
caratteristiche consentano di rispettare anche le condizioni di benessere animale, e debbono essere autorizzati Da sottolineare inoltre che non è possibile commercializzare cani che abbiano meno di 60 giorni di età e non ancora iscritti all’anagrafe canina informatizzata previa
identificazione mediante microchip". Eppure, basta varcare la soglia di un noto negozio di Bergamo per vedersi offrire cuccioli piccolissimi.
"Questi hanno meno di due mesi, sono tenerissimi". Costo, circa 500 euro.
Il mercato dei cuccioli è un business che fa gola. Spese ridotte e guadagni enormi, anche perché ormai il grosso della "merce" ha una sola origine, quella terra di nessuno che è diventata l'Europa dell'Est.
La tratta dei cuccioli parte soprattutto dall'Ungheria, dove le bestiole vengono allevate in modo intensivo e senza le necessarie precauzioni sanitarie. Tolti prematuramente alla madre e imbottiti di antibiotici, vengono caricati su furgoni o stipati nei bagagliai in condizioni igieniche impossibili e poi spediti in Italia. Molti muoiono durante il tragitto, i negozianti comprano quelli che sopravvivono per 50 euro e li rivendono a prezzi almeno dieci volte superiori, spacciandoli per cuccioli nati dalle nostre parti. I documenti non ci sono, o se ci sono risultano falsificati. Il microchip non corrisponde quasi mai al "passaporto" europeo previsto per gli animali importati.
Basta un giro tra gli addetti del settore per capire che il fenomeno, seppure ammesso a mezza voce, interessa anche Bergamo. "Ormai quasi tutti i negozi di animali fanno arrivare i cani dall'est - dice una commessa di una bottega di toelettatura - meglio rivolgersi a un allevamento serio oppure a privati che ti mostrano i genitori del cucciolo". E una negoziante di accessori aggiunge: "Meglio chiedere a un veterinario, dei commercianti non mi fiderei troppo...".
Dietro la tratta dei cuccioli c'è un giro d'affari che, secondo i dati della Lav (Lega antivivisezione) sfiora i 300 milioni di euro l'anno.
"Questi cuccioli non sempre sono accompagnati dai documenti - spiega il dottor Antoniolli - Non sono sottoposti a vaccinazioni e il rischio è che portino in Italia malattie malattie virali come la gastroenterite emorragica e il cimurro. Spesso, per le condizioni in cui sono cresciuti o sono stati trasportati, vanno incontro a una mortalità precoce. Per tutelarsi, l'acquirente deve sempre chiedere a chi vende il certificato di iscrizione all'anagrafe canina. Da considerare anche
il fattore età: un cane importato legalmente dev'essere stato già sottoposto a vaccinazione antirabbica, che viene inoculata dopo tre mesi di età. Prima di essere esportato, poi, devono passare almeno altri 21 giorni dalla vaccinazione". A conti fatti, un cucciolo non potrebbe arrivare in Italia prima dei 4 mesi d'età. Ma nella realtà le cose vanno diversamente.
Dall'Ungheria arrivano soprattutto carlini, beagle, west higland. Razze pregiate e costose, che garantiscono margini di guadagno elevatissimi ai negozianti senza scrupoli. A conferma indiretta del traffico illecito, ci sono i dati relativi al commercio pulito: secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute i cani e gatti importati legalmente in Italia nel 2006 sono stati 21.442, 26.397 nel 2007 e dal gennaio all'’aprile 2008 sono stati appena 951. Un calo vertiginoso motivato proprio dalla crescita vertiginosa del mercato nero, che permette di far soldi sulla pelle dei poveri cani.

COME TUTELARSI
Il passaporto è obbligatorio
I cuccioli arrivano dall'Est in modo clandestino, in condizioni impossibili.
I documenti spesso non ci sono, oppure sono falsificati. Solo nel 2% dei casi i cani hanno il "passaporto" in regola.
Ecco tutto quello che bisogna chiedere per evitare fregature.

Secondo le informazioni in possesso della Lav, la Lega anti vivisezione, molti cuccioli arrivano dall'Est in piena clandestinità, senza la documentazione necessaria per essere movimentati a fini commerciali all’interno dell’Unione Europea. Il Regolamento (CE) n.998 del 26 maggio 2003 relativo alle condizioni di polizia sanitaria applicabili ai movimenti di carattere non commerciale di animali da compagnia che modifica la direttiva 92/65/CEE, istituisce l'’obbligo del passaporto europeo per i cani, i gatti e i furetti provenienti dall’estero, secondo quanto disposto dalla Decisione 2003/24. Il passaporto per animali domestici deve riportare i dati
anagrafici dell'animale, il numero del microchip, l'’attestazione della vaccinazione antirabbica e deve essere rilasciato da un veterinario abilitato dall'’autorità competente.
I cuccioli destinati alla vendita devono inoltre essere muniti di un certificato rilasciato da un
veterinario autorizzato attestante, a seguito di un esame clinicoeffettuato 24 ore prima della partenza, la buona salute e l’'idoneità ad affrontare il trasporto. Altro requisito fondamentale per essere movimentati è il certificato TRACES (Trade Control and Expert System) (1) per tutta la partita (Regolamento 599/2004/CE e Decisione 2003/803/CE). Il certificato, timbrato e corredato della firma di un veterinario autorizzato a ciò dal paese speditore, deve sempre essere in originale, in doppia lingua e comunque sempre nella lingua del paese di destinazione, con indicazione della data e dell’ora di partenza, il numero e la tipologia di animali (d'’allevamento o da compagnia) e il numero del passaporto. Se alcuni cuccioli viaggiano sprovvisti di questa documentazione, altri sono trasportati con documenti di viaggio
falsi o contraffatti. Molti muoiono durante il viaggio, a causa delle condizioni impossibili che devono sopportare.
Secondo un sondaggio della FNOVI (Federazione Nazionale Ordine Medici Veterinari Italiani),
la documentazione che viaggia con gli animali è considerata corretta solo nel 2% dei casi, verosimile nel 13%. La maggior parte (85%) degli animali da loro visitati è identificata con microchip, ma nell’'80% dei casi non c’è corrispondenza con i dati registrati sul passaporto.

lunedì 29 giugno 2009

TRAFFICI DI CANI: IL CASO DEL CANILE DI ASSISI



mercoledì 17 giugno 2009
CANILE, PARTE UNA RACCOLTA DI FIRME

Iniziativa dell’Enpa e dei consiglieri del Pd rivolta al sindaco perché intervenga il Comune. Viene richiesta un’ordinanza “protettiva” contro traffici sospetti.

ASSISI17.06.2009 CORRIERE DELL'UMBRIA

Una raccolta firme promossa dall'Ente nazionale protezione animali e dai consiglieri del Pd Claudio Passeri e Claudia Travicelli rivolta ai cittadini di Assisi, Bastia, Bettona, Cannara e Valfabbrica per chiedere al sindaco di Assisi, quale capofila del consorzio fruitore dei servizi del canile comprensoriale di Ponterosso, un'ordinanza di regolamentazione degli affidi che si ispiri alle circolari dei ministri della salute Veronesi (2001) e Garavaglia (1993). La raccolta firme prende spunto dalla prospettata partenza di 40 cani, un terzo di quelli attualmente presenti nella struttura, da parte di soggetti di nazionalità tedesca, per i quali la Asl avrebbe dato parere favorevole inoltrandolo al Comune di Assisi il quale ha chiesto parere ai sindaci degli altri Comuni ed ad al servizio sanità animale della Regione. Al sindaco è arrivata - da Bastia e Valfabbrica - la richiesta di un incontro urgente per discutere sia della ventilata gestione da parte della Pro Animale, sia per l’affido dei 40 cani, mentre - prima delle elezioni - il sindaco di Cannara ha deliberato negativamente sia per l'affido dei 40 cani, sia per la ventilata gestione della Pro Animale. Nella raccolta firme, in particolare, si chiede a Ricci di emanare un’ordinanza che tra i punti irrinunciabili contenga - tra le altre cose - che l’affido sia effettuato solo al diretto interessato e che sia limitato solo alle persone fisiche residenti nel territorio regionale, salvo eccezioni da valutare. Più in generale, l’ordinanza dovrebbe ispirarsi alle circolari emanate dal Ministero della Salute, tuttora in vigore e vincolanti per le Asl, nelle quali si identifica il benessere dei cani randagi anche “nelle attività dirette al loro affidamento e al relativo controllo” (Veronesi) e si stabiliscono criteri atti ad evitare affidi che possano immettere animali in un circuito di traffici, ad affidare gli animali soltanto all'interessato che si presenti personalmente e ad instaurare il massimo controllo sulle garanzie di buon trattamento da lui fornite (Garavaglia)


PETIZIONE
AL SIGNOR SINDACO DEL COMUNE DI ASSISI
AI SIGNORI SINDACI DEI COMUNI DI
BASTIA UMBRA, BETTONA, CANNARA, VALFABBRICA

L’Ente Nazionale Protezione Animali
I Consiglieri del Comune di Assisi Claudio Passeri e Claudia Maria Travicelli
I sottoscritti cittadini dei Comuni di Assisi, Bastia Umbra, Bettona, Cannara, Valfabbrica, Comuni consorziati nella fruizione dei servizi del Canile comprensoriale

CONSIDERATO che la legislazione italiana protegge e tutela gli animali d’affezione tramite leggi nazionali e regionali e in particolare: 1) i cani dei privati e dei canili devono essere tutti identificati e rintracciabili tramite iscrizione all’anagrafe canina regionale (l. 281/1991, l.r. 19/1994, o.m. 6.8.2008) 2) i cani ricoverati nei canili non possono essere soppressi né destinati alla sperimentazione (l. 281/1991, l.r. 19/1994);
CONSIDERATO che il Ministero della Salute ha emanato negli anni circolari, tuttora in vigore e vincolanti per le ASL, nelle quali si identifica il benessere dei cani randagi anche “nelle attivita' dirette al loro affidamento e al relativo controllo” (circolare Veronesi, 2001) e si stabiliscono criteri atti ad evitare affidi che possano immettere gli animali in un circuito di traffici (come affidi plurimi, affidi per conto terzi, affidi fuori del territorio o addirittura all’estero), ad affidare gli animali soltanto all’interessato che si presenti personalmente e ad instaurare il massimo controllo sulle garanzie di buon trattamento da lui fornite (circolare Garavaglia, 1993);
CONSIDERATO che la legislazione europea sui movimenti a carattere non commerciale degli animali da compagnia prescrive che cani e gatti possano espatriare dopo i tre mesi di età, soltanto se accompagnati dal proprietario o da persona da lui incaricata e se non siano destinati alla vendita o al trasferimento di proprietà, e che per ciascun proprietario non possano espatriare più di cinque animali (Regolamento Europeo 998/2003);
CONSIDERATO che animali d’affezione trasferiti dall’Italia in altri Paesi europei come Austria, Germania e Svizzera perdono ogni tutela da parte della legislazione italiana, in particolare sono esposti alla soppressione e all’uso per sperimentazione e, non esistendo in quei Paesi anagrafe canina pubblica, risultano di fatto in larga parte non rintracciabili;

CONSTATATO che i cittadini riferiscono che dal Canile comprensoriale di Ponte Rosso in S. Maria degli Angeli da molti anni vengono effettuati, sotto i loro occhi, trasporti periodici di cani in furgoni verso l’estero (specialmente in Germania e Austria), solitamente nei giorni festivi dei fine mese;
CONSTATATO che tali prelievi e trasporti sarebbero effettuati per conto di organizzazioni straniere, benché i cani figurino adottati da persone fisiche che risultano nel tempo intestatarie di una grande quantità di animali;
CONSTATATO che tali organizzazioni straniere hanno evidentemente un rapporto privilegiato con il Canile, dal momento che gli orari d’apertura non ne consentono una normale frequentazione da parte dei cittadini e scoraggiano quindi le adozioni locali;
CONSTATATO che ai cittadini trovatisi sul posto alla partenza dei furgoni sono state date spiegazioni vaghe, quando non menzognere;
CONSTATATO che a cittadini italiani è stata negata l’adozione di cani col motivo di una “prenotazione” da parte di tali organizzazioni straniere;

CONSIDERATO che gli animali finirebbero non già presso le famiglie degli adottanti, ma in altri canili di proprietà di tali organizzazioni o presso stalli organizzati, per essere ceduti probabilmente dietro pagamento;
CONSIDERATO che tale sistematica razzia umilia la coscienza dei cittadini e la dignità delle istituzioni, e vanifica gli investimenti di denaro pubblico faticosamente destinati all’applicazione delle leggi, trasformando le strutture di prevenzione del randagismo in comodi depositi e relegando gli amministratori dei Comuni nel ruolo offensivo di subalterni fornitori di merce;
CONSIDERATO che l’immagine che la città di Assisi promuove di sé come “Città Serafica”, luogo di vocazione civile e di rispetto e amore per gli animali, in omaggio alla tradizione francescana di cui si fa portavoce presso i mezzi di comunicazione, risulta gravemente danneggiata a causa di tale fenomeno e che da ciò potrebbe venire danno alla città tutta;
CONSIDERATO che i Sindaci dei Comuni consorziati sono i proprietari e i tutori legali degli animali ospitati nel Canile comprensoriale di Ponte Rosso

CHIEDONO

al Sindaco di Assisi, in qualità di Sindaco del Comune capofila del consorzio fruitore dei servizi del Canile comprensoriale
ai Sindaci dei Comuni consorziati

di emanare, sull’esempio dei regolamenti già elaborati per la tutela dei loro animali da altri Comuni italiani, quali Empoli, Lecco, Milano, Ravenna, Vittoria (RG), S. Lazzaro di Savena (BO), di emanare una

ORDINANZA DI REGOLAMENTAZIONE DEGLI AFFIDI

che preveda i seguenti punti irrinunciabili:

- l’affido è limitato alle sole persone fisiche residenti nel territorio regionale, salvo eccezioni da valutare in funzione della possibilità di controlli diretti;
- l’affido è gratuito;
- l’affido è effettuato al solo diretto interessato, che provi con documenti originali la propria identità e residenza e sottoscriva la dichiarazione di mantenere presso di sé l’animale con garanzia di buon trattamento;
- l’affidatario si obbliga a non cedere il cane ad altri se non dopo due anni, salva la necessità debitamente dimostrata e valutata dal Comune e dal referente per la struttura, con assunzione degli stessi impegni da parte del nuovo proprietario. In caso di difficoltà o eventi negativi, l’affidatario può effettuare rinuncia alla proprietà restituendo il cane alla struttura;
- l’affidatario si obbliga a comunicare immediatamente alla ASL, al Comune e al referente per la struttura ogni cambio di residenza o domicilio, ai fini della garanzia della sua rintracciabilità;
- una sola persona fisica non può prendere in affido più di due cani in tre anni, salvo eccezioni da valutare da parte del Comune e del referente per la struttura, in funzione del corretto mantenimento degli animali;
- non può essere effettuato un nuovo affido alla persona fisica che abbia rinunciato in precedenza alla proprietà di un cane, salvo il caso di restituzione per difficoltà inerenti alle caratteristiche del cane e richiesta di un cane più adatto all’affidatario, secondo valutazione da parte del Comune e del referente per la struttura;
- l’affidatario si obbliga a sottostare a controlli della presenza del cane presso il suo domicilio e delle sue condizioni di mantenimento; in caso di esito negativo, il cane sarà ripreso dalla struttura;
- tutte le condizioni d’affido e gli obblighi dell’affidatario debbono essere riportati nell’atto di affido e sottoscritti dall’affidatario stesso;
- l’affido è comunicato entro sette giorni al Comune che darà il suo parere vincolante, in difetto del quale l’affido è nullo e il cane è ripreso dalla struttura.


tratto da traccediverse.blogspot.com
venerdì 12 giugno 2009 TENTACOLI SULL’UMBRIA

Chi si rivede, la Pro Animale. O meglio, chi finalmente emerge col suo nome, e con la protervia di chi sa di disporre di denaro (cosa davvero non frequente per un’associazione di protezione animali…) e di appoggi (quali?), da una scena dietro la quale finora si era tenuto con discrezione accorta e mano ferma…
La Pro Animale che, sotto lo slogan “La miseria degli animali non conosce confini”, possiede una rete enorme di punti di raccolta e smistamento (in una sola direzione) dal Nord al Sud, dall’Ovest all’Est europeo e fino in Asia.
La Pro Animale che ha rilevato (per forza: era nei patti) il famigerato canile di Panza ad Ischia. Quello per il quale la Procura di Napoli sta per mandare sotto processo, per esportazione illecita di animali, un bel po’ di gente tedesca e italiana. Quello da cui partivano carichi di cani che facevano tappa, guarda un po’, al rifugio della Pro Animale ad Assisi… cani che per l’80% la polizia non è riuscita a ritrovare (e non tiriamo fuori le foto, s’il vous plaît).
La Pro Animale che è sotto inchiesta nel Baden-Württemberg, dove le Autorità hanno chiuso il suo rifugio di Hornberg e dove pesa sul suo capo l’accusa di importazione di animali a scopo di commercio.
La Pro Animale che con la Tierschutzliga in Deutschland (inquisita a sua volta nella Renania-Palatinato per non aver rivelato cosa fa delle cospicue offerte) lavora di conserva sul più che famigerato canile di Tuoro… Ricordate il bel servizio della giovane giornalista di Umbria TV? Buffo… dopo quell’uscita, la giornalista ha scoperto d’essere sorvegliata, e ha riconosciuto targhe tedesche e persone…
La Pro Animale che ora vuole in prima persona l’orribile canile comprensoriale di Assisi, poco più di cento cani, gestito finora da una cooperativa assai compiacente (che aria di déjà vu), una parte nuova molto decantata ma buona per inscatolare gli animali, e dal quale si vorrebbero far partire subito in allegria ben quaranta cani in un colpo… verso favolose adozioni, s’intende.
Provate ad andare sul sito della Pro Animale: http://www.pro-animale.de/ . Si apre con san Francesco, e come ti sbagli? San Francesco è una fissazione per i tedeschi, la casalinga di Solingen si commuove subito. Una buona parte delle organizzazioni tedesche di import-export di animali si pubblicizza con san Francesco o con Assisi. Che bel colpo andare direttamente alla fonte, e creare una bella rete di monopolio sull’Umbria verde, sull’Umbria santa.
Oggi l’immagine di san Francesco è quanto di più zuccheroso: la predica agli uccellini la trovate su tutti i portapenne e i posacenere in vendita nei negozi di souvenirs. Non è vero niente. San Francesco non era affatto zuccheroso. E non predicò agli uccellini, ma agli uccelli rapaci: e con l’aiuto degli onesti, di là dove ci vede, potrebbe anche tagliare le ali a quelli che oggi svolazzano avidi senza confini.

LA DIFFIDA INOLTRATA DELL'ENPA DI PERUGIA
ANTICIPATA VIA FAX
- Alla Regione Umbria - Servizio Sanità Animale PERUGIA
- All’ASL n. 2 - Servizio Veterinario BASTIA UMBRA
- Al Sig. Sindaco del Comune di ASSISI
- Al Sig. Sindaco del Comune di BASTIA UMBRA
- Al Sig. Sindaco del Comune di BETTONA
- Al Sig. Sindaco del Comune di CANNARA
- Al Sig. Sindaco del Comune di VALFABBRICA

e p.c.

- All’on. Francesca Martini – Ministero della Salute ROMA
- Al Comando Carabinieri per la Tutela della Salute ROMA
- Al Sig. Prefetto PERUGIA
- Al N.A.S. Carabinieri PERUGIA
- Alla Procura della Repubblica PERUGIA


OGGETTO: Nuova gestione canile comprensoriale Ponte Rosso e trasferimento 40 cani all’estero


L’Ente Nazionale Protezione Animali è venuto a conoscenza dell’intenzione del Comune di Assisi, capofila del consorzio di Comuni fruitori del canile comprensoriale di Ponte Rosso, di stipulare a brevissimo termine una convenzione per la gestione del canile suddetto con la Pro Animale für Tiere in Not e. V., presieduta da Wothke Johanna, con sede centrale a Uetzing - Bad Staffelstein (Baviera, Rep. Federale Tedesca).

Fa presente che:
- la Pro Animale non è iscritta all’Albo Regionale delle associazioni per la protezione degli animali, requisito indispensabile ai sensi della L. R. 19/1994 art. 10 comma 2 e art. 12;
- la Pro Animale, presente sul territorio con un rifugio privato in loc. S. Rufino Campagna (Assisi) gestito da Winterling Sabina, sotto la veste dell’adozione da parte di persone fisiche (usualmente Wothke Johanna e Winterling Sabina) preleva da anni cani dalla regione e da fuori regione, da canili, da privati e dalla strada, per trasportarli poi in altri canili della Pro Animale stessa in Austria e in Germania;
- il rifugio della Pro Animale situato a Hornberg (Baden-Württemberg, Rep. Federale Tedesca), con il quale la Pro Animale di Assisi dichiara collegamenti, è stato chiuso dalle Autorità locali e la Pro Animale è attualmente oggetto di inchiesta da parte delle suddette Autorità per maltrattamento di animali, falsificazione di registri e importazione di animali dall’estero (Europa e Asia) a fini di commercio;
- è in corso presso la Procura di Napoli un’inchiesta a carico sia della locale ASL sia della Fondazione Anne Marie Ernst, espressione della Pro Animale recentemente assorbita nella Pro Animale stessa, che le è subentrata apertamente nella gestione del canile privato di Panza (Ischia), per esportazione illecita di animali; è accertato che nei fatti oggetto dell’inchiesta il rifugio della Pro Animale di Assisi ha avuto la funzione di luogo di tappa per i carichi di cani diretti da Ischia in Germania;
- sembra essere costume della Pro Animale, ove si prospetti la possibilità della gestione di un canile, proporre convenzioni con richieste bassissime, facilmente appetibili ma palesemente incompatibili con un corretto benessere degli animali, tali anzi da sconcertare e suscitare sospetti sugli scopi della gestione; tale è la procedura che la Pro Animale sta seguendo nei confronti dei Comuni di Ischia dopo il suo recente ingresso col proprio nome ufficiale sull’isola, tale è la procedura che si sospetta fortemente voglia seguire nei suoi contatti con il consorzio dei Comuni fruitori del canile comprensoriale di Ponte Rosso.

Per tali ragioni l’Ente Nazionale Protezione Animali

D I F F I D A

dal procedere alla stipula di tale convenzione e dall’autorizzarla.


In rapporto con i fatti succitati, l’Ente Nazionale Protezione Animali è venuto a conoscenza del fatto che la Cooperativa Sopra il Muro, attuale gestore del canile comprensoriale di Ponte Rosso, ha richiesto alla USL2 dell’Umbria, Area dell’Assisano, parere favorevole all’affido di 40 cani ospiti del canile a soggetti di nazionalità tedesca: cani dei quali, in nome di una pretesa prenotazione da parte di persone evidentemente mai presentatesi presso il canile – e in vista di una progettata esportazione – si starebbe rifiutando l’affido a cittadini del luogo.

Fa presente che:

- le norme del Regolamento Europeo 998/2003 (movimenti a carattere non commerciale di animali da compagnia) prevedono: che l’espatrio dell’animale avvenga solo in compagnia del proprietario o di persona da lui incaricata (e quindi che il proprietario non sia divenuto tale per delega, men che meno con la presentazione da parte di terzi della fotocopia di un documento d’identità, ma abbia preso personalmente in affido un animale specifico); che l’animale non sia in alcun modo destinato alla vendita o anche al semplice passaggio di proprietà; che un solo proprietario non possa avere intestati più di 5 animali, a meno di non far passare il trasporto sotto la categoria del commercio; che sia vietata l’esportazione di cuccioli di età inferiore ai tre mesi;
- i cani debbono essere tutti regolarmente dotati di passaporti, ciascuno dei quali sia riferibile espressamente a un cane specifico e a un proprietario corrispondente, e la vaccinazione antirabbica richiesta per l’espatrio deve essere regolarmente effettuata per ogni cane un mese prima dell’espatrio;
- il canile comprensoriale di Ponte Rosso, così come altri canili della zona, è soggetto non solo a prelievi usuali da parte della Pro Animale, ma ad incursioni periodiche di altre organizzazioni tedesche consociate, appoggiate da collaboratori e prestanome locali, che, con il consueto espediente dell’adozione da parte di persone fisiche, prelevano gruppi di cani da ogni canile in modo da costituire carichi da smistare in canili privati e stalli tedeschi e da cedere dietro pagamento, procedendo così gli adottanti a finte adozioni e gli affidanti a finti affidi in deroga ad ogni prescrizione di legge;
- gli animali figurano solitamente affidati a gruppi ristretti e ricorrenti di persone, talché gli stessi individui finiscono per figurare intestatari di un gran numero di animali. Nel caso della Pro Animale, a Wothke Johanna e a Winterling Sabina si affianca Ferenc Zlatka, titolare del rifugio della Pro Animale di St. Radegund (Austria).
- nel caso presente, poiché è giunta all’Ente Nazionale Protezione Animali una segnalazione secondo la quale nell’ampliamento del canile comprensoriale non si sarebbe tenuto conto delle dimensioni minime di box e recinti previste dall’Accordo Stato-Regioni 6/2/2003 in materia di benessere degli animali da compagnia, come recepite dalla Regione Umbria, si aggiunge il sospetto che tale drastico prelievo (40 cani su poco più di 100), già di per sé sconcertante oltre che lontano da ogni corretta e trasparente concezione dell’affido, e progettato inoltre nell’imminenza della ventilata nuova gestione, miri a voler adattare il numero degli animali al numero e alle dimensioni dei box, o anche a stabilire un verosimigliante equilibrio fra il numero degli animali e le eventuali basse richieste dell’aspirante gestore.
- al difuori del caso specifico, i cani sono trasferiti in Paesi nei quali la legislazione non garantisce loro gli stessi diritti che in Italia: in particolare vige la soppressione e non esiste un’anagrafe canina pubblica, talché gli animali, trasferiti in canili e poi a destinazioni non rese note, risultano di fatto in larga parte irrintracciabili.

Per tali ragioni l’Ente Nazionale Protezione Animali

D I F F I D A

dal procedere a tale sedicente affido di massa e dall’autorizzarlo.

Distinti saluti.

Paola Matrigali Tintori
Presidente Sezione ENPA Perugia

CORRIERE DELL'UMBRIA 21 GIUNGO 2009

Assisi (PG) - Chiesti un incontro con il vicesindaco per concedere l'affidamento di Ponte Rosso ad altri soggetti
Canile: "No alla gestione ai tedeschi"
I consiglieri Travicelli e Passeri e l'Enpa "Non c'è iscrizione all'albo"
Lucia Pippi

Assisi (PG) - Il canile continua a far discutere soprattutto per quanto concerne l'affidamento della struttura all'associazione tedesca. Ancora non è stato definito niente da parte
del Comune per questo aspetto particolare. Non c'è stata alcuna richiesta firmata o ufficiale ma solo accordi verbali tra l'associazione e l'amministrazione. Un accordo che si basa però, su
determinati presupposti che al momento non sono stati ancora chiariti.
Intanto continua il botta e risposta tra l'Enpa e la Pro Animale, l'associazione tedesca che dovrebbe prendere in gestione il canile. In base alle dichiarazioni della Pro Animale tutto sembrerebbe in regola.
Ci sarebbe l'iscrizione al registro delle associazioni, ci sarebbe anche la voglia di lavorare per gestire la struttura nei migliori dei modi. Le adozioni in Germania, almeno secondo quanto afferma nella replica la Pro Animale, sarebbero dettate proprio dal garantire ai cani una migliore sistemazione rispetto a quella che potrebbero avere qui.

La stessa cosa che secondo le dichiarazioni già accade nei loro rifugi sparsi in tutta Italia. Ma l'Enpa e i consiglieri comunali del pd Claudia Maria Travicelli Claudio Passeri hanno rifiutato con due note distinte. "Con richiesta scritta abbiamo domandato alla Regione dell'Umbria copia dell'Albo Regionale delle Associazioni di Protezione animali, nell'albo non risulta assolutamente che la Pro Animale sia iscritta, il tutto è documentato e verificabile negli appositi uffici regionali. Accettando così la posizione dell'Enpa - affermano i consiglieri del Pd - inerente la non iscrizione all'albo regionale da parte della Pro Animale i sottoscritti Consiglieri ribadiscono il grande consenso dei cittadini dimostrato nella raccolta firme per richiedere l'ordinanza al Sindaco, inoltre vogliono rimarcare le preoccupazioni che gli stessi cittadini hanno esposto anche in questa occasione." Ma il discorso di Travicelli e Passeri va oltre.
Soprattutto riguardo al discorso della gestione e dell'esportazione dei cani verso la Germania. "Per chiarire la posizione equivoca dell'amministrazione comunale di Assisi, con il Sindaco e vice sindaco posizioni diverse, abbiamo chiesto un incontro urgente al vicesindaco Bartolini per verificare : la possibilità di raggiungere un accordo condiviso per eliminare definitivamente il rischio di trasferimento dei 40 cani verso la Germania ed evitare che ciò si riproponga. Ma non
solo. Chiediamo infine di valutare la gestione del canile di Ponte Rosso di Assisi ad una Associazione che risponda ai requisiti di legge."

***
Va avanti la petizione per le adozioni degli animali

Assisi (PG) - Sul canile di Ponte Rosso, intanto è iniziata una raccolta firme e una petizione da presentare ai Comuni che fanno parte del comprensorio che fa capo a questa struttura per raccogliere gli animali. Si tratta dei sindaci di Assisi, Bastia Umbra, Cannara, Bettona e Valfabrica. Ai primi cittadini di queste città viene chiesto di fare in modo di vietare tramite un'ordinanza che le adozioni degli animali che arrivano al canile vengano fatte fuori dall'Umbria. Questo garantisce un maggior controllo sugli animali e sul loro futuro in modo
da poter anche controllare lo stato di salute degli animali in qualsiasi momento come prevede una circolare del ministero della Salute che si occupa proprio di questa materia. Una petizione che ha già incontrato molti favori tra la popolazione.

CORRIERE DELL'UMBRIA 27 GIUGNO 2009

Levata di scudi per il canile.
Secondo Menzel della Izt: “Espatriare gli animali significa spesso farli sparire”.
Legambiente lancia un appello ai sindaci: “Mai all'’estero”.

ASSISI (PG) - (fla.pag.) - Il canile di Ponterosso non vede mobilitati solo i cittadini di Assisi che a breve dovranno aderire ad una raccolta firme, ma anche numerose associazioni italiane (Legambiente) e straniere (Internationaler Zusammenschluss für Tierschutz, Izt) che sono
intervenute sulla vicenda, lanciando un appello ai sindaci dei Comuni d'ambito affinché i cani non vengano portati all'estero e soprattutto perché ci si preoccupi soprattutto del benessere degli animali. "La circolare Veronesi - spiega Giorgia Belforte, responsabile del Circolo
Legambiente Sibilla Aleramo - sottolinea la necessità di accordare gestioni di rifugi non al miglior offerente in senso economico ma riferendosi soprattutto alla garanzia del benessere degli animali non tralasciando di puntualizzare la priorità delle attività dirette al loro affidamento e al relativo controllo”. “Assurdo - continuano - quindi pensare che animali italiani, varcando i confini della nostra nazione, possano avere riscontro su quanto sopra citato. La circolare Garavaglia, invece, metteva in luce l'opportunità di non cedere cani conto terzi ma direttamente alla persona interessata limitando addirittura all'occorrenza il numero degli animali affidati ad ogni individuo od ente. Vorremmo ricordare che tali circolari sono tutt'ora
in vigore, augurandoci che le decisioni dei sindaci interessati e soprattutto dei responsabili della Regione Umbria, vogliano prendere in seria considerazione la legislazione nazionale indirizzando le proprie scelte nel fine comune della tutela degli animali". Dalla Germania
arriva invece la testimonianza di Gabriele Menzel della Izt. Sebbene lì il problema siano i gatti, "importati in gran numero dall'estero, ma le nostre autorità non vogliono pagare per le sterilizzazioni ed il numero dei Comuni che impone il divieto di dare cibo per farli morire di fame è in continuo aumento", non mancano punti dolenti per quanto riguarda i cani, "che - come i gatti - accalappiati e denominati animali trovati e, come da legge, tenuti per un certo periodo nei rifugi affinché il proprietario possa ritrovarli”. “Trascorso tale periodo - continua l’'associazione tedesca - gli animali possono essere ceduti in adozione o vengono trasferiti in altri rifugi: poiché non esiste l'obbligo di
registrazione né un'anagrafe canina nazionale, gli animali spariscono.
Consiglio urgentemente a tutti gli amanti degli animali di non mandare gli animali all'estero con superficialità, poiché in questo modo perdono il diritto di sapere se l'animale va incontro ad un futuro buono o cattivo"



Spariscono nel nulla oltre 300.000 cani!
Le domande sono: cosa è accaduto a questi cani? Dove sono?

numeri stimati:

- Ca. 30.000 a 50.000 cani vengono venduti nei mercati settimanali belgi e nella zona di frotniera polacca e ceca. Se si considera una percentuale molto alta di decessi, il 50% entro i due mesi dall'acquisto, resta un incremento reale della popolazione canina che va dai 15.000 ai 25.000.
- Secondo una valutazione fatta nel 2003 e resa pubblica dalla stampa, la Dr. Med. Vet Christa Wilczek, gerente veterinario, direttore settore
per la protezione animale e zoonosi e autrice di libri tecnici, l'importazione di cani fatta dalle associazioni animaliste ammonta a ca. 200.000
animali l'anno. Nel frattempo però sono aumentati drasticamente le associazioni animalsite importatrici, il numero di rifugi pubblici e privati che vi partecipano ed anche il numero di posti di stallo. Si deve quindi considerare un minimo di 350.000-400.000 cani (valutazione di Tierschutz Schattenseiten).

Reale con un tasso di mortalità minimo di 392592,59 cani ci dovrebbe essere un incremento teoretico di 850.025 cani. Da qui quindi un incrementeo teoretico della popolazione canina totale in Germania di ca. 457.432,41 animali all'anno.

Conteggio al contrario : Con una mortalità di massimo 441.666,66 cani c'è un incrementi di 715.000 cani. Quindi in questo caso si ottiene un incremento teorico della popolazione canina totale in Germania di ca 273.333,34 cani all'anno.

Valori teoretici /chiarimento: A molti cani importati, anche a causa dello stresso del trasporto e del nuovo ambiente, si conclama un'infezione che magari era latente. Molti cani importati a causa del loro imprinting e/o loro storia precedente non riescono ad adattarsi al tipo di vita tedesco. Molti di loro , a causa di quante appena detto, vengono qualificati come cani con problemi comportametnali non curabili e soppressi ufficialmente o ufficiosamente. Comunque molti di questi spariscono. Naturalmente questo riduce la "media" della longevità.

La media della longevità si riduce naturalmente anche a causa dell'importazione di cani anziani e malati. Molti animali che hanno subito danni precedentemente in rifugi dei paesi dell'est e del sud, in Germania vivono solo pochi anni.

Non si riescono a trovare dati attendibili medi. Noi riduciamo i dati suddetti riguardo l'incremento teoretico di 150.000 animali l'anno.

Restano quindi 307.432, ma minimo 123.000 cani all'anno, il cui destino non è chiaro e lo rimarrà sempre.


Sembra certo solo che :

· Non vengono soppressi ed eliminati secondo la legge. Un volume di minimo 123.000 corpi di animali l'anno non potrebbero passare inosservati alle ditte di smaltimento e verrbero resi pubblici..
· Non si trovano in rifugi tedeschi, poiché questi ultimi con un volume minimo di 123.000 animali nel giro di un anno sarebbero al collasso.
· Non vengono uccisi privatamente e sotterrati.Un numero di persone così alto non potrebbe farlo e nemmeno esistono tanti terreni privati
· Una parte dei cani viene nutrito con prodotti alimentari normali e non sono registrati. Ma il loro numero non è statisticamente rilevante.
· In Germania spariscono annualmente tra 307.432 e 123.000 cani, pare nel nulla. Si suppone con grande probabilità che la maggior parte di questi cani provenga dalla protezione animale..

Quasi tutti i cani della cosiddetta protezione animale fatta all'estero vengono importati ufficiosamente, spesso illegalmentein Germania. A fronte di una politica non trasparente della politica di importazione ed affido da parte delle organizzazioni per la protezione animale, c'è l'inspiegabile sparizione di un numero che va sino a 307.432 cani all'anno.

Il sospetto sempre più incessante espresso dia associazioni per la protezione animale straniere e da istituzioni statali, che animalisti tedeschi cedono molti dei cani importati a stabulari e facoltà veterinarie, sembra si stia rafforzando. Almeno associazioni protezionisitiche tedesche, a causa del loro modo di agire, non sono in grado né di smentire questo sospetto e né giustificare le accuse. E nemmeno l'invio di lettere di protesta con allegate foto di cani felicemente adottati servono più a qualcosa. Non in questa quantità enorme e ancora meno senza poter dimostrare la provenienza e l'identitò di ogni singolo cane. Ma proprio quest'ultimo gli animalisti non l'hanno. Non se i cani sono stati importati o esportati illegalmente.

Alle associazioni animaliste non resterà altro da fare che cambiare radicalmente il proprio modo di agire a di intraprendere con le autorià piuttosto una comunicazione invece di un confronto Le autorità , se nulla cambia, sono costrette a vietare tutte le esportazioni di animali randagi.

Fonte http://www.tierschutz-schattenseiten.com/

lunedì 6 aprile 2009

CLANDESTINI A 4 ZAMPE

http://www.ilcinofilo.it/NewsPopup.aspx?idmod=1&cid=22&id=142&idart=239

CLANDESTINI A 4 ZAMPE
Questi non sbarcano, e non sono extracomunitari.

I cani clandestini non sono sempre il frutto di commerci senza scrupoli che lucrano trasportano in modo insopportabile cuccioli di razza troppo piccoli e privi delle necessarie certificazioni dai paesi dell'Est.
Esiste anche un fiorente commercio di meticci comunitari!!!!!
Anche qui i cani sono accuratamnte scelti in base al gradimento della gente, ecco alcune tipologie:
Levrieri schiccosi agghindati di collari swaroski, dismessi da cinodromi della Spagna e dell'Irlanda, ma per questi dovrete prepararvi a corrispondere un rimborso spese di almeno 150 euretti, in compenso avrete la visibilità mediatica, vi convinceranno che avete fatto
un'azione meritoria (per i Paesi che se ne liberano) e avrete presto accesso ad un Pet Shop che propone articolini che sono un bijoux!!!!
Il tutto è promosso da un'associazione modenese che nell'ultimo anno ne ha già smerciati almento 800. Complimenti !!!!!
Spagna e Irlanda ringraziano il GACI, che si è inventata questo nuova forma di business
che loro stesse definiscono "chep and chic", pubblicizzando l'iniziativa su riviste cinofile meglio di molti allevatori. L'UVAC sarà daccordo? L'Enci ha mai rilasciato un LIR per il coursing di
questi levrieri pensionati? Altri clandestini sono i meticcetti di piccola taglia importati dalla Romania con l'aiuto dell'ANTA Onlus.
Solo cagnetti piccoli, quelli che più facilmente trovano gradimento in famiglia, quelli meno impegnativi insomma. Beh, che dire, dalla Romania arriva di tutto chissa da dove vengono le cremine viso corpo e le maschere anticellulite, le felpe con cappuccio e le t-shirt che trovi
nel Pet Shop della stessa Anta Onlus che corredano l'eventuale adozione aumentando il business con prodotti che altrimenti dovresti fare la fatica di acquistare in negozio o in profumenria.
Sempre rumeni sono i cani introdotti in Friuli dal canile di Villotta.
Curioso è il fatto che ogni cane esposto in foto sia contrassegnato da un microchip del
quale non c'è traccia nel data base dell'Anagrafe Canina Nazionale.
Saranno già in Italia i cani o vengono spediti solo dopo la prenotazione?
L'UVAC, ente preposto alle autorizzazioni delle importazioni commerciali di cani dall'estero non credo conosca queste realtà.
Forse fa differenza se l'importatore è un commerciante certificato o un'opera di carità!!!
A noi pare che si sia persa la bussola. Chi si occupa di randagi e gode di agevolazioni, compreso il 5x1000 della fiscalità generale dovrebbe svolgere attività non lucrative di utilità sociale.
L'utlità sociale dovrebbe essere quella del paese che la concede, con tutti i randagi che le associazioni animaliste lamentano vagabondare per le strade del nostro centro-sud, tuonando contro le importazioni di cani di razza dagli stessi paesi dai quali si riforniscono anche loro, a noi pare ci sia un briciolo di contraddizione, se non proprio malafede. Sarebbe auspicabile adoperare le forze per risolvere il problemi di casa nostra, senza importarne altri, ma questo forse non sarebbe più un business.
Fortuna vuole che la Germania sia invece un Paese molto sensibile e ospitale per i cani senza un padrone. A fronte delle importazioni ispano-irlando-rumene, il bilancio dell'import-export del cane fantasia ha poi un saldo positivo.
Dati non del tutto precisi, ma attendibili, dicono che attraverso le adozioni internazionali molte Onlus, tra cui la meritevole Zampa Onlus, inviano ogni anno qualche migliaio di cani che
poi in parte troviamo sui siti di adozione tedeschi (la sorte degli altri non è conosciuta).
In Germania il vantaggio c'è, il meticcio ha un prezzo, da 150 a 350 euro l'uno, costa poco quindi e il proprietario è orgoglioso di aver fatto la buona azione e non ha tutte le seccature della crescita del cucciolo, con tutte le spese veterinarie che questa comporta comporta, vaccini, visite, mangimi speciali ecc. La geriatria è noto che ha costi inferiori alla pediatria, in questo momento di crisi mondiale anche sul possesso dei cani la gente è molto attenta al risparmio!!!!
Le persone che adottano gli sfortunati cagnolini, entrano poi a far parte della grande "famiglia animalista", che, chiedendo piccole cifre, molto lavoro gratuito, con una certa insistenza e
frequenza, produce un sacco di iniziative interessanti sia per la politica che per la propria visibilità.
Il business del randagismo e degli scambi internazionali evidentemente rende, perchè mai se no, chiederne il monopolio?
Il business è talmente profiquo che in 300 piazze troverete una petizione a firma LAV, che le consorelle Onlus animaliste condividono, che, con un titolo di forte richiamo invita la gente a firmare contro la tratta dei cuccioli dell'est, ma alla fine, (quelle righe che il distratto firmatario di solito non legge e non sa), c'è la richiesta di moratoria per l'allevamento e la vendita di animali d'affezione (i nostri naturalamente).
Crediamo sia urgente e necessario controllare queste attività, verificarne gli introiti e ridiscutere cosa debbe considerarsi socialmente utile per godere dei vantaggi e dello status di ONLUS: Organizzazione Non Lucrative di Utilità Sociale. Noi ne apprezziamo solo il danno che le nostre economie subiscono, ne denunciamo pubblicamente i lati oscuri e pretendiamo che luce sia fatta.
AACI

traffici




Vada per la proposta "provocatoria" Sindaco Tarantino altrimenti detto ci verrebbe da pensare che i suoi incubi notturni le lasciano segni tangibili in pensieri diurni. A fronte comunque di tutti i suoi ragionamenti economici si è dimenticato di un particolare, anzi due: il controllo "vero" che un'amministrazione deve perseguire nei confronti dei proprietari di animali d'affezione e il loro inserimento in una banca dati che guardi caso ha il nome di anagrafe canina e la riscossione delle sanzioni elevate nei confronti di coloro che, possedendo animali, non li hanno regolarmente iscritti.
Lo sa che a volte non occorre attendere i detentori di animali per inserire i microchip ai quattro zampe? Non lo sa che esiste un termine specifico quale il censimento che consiste in un reale ed effettivo controllo e conteggio degli animali che vivono nelle case dei suoi concittadini? Non lo sa che il Corpo dei Vigili Urbani deve vigilare oltre che per rilevare illeciti sul traffico anche per quello che riguarda possesso di quattrozampe non regolaremnte dichiarati? Se un attimo coloro che, come Lei, svolgono un ruolo determinante nel contesto dell'amministrazione di un nucleo urbano, rivolgessero il proprio pensiero alla primaria necessità per sconfiggere il randagismo quale è il controllo della popolazione canina dei propri abitanti, vedrà che il suo canile avrà un decremento notevole di presenze. Si ricordi anche che i cittadini sono coloro che abbandonando il proprio
animale non identificato non fanno altro che aumentare le spese del proprio Municipio e se devono un attimo soffrire per ottenere altre agevolazioni o prestazioni, spieghi loro che il tutto dipende proprio da loro. Non bisogna mai darla troppa vinta a quanti, non rispettando la Legge, se la ridono tra le proprie mura certi che nessuno giungerà mai ad incolparli di aver provocato randagismo.
Giorgia, Civitanova Marche

venerdì 20 marzo 2009

Ancora sui traffici

Nuovi aggiornamenti per quanto riguarda il nostro viaggio
nei meandri dell'inferno.

http://www.bairo.info:80/bresciaoggi0309.html
Esiste un presunto traffico di cani e gatti randagi destinati ai laboratori di vivisezione europei in particolar modo in quelli tedeschi.
Non sono parole del nostro Gruppo, ma di un'altra associazione del nord, per la precisione nella provincia di Brescia, che ha raccolto circa 400 firme da inoltrare alle istituzioni tedesche.
L'allarme ormai è generale. In tanti si stanno accorgendo che qualcosa non quadra, con le adozioni oltre confine continue e incessanti.
Leggete l'articolo, l'ennesimo appello a prestare grande attenzione, poichè questo fenomeno è ai massimi livelli....

Nel 2006 venivano rinvenuti 39 cani stipati in 14 gabbie, tra l’altro non tutte adatte al
trasporto degli stessi ma addirittura di conigli e simili ed in condizioni di estremo sfinimento e sofferenza. Cani di varie razze e taglie, alcuni dei quali in età avanzata, destinati a finire chissà dove e come, trasportati con un mezzo inadatto allo scopo in quanto privo di sistemi di aerazione e troppo piccolo per il numero di animali trasportati.
http://www.bairo.info:80/arezzocronaca0309.html
In questo caso la persona fermata ha pagato per il maltrattamento a cui ha costretto i cani, stipati all'inverosimile. Le bestiole sono poi state adottate sul territorio e la responsabile è stata riconosciuta colpevole, in quanto le disgraziate creature viaggiavano in maniera indegna, tanto che due di loro sono morte. Uno dei tanti viaggi da incubo che percorrono a livello serrato la penisola, a cadenza quasi quotidiana e le cui vittime non incontrano la fortuna di essere scoperte.

Ogni anno vengono esportati clandestinamente dall'Italia almeno 150 mila cani con l'espediente di false adozioni private all'estero. Vanno perlopiù destinati ad una sorte spaventosa: i laboratori di vivisezione o le industrie che producono abusivamente cibo per animali
http://www.bairo.info/fontivarie0209.html
Dati che farebbero impazzire chiunque possieda un minimo di sensibilità: cani e gatti che varcano i confini italiani per finire la loro triste vita in luoghi in cui i gironi dell'inferno dantesco sono ancora un paradiso.

La giustificazione è sempre la stessa: vengono adottati "in paesi più sensibili" dei nostro, come la Svizzera per esempio......una nazione davvero tanto più sensibile dell'Italia.
Volete un esempio di tutto questo "amore"??????
http://www.bairo.info/tioch0309.html
http://www.bairo.info/tio0309.html
Una gattina impallinata........una cornacchia decapitata a cui sono state amputate le zampe: gesti di "normale amore"
per gli animali non trovate? Del tutto simili a quelli che avvengono nel nostro Bel Paese e in tutti gli altri posti del mondo!!!!

La realtà è un'altra purtroppo: i randagi per molti sono solo merce. Solo ed esclusivamente oggetti da vendere al miglior offerente. Un inferno per centinaia di migliaia di cani e gatti di cui nessuno si interessa mai in modo approfondito e su la cui pelle girano tanti soldi.
L'ennesimo viaggio nei meandri di un incubo che non conosce fine, ma che sembra quasi ingigantito e perfezionato. Una macchina di sofferenza e morte che non accenna a fermarsi. Solo umani che sanno riflettere e ragionare possono impedire che questo orrore continui.
Stampate e diffondete il volantino che trovate a questo link
http://www.bairo.info/volantinotraffici.pdf
Non bisogna mai abbassare il livello di guardia poichè l'infamia è in ogni dove: sugli esseri indifesi è più facile far breccia nel cuore della gente che in buona fede cede alle lusinghe di dubbi personaggi pronti a promettere la salvezza di migliaia di bestiole senza per altro riuscire mai a capire come. Per questo motivo la sola buona fede non serve a nulla, anzi, spesse volte fa solo danni poichè non mostra mai la realtà e non aiuta a comprendere il problema. E a pagarne le spese alla fine, sono solo gli animali.

Bairo & Staff

ricordiamo a tutti l'importanza di aderire al
messaggio che trovate sul sito di Bairo alla pagina http://www.bairo.info/messaggi.html avente come oggetto:animali: import-export

Per aderire al messaggio sopra elencato basterà compilare il modulo di adesione con nome, cognome e città.

giovedì 5 marzo 2009

PETIZIONE CONTRO I TRAFFICI

BRESCIA OGGI 3 MARZO 2009

PALAZZOLO (BS).
Una petizione sottoscritta da 400 persone e inviata al governo tedesco
invita a far luce sul presunto traffico di animali per esperimenti di laboratorio

«I randagi bresciani rischiano la vivisezione»
«Gli amici dell’Arca di Noè» chiedono di indagare sul boom di adozioni dicani sull’'asse Italia-Germania

Giancarlo Chiari

Palazzolo (BS) - Un appello alle istituzioni tedesche, un altro alle autorità sanitarie e alle forze dell’ordine della nostra provincia. Da Palazzolo parte una campagna contro il presunto traffico di cani e gatti randagi destinati ai laboratori di vivisezione europei ma anche e soprattutto
tedeschi. Un traffico illecito e crudele che, sospettano gli animalisti, avrebbe profonde radici anche nella nostra provincia.
IN POCHI GIORNI QUASI 400 persone hanno firmato una petizione che chiede un giro di vite nei controlli sulle adozioni internazionali di cani e gatti e una collaborazione fra gli investigatori italiani e tedeschi.
«Alcune inchieste su presunti traffici di animali randagi venduti all’'estero per diventare cavie di laboratorio - spiegano Vittoria Gandossi e Giacomina Tagli presidente del gruppo Gli amici dell'’Arca di Palazzolo che ha promossola petizione - si sono arenate davanti all’'impossibilità di stabilire esattamente la destinazione di cani e gatti partiti dal Bresciano alla volta della Germania. I magistrati non hanno mai ritenuto opportuno richiedere rogatorie internazionali, eppure questo tipo di accertamento potrebbe a nostro parere scoperchiare un fenomeno illegale».
UFFICIALMENTE I CANI in partenza da Brescia vengono ceduti in adozione a famiglie tedesche. «Ma sinceramente non si capisce perchè la Germania dovrebbe importare dall’'Italia animali da compagnia randagi, spesso in cattive condizioni di salute - continua Vittoria -: è legittimo dunque sospettare che in qualche caso l’'adozione nasconda un destino atroce per i
quattrozampe». Un sospetto rafforzato dall'’anomala legge tedesca in materia di vivisezione che
autorizza esperimenti solo su animali provenienti dall'’estero.
Da queste considerazioni ha preso l’'appello bilingue inviato alle autorità sanitarie, alle forze dell’ordine, ai giornalisti e alla segreteria della cancellerie tedesco Angela Merkel. «Vi chiediamo - si legge nella lettera firmata da 396 persone - di scoprire dove finiscono questi
cani disgraziati che nessuno vuole adottare in Italia. Ci dicono che voi amate molto i cani e che avete canili bellissimi, ma noi temiamo che dietro queste sedicenti adozioni si nasconda un vasto commercio di animali per la vivisezione».
Contestualmente, l'’associazione animalista si appella alla magistratura bresciana affinchè «prenda in seria considerazione un’indagine nel mondo delle adozioni sospetti di cani ospiti di rifugi e centri di accoglienza».